5 libri per capire come andavamo in vacanza

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(foto: by H. Armstrong Roberts/Retrofile/Getty Images)

Tanti anni prima dei voli low cost, dei cavi degli iPhone dimenticati in albergo, del turismo di massa in luoghi deprecabili, cosa significava andare in vacanza? Il tema della villeggiatura estiva d’antan si può indagare a partire dai classici: di seguito trovate qualche titolo per calarvi nella calura del tempo che fu, da Fitzgerald a Mann.

Carlo Goldoni, Trilogia della villeggiatura 

L’innocente divertimento della campagna è divenuto ai dì nostri una passione, una mania, un disordine”. Ieri come oggi, in vacanza si andava per apparire. Metti che incontri un buon partito… I borghesi veneziani del Settecento (ma la commedia è ambientata nella campagna di Livorno) se ne andavano per qualche mese al fresco, a giocare a carte e a flirtare, per poi tornarsene a casa pieni di debiti: già, perché i vestiti costano, la servitù pure, per non parlare di quando si perde al gioco. Tutto molto divertente, a meno che non sia in fondo un poco tragico.

Francis Scott Fitzgerald, Tenera è la notte

A proposito di tragedie… Non crediate che Francis Scott Fitzgerald fosse sempre in vacanza: passava il tempo a scrivere per fare la bella vita, e fare la bella vita è un mestiere a tempo pieno, finché ti durano i soldi. Sarà per questo che anche quando racconta di gente che si diverte, tutti sembrano irrimediabilmente vuoti e tristi. Ma cosa potrà mai andare storto in un grand hotel sulla riviera francese negli anni Trenta? Ovviamente tutto, cari lettori. Morti, crisi isteriche, duelli, alcolismo, incesto… Per fortuna c’è il lieto fine. Ah, no.

Thomas Mann, La montagna incantata

Per sfuggire al tramonto dell’Occidente non c’è nulla di meglio che ritirarsi in un sanatorio nei monti svizzeri. Tipo per sette anni. Un romanzo gigantesco e ipnotico, che tiene prigioniero il lettore proprio come il protagonista Hans Castorp, che col pretesto di curare la tubercolosi inizierà un viaggio iniziatico in compagnia di strani personaggi. E voi che pensavate che un weekend in famiglia fosse lungo.

William Golding, Il signore delle mosche

Non voglio portare sfortuna a nessuno ma capita che gli aerei precipitino, che sopravvivano soltanto i bambini e che, finiti su un’isola sperduta, debbano arrangiarsi per ricreare una qualche forma di società. Questa è perlomeno la trama del celebre romanzo di William Golding, una piccola distopia primitiva che racconta quanto sia facile passare dalla civiltà alla barbarie, soprattutto dopo un paio di settimane su un’isola paradisiaca isolata dal mondo. Non è proprio un libro sulle vacanze, lo ammetto, ma fateci caso: non sono le vacanze esse stesse una forma di de-civilizzazione? Kyrie, Kyrie, Kyrie Eleison.

 

Alberto Arbasino, La bella di Lodi

Chi non è mai andato in vacanza prima degli anni Sessanta, non sa cosa siano le vacanze: è quello che viene da credere leggendo certi racconti di Arbasino raccolti nelle Piccole vacanze, o questo romanzo di poco successivo che fotografa nel 1960 la promiscuità di classe alla quale si apriva la società italiana negli anni del boom, il tempo di un’estate. Una spiaggia in Versilia, una ragazza adolescente borghese, un meccanico con le braccia grosse: non è un film di Lina Wertmuller ma ci assomiglia.

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