Senza campo, a zonzo per l’Australia tra sbirri e laboratori di metanfetamina

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In Italia Garry Disher è un autore poco conosciuto. Australiano, viaggiatore, dopo aver vagabondato per Stati Uniti, Israele, Sudafrica e nel nostro paese è tornato nella sua patria dove è assai famoso. Ha alle spalle una vastissima bibliografia che spazia dalla crime fiction al young adult, passando per la letteratura per l’infanzia. Qui da noi sono stati tradotti per Marcos Y Marcos, due romanzi crime, L’uomo dragon e Senza campo nei quali compare la stessa squadra di investigatori, Hal Challis, Ellen Destry w Pam Murphy.

Almeno a giudicare da Senza campo, Garry Disher ha qualcosa da spartire con una certa scuola di autori americani i cui romanzi sono calati tutti nell’azione e nei dialoghi e portati avanti da una prosa rapida, come il Victor Gishler de La gabbia delle scimmie o il Joe R. Lansdale della serie Hap & Leonard o Elmore Leonard. Soprattutto l’antefatto che dà il via alla vicenda, un susseguirsi di efferatezze portate avanti da due malviventi a bordo di un’auto. Poi però qualcosa cambia. Il lettore, senza rendersene conto, si ritrova calato in uno scenario inedito. Certo si parla sempre di droga, nello specifico metanfetamina, di consumatori e spacciatori, ma non siamo in Texas, anche se fa caldo e il paesaggio è spesso riarso. Non siamo nemmeno in California, anche se vicino  batte l’oceano. Siamo a Waterloo, Sydney, e per le strade dell’Australia del sud.

Quello che di americano si respira nel romanzo viene gradualmente a mancare ed entriamo in una vicenda complessa, piena di svolte e personaggi, a volte così tanti che fatichiamo a collocarli in un primo momento, ma Disher ha dalla sua uno stile scorrevole che non fa avvertire minimamente il peso della parola scritta, Anzi, sembra quasi che con la complessità della vicenda egli voglia controbilanciare il tocco sovrano della sua penne. E così questo romanzo si legge senza fatica, venendo sballottati dalla trama da un posto all’altro, da un interrogatorio all’altro, percorrendo vari filoni di indagine, prendendosi delle pause in quei passaggi in cui si approfondisce un personaggio, ma senza digressioni psicologiche, piuttosto pennellando scorci biografici, esperienze di vita che lo hanno segnato, e senza rendersene conto si arriva alla fine.

Se un thriller come Senza campo, però, si basasse unicamente sui fatti e sui dialoghi finirebbe col diventare didascalico, come didascalici e noiosi sono i romanzi di James Ellroy successivi al suo ultimo capolavoro, American Tabloid (Sei pezzi da mille e Il sangue è randagio sono tentativi di replicare una magia che non c’è più e la scrittura smette di essere incalzante per risultare ridondante). Invece l’autore è bravo a tenere alta la suspense e il romanzo instaura col lettore quello speciale rapporto in cui si legge presi dalla vicenda, poi si ripone il libro in un angolo per riprenderlo senza fretta ma certi che alla prima riga si ristabilirà la stessa intesa.

Se volete un romanzo thriller che parli di spiagge e surfisti senza essere ambientato a Los Angeles, di laboratori di metanfetamina senza chiamare in causa il Nuovo Messico oppure se semplicemente siete alla ricerca di un buon thriller, Senza campo è la scelta giusta.

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