La Francia vota la web tax. E Trump minaccia ritorsioni

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Il presidente francese fa l’occhiolino durante un incontro all’Eliseo (foto.: BENOIT TESSIER/AFP/Getty Images)

L’Ufficio del rappresentante commerciale della Casa Bianca ha deciso di aprire un’indagine sulla web tax che la Francia si appresta a votare in parlamento per colpire le grandi società tecnologiche che fanno affari in Europa. La decisione è stata presa direttamente dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, e si inscrive nello stesso piano di tutela delle compagnie americane sui mercati esteri che ha portato ai dazi e alle sanzioni verso la Cina.

Secondo le dichiarazioni di Robert Lighthizer, che in stretto rapporto con Trump si occupa di questioni commerciali, il provvedimento del governo francese potrebbe portare a una forte penalizzazione proprio di alcuni dei principali colossi tecnologici americani, causando ripercussioni sull’economia del Paese. Per questo, “il presidente mi ha incaricato di indagare sugli effetti di questa legislazione e di determinare se sia discriminatoria o irragionevole, se danneggi o limiti il commercio degli Stati Uniti”, ha dichiarato.

Nella proposta presentata lo scorso marzo dal ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire, si fa riferimento a una tassa del 3% sui ricavi di grandi società di internet come Alphabet, Amazon o Facebook, che fatturano oltre 750 milioni di euro l’anno, di cui 25 milioni in Francia. Nel complesso, la nuova tassa potrebbe portare nelle casse dello Stato francese circa 400 milioni di euro soltanto quest’anno.

Sebbene molte delle compagnie a essere colpite dalla nuova tassa siano effettivamente americane, l’imposta sarà applicata in maniera uguale a circa una trentina di società, tra cui ci sono anche aziende cinesi, tedesche, britanniche e spagnole, fanno sapere da Parigi. E l’auspicio è che lo stesso modello possa poi essere diffuso anche in altri Paesi d’Europa dove i big del settore tecnologico fanno affari d’oro.

Ma i vertici degli Stati Uniti non ci stanno, e vogliono essere certi che la misura non vada a colpire ingiustamente soltanto le aziende americane. Ancora Lighthizer chiede ora soprattutto che i Paesi dell’Ocse raggiungano un accordo multilaterale sulla questione delle tassazioni internazionali per le compagnie del settore digitale, così da evitare discriminazioni commerciali.

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