Dietro Libra di Facebook c’è più speculazione che idealismo

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(foto: by Chesnot/Getty Images)

Dietro al dibattito sulle criptovalute, le cui tesi sono spesso di difficile comprensione e sui quali l’oggettività è merce rara, si muovono forze molto diverse.

Da una parte ci sono gli idealisti che vedono in queste monete non emesse da banche centrali la realizzazione del sogno di poter disporre di strumenti che rappresentino riserva di valore, unità di conto e mezzi di pagamento liberi per la realizzazione di una rivoluzione sociale ed economica.Numerose frodi tuttavia hanno messo a dura prova i principi delle criptovalute: massima tracciabilità e predeterminazione nella creazione di moneta, massima sicurezza e protezione nelle transazioni.

Poi ci sono gli speculatori convinti di aver trovato un metodo infallibile per realizzare facili guadagni.

Infine, ci sono quei gruppi di interesse e pressione (tra cui Facebook e la sua galassia, grazie a Libra), nuovi “plutocrati” che mirano a incrementare i loro affari allargando le proprie attività a settori finora di esclusivo appannaggio delle banche e delle istituzioni finanziarie.

Regole da costruire

Grazie al fintech possono ora gestire transazioni e danaro di terzi, fino addirittura a “battere la propria moneta”, liberi dai vincoli di una normativa ancora tutta da costruire e dal controllo degli organismi regolatori, compresi quelli che vigilano sul conflitto di interesse. In realtà, come pretendono, non creano nessuna utilità diffusa, ma solo ulteriori opportunità per loro di guadagno e di raccolta di preziosissime informazioni sugli utilizzatori.

Non dispone già Facebook di dati molto dettagliati su 2 miliardi di persone, venduti al miglior offerente e la cui gestione spregiudicata ha avuto e continua ad avere un impatto sulle opinioni e le scelte politiche a livello globale? Quanto potere ancora acquisirà Facebook gestendo le transazioni finanziarie di miliardi di persone, tanto più nella “sua” moneta digitale?

Libra, peraltro, non sarà neanche una criptovaluta, ma una stablecoin connessa a un paniere di asset (valute vere e relativi strumenti di investimento monetario) che “simula” una moneta, della quale mi pare non si senta particolare bisogno.

Già oggi possiamo custodire valore ed eseguire transazioni digitali istantanee, peraltro in monete che hanno corso legale. Con esse, cioè, estinguiamo legalmente un debito o effettuiamo un pagamento, mentre una criptovaluta assolve a questa funzione solo se entrambe le parti la accettano. Non è una differenza da poco. Molto marketing per nulla, insomma, parafrasando Shakespeare.

Opportunità di business

Per Facebook ed i suoi partner, la nuova frontiera del business è gestire transazioni con la propria “moneta” tra miliardi di loro utenti, investendo un’inezia (a partire da 10 milioni di dollari ciascuno) con profitti potenzialmente colossali.

In cambio ci offrono commissioni più basse (ma il mercato si adeguerà per poi trovare un equilibrio, se non un accordo di cartello, come già successo), cercando poi di passare per benefattori di coloro i quali non hanno accesso ai canali bancari tradizionali e/o vivono in paesi sottosviluppati, con monete deboli/instabili.

Ma quale governo è disponibile a perdere la propria sovranità monetaria a favore di colossi transnazionali che emettono la propria moneta e dispongono di informazioni sensibili sugli elettorati, sfuggendo al loro controllo politico?

Le reazioni al lancio di Libra non si sono fatte attendere. La presidente del comitato dei servizi finanziari nella Camera dei rappresentanti americana, Maxine Waters, ha chiesto di sospenderne lo sviluppo fino a quando il Congresso non avrà esaminato a fondo le caratteristiche e le relative implicazioni. Bruno Le Maire, ministro francese delle finanze, ha tuonato che: “La sovranità deve restare nelle mani degli Stati e non di aziende che rispondono a interessi privati”, mentre il governatore della Banque de France ha annunciato la costituzione di un gruppo di lavoro in seno al G7 dedicato ai progetti su criptovalute e quello della Banca d’Inghilterra ha sottolineato il rischio che Libra sia utilizzata per il riciclaggio di denaro o per il finanziamento del terrorismo.

Le banche centrali, poi, non tarderanno a emettere la propria criptovaluta (quella cinese lo ha già annunciato), mettendo fuori gioco quella “lib(e)ra”, sia attraverso la regolamentazione sia utilizzando le medesime tecnologie, con quella a corso legale. Almeno fino a quando il potere politico ed i “plutocrati” non saranno la stessa cosa e noi avremo la conferma di vivere in un mondo orwelliano.

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