C’è un’inchiesta sui presunti fondi russi alla Lega

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(foto: Michele Tantussi/Getty Images)

Lo scoop giornalistico di BuzzFeed su una presunta trattativa tra uomini russi non meglio identificati e tre italiani, tra cui Gianluca Savoini, stretto collaboratore di Matteo Salvini, avviata con l’obiettivo di finanziare la Lega con fondi illegittimi, non ha colto di sorpresa i giudici di Milano. Secondo Agi, la procura indaga già da cinque mesi sul caso, e l’ipotesi di reato sarebbe corruzione internazionale.

L’inchiesta sulla Lega Salvini

L’inchiesta sarebbe stata aperta a febbraio, dopo la pubblicazione di un lungo articolo dell’Espresso a firma di Stefano Vergine e Giovanni Tizian che per primi avevano scritto di incontri segreti tra uomini di Vladimir Putin e collaboratori del ministro dell’Interno e approfondito il tema nell’opera Il libro nero della Lega.

Il procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e i pm Sergio Spadaro e Gaetano Ruta del dipartimento reati economici transnazionali, che si stanno occupando delle vicenda, avrebbero già sentito alcune persone. Al momento, non si conosce l’identità degli interrogati e non si sa se tra di loro ci sia anche Gianluca Savoini, il presidente dell’associazione culturale Lombardia Russia ed ex portavoce di Salvini che, secondo BuzzFeed, avrebbe partecipato a un incontro il 18 ottobre scorso al Metropolitan Hotel di Mosca “per negoziare i termini di un accordo per inviare milioni di dollari frutto dei proventi del petrolio russo al partito di Salvini, attraverso un canale segreto”.

La risposta politica

I capigruppo del Pd Graziano Delrio e Andrea Marcucci hanno annunciato che nei prossimi giorni presenteranno una proposta di legge per istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta affinché si faccia chiarezza sul caso. “Se il capo della Lega, ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, come affermato in queste ore, dice di essere estraneo alla vicenda emersa dalle inchieste giornalistiche e di ‘non aver preso un rublo da Mosca’ dovrebbe essere il primo a volere questa commissione”, si legge nella nota pubblicata dai parlamentari.

Marcucci, questa mattina, si è anche scontrato con la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati. L’alta carica dello stato aveva giudicato “inammissibile” la richiesta, presentata dal Pd, di interrogare Salvini sul caso. “Il Senato non può essere essere il luogo del dibattito che riguarda pettegolezzi giornalistici”, si era giustificata con una definizione eufemistica Casellati. “Io ho ammesso in passato interrogazioni, comprese quelle sulla Lega. Qui non possiamo discutere di questioni che non hanno nessun fondamento probatorio”.

Secondo Marcucci, la presidente ha abdicato alla sua funzione super partes e assunto “un atteggiamento gravissimo che impedisce al Pd, ma anche agli italiani, di sapere verità su questa vicenda”.

E Salvini?

Il ministro dell’Interno ha definitoridicola” la richiesta del Pd di istituire una commissione d’inchiesta e continua a negare di aver mai ricevuto finanziamenti dalla Russia o da altri donatori esteri. “Tutte parole e blablabla. Ho querelato in passato [chi ha detto il contrario], lo farò domani e dopodomani”. Su quest’ultimo punto, il leader del Carroccio, è stato parzialmente smentito. Il direttore dell’Espresso Marco Damilano ha detto in un’intervista a Repubblica: “I vertici della Lega una denuncia contro l’Espresso l’hanno presentata, parlando di ‘incessante campagna diffamatoria’Citano diversi articoli ma non quello sulla richiesta di denaro a Putin”.

Il popolo dei social network, intanto, continua a commentare la vicenda con gli hashtag #Legarublona e #altotradimento che, nel momento in cui scriviamo, sono tra i trending topic su Twitter.

 

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