Alcuni youtuber hanno deciso di unirsi in un sindacato

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Lo youtuber tedesco Rezo

È risaputo che YouTube è solito cancellare video, o interrompere i proventi derivanti da programmi pubblicitari, spesso senza dare spiegazioni a chi li ha creati. Il fenomeno è noto a diversi youtuber, e alcuni di essi hanno deciso di allearsi con IG Metall, uno dei più antichi e importanti sindacati tedeschi, per dare vita a FairTube, un’iniziativa congiunta per opporsi allo strapotere della piattaforma su cui operano.

Non è la prima volta che gli youtuber riuniscono le forze per tutelare i loro interessi, a dire la verità, dato che l’anno scorso Jörg Sprave, un popolare videomaker tedesco, aveva creato Youtube Union dopo che la piattaforma aveva rimosso alcuni suoi video sulle armi che pure non violavano le regole del servizio. Il gruppo non era però riuscito a imporsi, e ora la palla passa a FairTube.

Non stiamo chiedendo niente che non si possa realizzare. Vogliamo giustizia, trasparenza, vogliamo essere trattati come partner e vogliamo una comunicazione personale, non anonima,ha detto Sprave a Vice.

Youtuber di tutto il mondo, unitevi!

Al momento, come si diceva, YouTube può decidere di rimuovere alcuni video senza dover dare spiegazioni ai creator. La maggior parte di questi contenuti viene cancellata perché viola le norme della piattaforma ma, come sottolinea Engadget, non è raro che vi siano degli errori, anche perché buona parte della moderazione del sito è affidata a bot che agiscono sulla scorta di algoritmi prestabiliti.

I videomaker più famosi possono rivolgersi a uno YouTube Partner Manager e sperare in una retromarcia della piattaforma; quelli più piccoli, invece, spesso non hanno nessuna arma per ribellarsi, né protestare: è il fenomeno della cosiddetta classe media di YouTube, che spesso guadagna, ma non abbastanza per fare dei video sulla piattaforma la sua unica fonte di sostentamento.

FairTube dovrebbe eliminare questa discriminazione e migliorare in generale lo status degli youtuber. Come? I diretti interessati hanno stilato una lista di suggerimenti e hanno dato alla piattaforma quattro settimane di tempo per rispondere. L’ultimatum scade il 23 agosto.

Tra le altre cose, gli youtuber chiedono al sito di pubblicare tutti i criteri in base ai quali i video vengono monetizzati (e demonetizzati); di istituire un comitato indipendente che possa risolvere questo tipo di dispute e di avere la possibilità di contestare le decisioni che li riguardano. Sprave ha detto a Gizmodo che da quando è stata lanciata questa campagna, circa 1200 persone hanno deciso di far parte di Youtube Union e l’accoglienza in generale è stata molto positiva.

Il successo non è garantito ma a far ben sperare il popolo della piattaforma è la possibilità che si ricorra alle vie legali. IG Metall ha infatti messo a disposizione degli youtuber i suoi avvocati e ha minacciato azioni legali nel caso in cui l’ultimatum del 23 agosto scada e la piattaforma continui ad ignorare le richieste.

La condizione degli youtuber

Molti sognano di diventare youtuber e di fare della condivisione e pubblicazione di contenuti il loro lavoro. Solo pochissimi di loro, però, ci riusciranno. Alcuni ricercatori dell’ Offenburg University of Applied Sciences, in Germania, hanno scoperto che il 96,5% di tutti coloro che si definiscono tali non riescono a guadagnare nemmeno quanto basta per vivere sopra la soglia di povertà.

E la situazione non è destinata a migliorare, almeno per ora: nel 2018, la piattaforma ha introdotto alcune restrizioni che hanno fortemente limitato la capacità dei videomaker di arricchirsi. Per guadagnare, i creatori di video devono avere in media più di mille subscribers e chi li segue deve aver visto i loro video per più di quattromila ore negli ultimi 12 mesi. Anche in questo caso, però, non bisogna dormire sugli allori.

L’unico modo per guadagnare davvero con YouTube è quello di utilizzarlo come un mezzo, un po’ come fanno gli influencer con Instagram: Jeff Rose scriveva su Forbes che gli youtuber che hanno più successo non sono quelli che hanno un gran seguito, bensì quelli che fanno pubblicità ai propri prodotti o riescono a trattare accordi vantaggiosi per sponsorizzare quelli altrui a pagamento.

 

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