I siti di annunci di lavoro rischiano “il posto” per colpa di Google

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Google messo sotto inchiesta dalla Ue
(foto: Getty Images)

Google di nuovo al centro delle polemiche per concorrenza sleale in Europa. Come riporta Reuters, questa volta a essere contestate sarebbero le pratiche anticoncorrenziali del servizio Google for jobs, l’applicazione per cercare lavoro direttamente integrata al motore di ricerca della compagnia. Contro Big G ci sono ora 23 piattaforme europee che gestiscono autonomamente annunci di lavoro, e che chiedono all’antitrust dell’Unione di intervenire per sospendere le pratiche scorrette.

In sostanza, in una lettera congiunta firmata da queste società e inviata ieri, 13 agosto, alla commissaria europea per la concorrenza, Margrethe Vestager, i siti di offerte di lavoro denunciano il fatto che Google proponga tra i primi risultati di ricerca quelli gestiti direttamente da lui, garantendosi un notevole vantaggio sugli altri concorrenti. Inoltre, dalle pagine suggerite si entra direttamente in contatto con gli uffici risorse umane delle diverse aziende, il che porta Google a sostituirsi interamente alle società specializzate nel settore.

I 23 portali di annunci richiamano quindi l’attenzione soprattutto su questa forma di concorrenza sleale e chiedono alla commissaria che venga imposta la sospensione totale del servizio in Europa, almeno durante le indagini che saranno portate avanti dalla Commissione.

Il servizio fornito dal colosso tecnologico per ora è attivo in Germania, Spagna, Francia e Regno Unito, e in poco meno di un anno è stato in grado di guadagnare una posizione primaria nel settore dei siti di annunci di lavoro. Da Google fanno sapere che hanno già messo a punto un sistema per dare maggiore rilevanza anche alle offerte proposte da altri siti, ma ciò non cambia la situazione di squilibrio che viene rilevata dalle piattaforme schierate contro il colosso di Mountain View.

Ad ogni modo, non è la prima volta che Google si trova al centro di denunce per via della sua posizione dominante. Sempre l’antitrust europea, per mano della commissaria Vestager, a marzo scorso aveva infatti sanzionato Google per violazione della concorrenza sulla pubblicità attraverso il servizio Adsense, e già nel 2017 era arrivata la multa di 2,4 miliardi di euro da parte dell’Ue per le violazioni della concorrenza rilevate sul servizio Google Shopping, per non parlare poi delle recenti indagini aperte su Google e altri colossi tech da parte delle istituzioni americane.

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