Quanto inquina il volo che ti porterà in vacanza?

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(foto: Getty Images)

Per alcuni di noi, gli aerei rappresentano la libertà, lo strumento principale per scoprire il mondo, o più prosaicamente l’inizio delle ferie. Per altri, sono semplicemente il simbolo di una delle industrie più inquinanti al mondo. Victor Müller rientra in quest’ultima categoria. Müller è un digital designer svedese che ha lanciato, in collaborazione con il programmatore Dennis Mårtensson, Shame Plane, un sito dove è possibile misurare le emissioni di CO2 prodotte da ogni volo, e quali conseguenze comportera nell’ambito del riscaldamento globale.

Come funziona Shame Plane

Cliccando sul link riportato sopra, è possibile inserire l’aeroporto di partenza e quello di arrivo, specificare se sarà un viaggio di sola andata o di andata e ritorno e specificare come verrà effettuato (in economy, business o prima classe). Nel giro di qualche secondo, sulla schermata del vostro pc o del telefono comparirà una stima delle emissioni di CO2 prodotte con quel viaggio, e della perdita di ghiaccio artico che ne potrebbe conseguire. In più, Shame Plane incorpora una serie di azioni che ognuno di noi può intraprendere per limitare la propria impronta ecologica: per esempio, mangiare solo prodotti locali, passare a un dieta vegetariana o ridurre l’utilizzo dell’auto.

L’ispirazione del progetto

Shame Plane di fatto scoraggia le persone a prendere l’aereo, ma il suo fondatore ha detto a Vox di averlo inizialmente creato solo per rendere con una veste grafiche gli effetti del fenomeno, e che non pensava a renderlo pubblico.

Il sito non è l’unico strumento che permette di misurare le emissioni di CO2 – e qualcuno potrebbe ipotizzare che non è nemmeno il più affidabile, non essendo il frutto diretto del lavoro di esperti del clima. Ma le critiche arrivano anche dagli ambientalisti: a detta di alcuni attivisti, strumenti come questo possono distrarre l’attenzione, spostando il problema sulle scelte di vita quotidiane quando in realtà sarebbe più opportuno concentrarsi sulla dimensione macro, ovvero la responsabilità degli stati.

Müller però è convinto che ogni azione conti, perché può essere all’origine di alcuni cambiamenti importanti, soprattutto nel mondo delle aziende.

La vergogna di volare

Forse non è un caso che sia stato uno svedese a creare uno strumento del genere. Sempre più persone nel paese dove è nata Greta Thunberg, la paladina delle lotte per il clima, hanno deciso di smettere di volare o di farlo con meno frequenza. Secondo un sondaggio del Wwf, nel 2018 il 18% dei cittadini svedesi ha deciso di optare per il treno e il 23% ha rinunciato a volare in alta quota solo o quasi per motivi ambientali. Due anni fa, questa quota non superava il 6%.

Bloomberg scrive che Swedavia Ab, l’azienda che gestisce alcuni degli aeroporti più grandi in Svezia – come quelli di Stoccolma e Göteborg – ha registrato una riduzione continua del traffico da ottobre 2018 a aprile 2019. Per questo, ha organizzato campagne per rassicurare viaggiatori sull’attenzione all’ambiente. La sostenibilità è anche la principale ragione dietro alla sostituzione di alcuni velivoli datati con modelli più nuovi e meno inquinanti da parte della compagnia aerea Scandinavian Airlines.

La lingua svedese mostra che chi prende l’aereo oggi si sente in colpa o almeno condizionato da questo comportamento. Negli ultimi mesi sono nati anche neologismi come flygskam, che significa “vergogna di volare”, smygflyga, “volare in segreto” e tagskryt, “vantarsi di andare in treno”. E anche un nuovo hashtag, ma in inglese: #stayontheground, “rimani a terra”.

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