Il tamagotchi che si ubriaca con te

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Nonostante siano meno diffusi rispetto agli anni ’90, gli inseparabili virtual pet non sono del tutto passati di moda. A confermarcelo è la decisione di Bandai Namco –  società giapponese produttrice di videogiochi – che, a distanza di 20 anni, rilascerà il Tamagotchi On, introducendo alcune novità interessanti che non passeranno inosservate ai fan nostalgici di questo videogioco tascabile.

Ma nel frattempo c’è chi ha ideato un’alternativa originale e insolita, nonché poco indicata ai più piccoli. Infatti, cogliendo l’ispirazione dal nome e dal design progettato dal marchio nipponico, Mtn Gods – studio di arte, design e tecnologia di Brooklyn – ha ideato Yopparatchi: il virtual pet programmato in Arduino, che adora i drink alcolici.

Yopparatchi
Fonte: mtngods.com

Per il momento si tratta solo di un prototipo, ma il suo funzionamento incuriosisce, e non poco.Secondo quanto riportato all’interno del progetto pubblicato sul sito ufficiale, Yopparatchi si propone come un animaletto virtuale che si nutre di alcol e, allo stesso tempo, non ama farlo da solo e ama condividere questa passione con gli altri: non a caso, il suo nome deriva da Yopparai che in giapponese significa “ubriaco”.

A differenza del tamagotchi a cui somministriamo pasti e cure virtuali, Yopparatchi sarà in grado di riconoscere l’alcol e per nutrirlo sarà necessario navigare all’interno del menù, scegliere una bevanda – tra vino e birra – e soffiare sul sensore posizionato sopra allo schermo lcd: ovviamente, tutto questo, dopo aver bevuto un drink alcolico.

Yopparatchi
Fonte: mtngods.com

Alla prima attivazione, ci ritroveremo di fronte a un personaggio sobrio e di pessimo umore: basterà qualche bevuta per renderlo felice ma senza esagerare, altrimenti otterremo un effetto contrario, si ubriacherà e starà male. Per quanto riguarda le specifiche tecniche, il dispositivo – basato sulla scheda Teensy 3.2 – sarà dotato di batteria al litio da 1200mAh e presa micro usb per consentire la ricarica, il tutto racchiuso in una scocca in resina stampata in 3D e sviluppata con il software Fusion 360.

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