Huawei presenta a Bruxelles il libro bianco sul 5G

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5G (Getty Images)
5G (Getty Images)

Il colosso cinese ha presentato il suo libro bianco sulla sicurezza del 5G in Europa, e punta proprio al Vecchio Continente per recuperare i miliardi di perdite dovuti alla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina

“Prima di Huawei, non c’era mai stata una tale discussione sui temi della sicurezza informatica in Europa, noi l’abbiamo catalizzata”. Per Mika Lauhde, vice presidente per la sicurezza informatica di Huawei in Europa, la diffidenza nei confronti del colosso cinese è anche un’opportunità di confronto, in un percorso volto al rafforzamento delle infrastrutture per le telecomunicazioni. O almeno questo è il messaggio che è stato fatto passare durante un incontro nella sede dell’azienda a Bruxelles, dove è stato presentato alla stampa il primo Libro bianco di Huawei sulle reti 5G.

In realtà il rapporto in questione non è nuovo, ed è in circolazione da marzo. Ma ripetere giova, soprattutto quando l’occasione serve anche a presentare un canale YouTube rivolto ai bambini, oltre al nuovo sito web esclusivamente pensato per l’Europa. La strada per Osaka – questo il nome dell’evento trasmesso in streaming su Twitter – è comunque lastricata di buone intenzioni, e punta ad abbattere la diffidenza europea verso le tecnologie asiatiche, a lungo alimentata dagli Stati Uniti.

Non è strano che il colosso cinese faccia la corte al Vecchio Continente, soprattutto nel momento in cui la sua credibilità viene continuamente messa in discussione da Washington. Meno di un giorno fa, l’ambasciatore statunitense alla Commissione Europea, Gordon Sondland, ha dichiarato in un’intervista a Euractive: “L’America non può stringere legami forti su sicurezza, intelligence e tecnologia, con l’Europa, a meno che l’Ue non tagli i legami con il gigante tecnologico cinese Huawei e abbracci ‘l’industria occidentale delle telecomunicazioni’”. Una posizione assolutamente chiara, e in linea con la politica di boicottaggio delle tecnologie asiatiche da parte dell’amministrazione Trump, da anni impegnata a denunciarne il collegamento con il governo di Pechino.

Ma indirettamente, Lauhde risponde proprio a quanti accusano l’azienda di voler controllare le reti 5G per poterle in qualche modo spiare: “Non siamo noi a gestire la rete ma gli operatori, che ne mantengono il controllo”, e prosegue: “I nostri tecnici non sono all’interno: noi forniamo componenti e apparecchi tecnologici e siamo lì se serve aiutare per l’implementazione. Nessuno è in grado di utilizzare questi strumenti per acquisire informazioni, che venga dall’est o dall’ovest”. Così ogni accusa è respinta al mittente, i cui allarmi sono giudicati più come uno strumento di condizionamento commerciale, “assolutamente normale nel contesto di una corsa tecnologica”.

Ma ad avere la peggio finora è stata proprio Huawei, che prevede di perdere 30 miliardi di dollari di entrate nei prossimi due anni a causa della messa al bando imposta dal governo nordamericano. “Ci sono sempre stati problemi in questo ambito, e sempre ne avremo. Personalmente sono deluso del fatto che, per la prima volta, privacy e cybersecurity siano state utilizzate come strumenti di una disputa commerciale”, precisa Lauhde. “Ma saremo in grado di compensare queste perdite, che non possiamo negare di aver subito, facendo uno sforzo maggiore con l’esportazione dei processori e la realizzazione di un nuovo sistema operativo”, e conclude: “Siamo stati colpiti dai danni collaterali di una disputa tra Stati Uniti e Cina, ma non l’abbiamo iniziata noi, e di certo non saremo noi a chiuderla”.

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