Facebook ha un grosso problema con i gruppi di polizia e forze dell’ordine

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(foto: CHRISTOPHE SIMON/AFP/Getty Images)

Come fa, sbaglia. Si potrebbe riassumere così il percorso di Facebook negli ultimi anni, incapace di tirarsi fuori dalle continue polemiche che colpiscono la società fondata da Mark Zuckerberg. Dalle fake news a Cambridge Analytica, dalla mancata protezione dei dati all’incapacità di distinguere tra la foto di una persona nuda (e quindi da rimuovere) e un’opera d’arte (o una cover dei Led Zeppelin).

Ogni volta che Facebook pensa di aver trovato una soluzione a qualcuno dei suoi problemi, ecco che puntualmente i problemi riemergono sotto una nuova forma. L’ultimo caso riguarda i gruppi che sul social network hanno lo scopo di riunire persone accomunate dalle stesse passioni o dagli stessi interessi. Uno strumento sul quale Facebook – durante l’ultima conferenza F8 – ha affermato di voler puntare sempre di più, rendendo “facile per le persone passare dagli spazi pubblici a quelli più privati”.

I gruppi di Facebook

Circa 400 milioni di utenti di Facebook (su oltre due miliardi complessivi) fanno parte di qualche gruppo. Musica, politica, cinema, fumetti, animali, famiglia e chi più ne ha più ne metta: ci sono gruppi per tutti i gusti, comprese le nicchie più ricercate e alternative. La ragione per cui Facebook sta puntando molto su questi gruppi è facilmente comprensibile. Al riparo dallo sguardo di familiari e colleghi – e alle prese solo con chi si percepisce come proprio simile – le persone si sentono più libere di condividere ciò che piace e postare le proprie opinioni.

Come ormai dovremmo sapere, però, sentirsi completamente liberi di postare tutto ciò che si vuole, senza temere sguardi indiscreti, può avere conseguenze impreviste e in alcuni casi – come quelli divenuti noti negli ultimi giorni – semplicemente intollerabili. Il primo caso ha riguardato il gruppo segreto di cui fanno parte 9.500 agenti della polizia di frontiera statunitense: I’m 10-15 (un riferimento al codice usato per indicare che si è preso in custodia un clandestino), adesso ribattezzato America First.

Il razzismo degli agenti di frontiera

Nel gruppo, secondo quanto riportato per primo in un’inchiesta di ProPublica, l’occupazione principale degli utenti – che sono tutti poliziotti, vale la pena ricordarlo – è postare meme razzisti e sessisti, foto ritoccate della democratica Alexandria Ocasio-Cortez, battute sulla morte dei migranti e altro materiale di questo genere. Lo stesso avviene anche in un secondo gruppo, chiamato The Real Cbp (dove Cbp sta per Custom and Border Protection).

Fonte: ProPublica

La stessa forza di polizia ha fatto sapere di aver aperto un’indagine sugli autori dei post offensivi. Secondo quanto riportato da Vox, però, i massimi dirigenti della Cbp erano al corrente di cosa accadeva in quel gruppo fin dal 2016.

Senza controllo

Ma come ha potuto un gruppo del genere sfuggire all’attenzione di Facebook per così tanto tempo? La ragione sta nella natura privata (in cui si può entrare nel gruppo solo dopo fatto richiesta) o segreta (invisibile alla ricerca e accessibile solo su invito) di questi gruppi. Così, ciò che avviene dentro al gruppo rimane ignoto agli altri utenti di Facebook, che non possono segnalare i contenuti offensivi come avviene in molte altre occasioni.

Ovviamente, il materiale condiviso da questi gruppi è nascosto a tutti tranne che a Facebook, che può utilizzare i suoi filtri automatici e i moderatori umani per rimuovere i contenuti che infrangono le regole. Ma questo sistema ha comunque dei grossi limiti: secondo Recode, circa il 65% dei contenuti che violano le politiche in termini di hate speech viene rimosso prima di essere segnalato dagli utenti. Il che significa che molto di questo materiale sfugge ai controlli automatici e ai moderatori.

