Missione Beyond, Parmitano pronto a partire per l’Iss: “Siamo in servizio per tutta l’umanità”

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Luca Parmitano durante l’addestramento a Star City (foto: S. Corvaja/Esa)

Baikonur, Kazakhstan – “Penso che trovare nuove domande possa essere ancora più interessante dello scoprire le risposte”. Bastano poche parole a Luca Parmitano per chiarire perché sarà lui il primo comandante italiano di una missione spaziale, durante la Expedition 60/61.

Sebbene sia impossibile ritenere calmo chi sta preparandosi a uscire dall’atmosfera terrestre – “credo che quello che provo mi si legga in faccia; vedo volti noti fra chi ho davanti e nei loro occhi c’è la stessa scintilla che immagino nei miei” -, l’astronauta siciliano dellAgenzia spaziale europea è concentrato, entusiasta, incisivo. In una parola, pronto. E a poche ore dal lancio che domani lo riporterà sulla Iss, quando in Italia saranno le 18:28, scolpisce in una frase lo spirito della sua missione, ribattezzata Beyond: “Non un traguardo, ma una tappa verso obiettivi spostati sempre più in là”.

Nell’ultima conferenza stampa prima della partenza, tenuta al Kosmonaut Hotel di Baikonur con gli altri membri dell’equipaggio – l’astronauta della Nasa Andrew Morgan e il cosmonauta Alexander Skvortsov di Roscosmos, protetti da un vetro in osservanza della quarantena pre lancio -, Parmitano ha sottolineato l’importanza della conoscenza come “chiave per uscire dalle gabbie costruite dalle proprie paure”. Non è stato solo un modo per evocare l’intensa attività scientifica che nei prossimi sei mesi lo impegnerà in orbita, anche se proprio dagli esperimenti converrebbe partire per comprendere l’importanza di Beyond.

In addestramento al Johnson Space Center della Nasa (foto: S. Corvaja/Esa)

Sono circa 300 quelli previsti, trenta europei del tutto nuovi e sei italiani, commissionati attraverso l’Agenzia spaziale italiana dalle nostre università. “Due – ha spiegato l’astronauta di Paternò – hanno a che fare con la fisiologia: il primo, Acoustic Diagnostics, riguarda le misurazioni dell’apparato interno dell’orecchio. Guidata dall’università di Tor Vergata di Roma con il supporto del Campus Bio-Medico e di Altec, la sperimentazione valuterà eventuali danni del sistema uditivo confrontando i risultati di numerosi test audiologici effettuati prima e dopo la missione. Nutriss indagherà invece come il cibo, che in orbita è modificato, interagisca con un organismo che va adattandosi a un ambiente estremo. L’esperimento, dell’Università di Trieste in collaborazione con la Kayser Italia, proverà a far luce sulla fisiopatologia dei cambiamenti nella composizione corporea durante il volo spaziale a lungo termine, quando il cibo sarà uno dei fattori principali dei nostri viaggi”.

Esperimenti di astrofisica

Anche uno degli esperimenti che potrebbero rendere Beyond una delle più importanti missioni spaziali degli ultimi 20 anni ha una forte componente italiana: “È l’Ams, o Alpha Magnetic Spectrometer, un cacciatore di antimateria e materia oscura che dopo sei anni di lavoro ininterrotto accusa un degrado dovuto all’invecchiamento. Con una grossa partecipazione italiana – tanto che uno dei suoi principal investigator è Roberto Battiston, ex presidente dell’Asi – l’Ams è l’esperimento di astrofisica più importante al mondo e ha già rivoluzionato la nostra concezione dell’Universo, ribaltando o convalidando diverse teorie. Sarebbe importante sfruttarlo ancora, per questo parte della mia missione consisterà in una serie di interventi manutentivi per migliorare l’hardware dello strumento. È un’operazione non prevista in origine e complessa da effettuare durante un’attività extraveicolare”. 

