Il primo candidato presidente apertamente gay del mondo islamico

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Mounir Baatour (foto: FETHI BELAID/AFP/Getty Images)

Tra i temi al centro della prossima campagna elettorale per le presidenziali in Tunisia, in programma il prossimo 15 settembre, ci potrebbe essere anche la depenalizzazione dell’omosessualità che, nel paese, è ancora punita con 3 anni di carcere.

Negli ultimi giorni si è candidato alla guida del paese del Maghreb anche Mounir Baatour, un noto avvocato gay 48enne che ha fondato l’associazione Shams per abolire l’articolo 230 del codice penale, quello in cui si definisce l’omosessualità un reato. Baatour non è però che uno dei ben 98 candidati che sono scesi in campo per diventare capo di stato dopo la morte di Beji Caid Essebsi, primo presidente eletto democraticamente della Tunisia, deceduto lo scorso 27 luglio. La sua candidatura, però, è già stata definita storica: è la prima persona apertamente omosessuale a essersi candidata come presidente non solo in Tunisia, ma in tutto il mondo arabo.

Il programma di Baatour

Baatour ha detto in un’intervista telefonica a Gaynews di essersi candidato alle presidenziali soprattutto per porre rimedio alla “situazione catastrofica” in cui si trova la comunità Lgbt+ in Tunisia, dove chi è sospettato di essere omosessuale può essere – ha spiegato il candidato – sottoposto a test anali (esami umilianti senza peraltro alcuna validità scientifica), misure di sorveglianza straordinarie, incarcerato o finanche aggredito da sconosciuti per strada.

La depenalizzazione dell’omosessualità e la tutela delle persone omosessuali sono però soltanto due dei punti del suo programma. Baatour vorrebbe anche aumentare i poteri del capo dello stato, aumentare il salario minimo dei lavoratori e i sussidi per le famiglie più povere, offrire borse di studio agli studenti, promuovere il turismo, potenziare i controlli fiscali e rendere l’economia tunisina meno dipendente dagli investimenti esteri.

Che ne pensa l’opinione pubblica

La candidatura di Baatour è stata accolta con un misto di entusiasmo e scetticismo, per dirla così. Alcuni tunisini vedono in lui una novità, anche per via della sua promessa di “liberare la Tunisia dai vecchi partiti”, e una speranza. Nel 2017 le condanne per omosessualità sono salite del 60% nel 2018 e ce ne sono state 25 solo nei primi mesi del 2019. Il solo fatto che Baatour – che ha anche vinto un premio per i suoi sforzi nell’ambito della tutela dei diritti delle persone omosessuali – si sia candidato potrebbe aprire un dibattito sulla depenalizzazione delle relazioni tra persone dello stesso sesso.

Ma c’è il rovescio della medaglia, ovviamente: altri tunisini hanno detto che disonora il paese e dovrebbe anche essere radiato dall’albo degli avvocati. Molti lo hanno anche criticato per la sua presunta vicinanza a Israele. Come ricorda il giornale Haaretz, Baatour, in passato, si è detto favorevole a una normalizzazione dei rapporti tra Tunisi e Tel Aviv e ha detto che sarebbe felice di visitare il paese (in seguito ha fatto una parziale marcia indietro, e ha subordinato questa normalizzazione al riconoscimento da parte di Israele dei diritti dei palestinesi e al rispetto dei termini di un accordo di pace).

La stessa comunità Lgbt+ è divisa. Diverse associazioni hanno detto che non si sentono rappresentate da Baatour e che la sua candidatura è per loro un pericolo, oltre che una minaccia. Secondo alcuni osservatori, questa presa di distanza potrebbe avere a che fare col fatto che Baatour è stato condannato nel 2013 per sodomia per aver avuto rapporti con un ragazzo di 17 anni: un’accusa che l’avvocato ha sempre negato, ma per cui ha passato nello stesso anno tre mesi in carcere.

Gli altri candidati

Le elezioni presidenziali in Tunisia si sarebbero dovute tenere a novembre ma sono state anticipate dopo la morte di Beji Caid Essebsi. L’attuale capo dello stato è l’ex presidente del parlamento Mohamed Ennaceur.

Per ora ci sono 98 candidati tra i quali Nabil Karoui, una sorta di Silvio Berlusconi tunisino in quanto patron di Nessma Tv e leader del partito Al cuore della Tunisia; il presidente di Corrente democratica Mohamed Abbou; l’ex ministro della Difesa Abdelkarim Zbidi e Abdelfattah Mourou, numero due del partito islamico Ennadha, contro il quale Baatour punta il dito per il presunto aumento delle persecuzioni contro gli omosessuali nel paese.

La campagna elettorale si aprirà ufficialmente il 2 settembre e terminerà il 14, giorno prima delle elezioni. Solo 7 di questi candidati, tuttavia, arriveranno a questo punto. A decidere chi, sarà la commissione elettorale che presenterà la lista degli ammessi entro il 31 agosto.

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