Discorsi di odio

Quando si tratta di hate speech, l’intelligenza artificiale ha grosse difficoltà a distinguere tra ironia, sarcasmo, condanne del razzismo e razzismo o sessismo puro e semplice. Mentre per i moderatori non è semplice stare dietro ai milioni di post che i troll di tutto il mondo pubblicano ogni giorno. Fare a meno della collaborazione degli utenti, com’è inevitabile che avvenga nei gruppi privati e segreti, rende insomma i controlli molto meno efficaci.

“Anche se il pubblico generale non può vedere i contenuti di questi gruppi, il nostro sistema di rilevamento è in grado di farlo. Grazie a una combinazione di tecnologia e revisioni umane, rimuoviamo in continuazione molti tipi di contenuti inaccettabili prima che qualcuno possa segnalarli”, ha spiegato Facebook in un comunicato stampa.

Ma è sufficiente cercare “no vax” o “fascismo” su Facebook per rendersi conto di quanti gruppi e contenuti di questo tipo siano ancora diffusi. E lo stesso vale anche per teorie del complotto molto meno innocue della Terra Piatta (per esempio, la famigerata QAnon).

Il caso Italia

Il 10 luglio, però, è emerso un caso che riguarda direttamente l’Italia: la redazione di The Vision ha infatti visionato i contenuti del principale gruppo privato di Facebook popolato da attuali o ex finanzieri (chiamato semplicemente Il Finanziere), che conta 16mila membri ed è stato fondato nove anni fa dal sottoufficiale della Guardia di Finanza Alessandro Capace.

I contenuti presenti in questo gruppo fanno venire la pelle d’oca: minacce di morte dirette contro i migranti, i membri delle ong e i parlamentari del Partito democratico, dopo lo sbarco a Lampedusa delle persone soccorse dalla Sea Watch 3. Auspici di colpi di stato militari in Italia “Sparatela questa bastarda, assieme quelli del Pd”, scrive un utente facendo riferimento a Carola Rackete, la comandante della Sea Watch. “Dovevano aprire il fuoco e farla fuori questa nazista compresi i suoi amici del Pd”, rincara la dose un’altro.

Fonte: The Vision

“Non vedo l’ora che le forze armate perdano la pazienza, quello che ci vuole in Italia è un bel colpo di stato militare per ridare ordine e disciplina”, sostiene un terzo. Al di là del fatto che si sostenga la necessità di un colpo di stato contro l’opposizione e non contro il governo (una tesi abbastanza curiosa), l’aspetto più inquietante è che questi sono pochissimi esempi dei contenuti che The Vision ha trovato postati solo negli ultimi giorni. E a minacciare di morte, ricordiamolo, non sono troll frustrati, ma persone armate che per mestiere dovrebbero proteggere gli altri.

Oltre al razzismo, c’è inevitabilmente anche una buona dose di sessismo, che su questa pagina è stato rivolto anche contro le due turiste americane che a Firenze hanno accusato due carabinieri di stupro. “Ste americane zoccole bugiarde strafatte già le conosciamo”, scrive per esempio uno. Poco importa che uno dei due carabinieri sia stato condannato in primo grado in seguito alla testimonianza del collega (che aveva sentito i “no” urlati da una delle due ragazze).

Quando si parla di contenuti estremi e pericolosi si fa sempre riferimento a Reddit, 4Chan, 8Chan e altri luoghi virtuali in cui la cosiddetta destra alt-right, il suprematismo bianco e altro ancora hanno trovato terreno fertile. Ma per trovare il peggio che le persone hanno da offrire non c’è bisogno di navigare gli angoli reconditi del web: buona parte di tutto ciò avviene direttamente nei gruppi di Facebook. Proprio sotto il nostro naso.

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