Un’operazione rischiosa, verrebbe da aggiungere ripensando a quella passeggiata spaziale che, a luglio del 2013, per una grave avaria rischiò di costare caro all’astronauta italiano. Ma niente sembra impensierire Astro Luca o il suo equipaggio oggi: “Le nostre divise ricordano che siamo in servizio permanente effettivo. È una cosa che prendo molto sul serio: per me significa lasciare un segno e soprattutto, da comandante, servire i miei compagni per far brillare il loro lavoro e per onorare chi ci ha permesso di fare quel che facciamo. In sintesi, servire tutta l’umanità. Per questo, anche che se faremo molti esperimenti in orbita, mi piace sottolineare quelli che contengono, me lo si conceda, molto uomo, con tutta la sua ingenuità e il suo intelletto.

Durante una simulazione di microgravità (foto: S. Corvaja/Esa)

I riti e le tradizioni

Limiti e tensione a superarli: al di là degli esperimenti, sono tratti profondamente umani che Parmitano evoca a poche ore dal lancio. Ed è significativo che la sua Soyuz si staccherà dalla stessa rampa da dove partì, il 12 aprile 1961, Jurij Gagarin, un altro pioniere dei nostri orizzonti.

A pensarci bene, è la stessa commistione di paura e temerarietà, di vincoli e voglia di andare oltre rivelata dalla liturgia di ogni lancio, una sequela di riti, anche scaramantici, che in prossimità della partenza gli astronauti ripetono da anni: prima di trasferirsi da Mosca a Baikonur, tutti – equipaggio di back up compreso – omaggiano la tomba di Gagarin, sotto le mura del Cremlino, con un mazzo di garofani. Una volta al cosmodromo e onorata la cerimonia in cui vengono issate le bandiere delle nazioni coinvolte nella missione, ogni astronauta pianta, proprio come fece per primo Gagarin, un albero al Giardino dei cosmonauti.

Andrew Morgan, Alexander Skvortsov e Parmitano posano di fronte al mulares dedicato alla Soyuz-Apollo Misssion del 1975 (foto: Andrey Shelepin/GCTC)

Il giorno prima del roll-out, quando trainati da una locomotiva il lanciatore e la navicella Sojuz vengono trasferiti dall’Assembly test building alla rampa di lancio, l’equipaggio visita il Museo del cosmodromo, lasciando la propria firma su una parete dedicata (che a oggi raccoglie 120 nomi); quindi è previsto il passaggio dai cottage di Sergeij Korolëv e Gagarin, quelli, uno accanto all’altro, dove il padre di tutto il programma spaziale sovietico e il primo cosmonauta hanno dormito prima delle missioni.

Infine, prima di partire, l’equipaggio della Expedition 60 si radunerà per guardare Il bianco sole del deserto, film del 1970 sulla guerra civile e manifesto dell’eroismo e dell’abnegazione per una causa suprema. Quindi, la mattina del 20 luglio, ci sarà l’unico momento in cui Parmitano e i suoi compagni di viaggio torneranno in pubblico: al suono de Zemlyane – Trava U Doma, ufficioso inno russo di chi ha a che fare con lo spazio, fuori dal Kosmonaut Hotel saluteranno la folla appena prima di salire sul pullman che li porterà all’edificio 254, a cinque chilometri dalla rampa, per indossare le tute Sokol e iniziare le verifiche finali delle procedure di volo.

Il ready to launch sarà ufficialmente comunicato all’aperto, dal comandante della spedizione alla State Commission, costituita da alti responsabili delle agenzie spaziali partner della Iss. Prima del decollo andrà in scena l’ultimo rituale: una pausa pipì – cui sono esentate le donne– a circa un chilometro dalla rampa, come si racconta abbia fatto, per la tensione, ancora Gagarin poco prima del countdown.

L’equipaggio della Expedition 60 si incammina verso il Gagarin’s Launch Pad di Baikonur (foto: S. Corvaja/Esa)

Sarà possibile seguire la diretta streaming del lancio sulla webtv dell’Agenzia spaziale europea. Il liftoff è programmato per le 21:28, ora locale. La capsula Soyuz Ms-13 di Parmitano, Morgan e Skvortsov si aggancerà alla Iss circa sei ore dopo.

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