Chi sono le balene dei bitcoin

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Una balena (Getty Images)
Una balena (Getty Images)

Le chiamano whales, balene: perché nell’oceano dei tanti piccoli possessori di bitcoin, questi grandi investitori, che possiedono i più ricchi portafogli di criptovaluta, si riconoscono. Tra loro ci sono investitori fortunati (e previdenti) della prima ora, ma anche speculatori che a tempo debito hanno saputo cogliere il potenziale del bitcoin, che ora viaggia intorno ai novemila euro. Peccato solo che le balene, concentrando in poche mani tanti bitcoin, finiscano inevitabilmente per condizionarne il mercato e le prospettive.

Per monitorare le balene e le loro transazioni è nato anche un account Twitter: @whale_alert. Secondo il sito finanziario Bloomberg, che se ne è occupato per la prima volta nel 2017, in pieno boom del bitcoin, le balene sarebbero circa mille e avrebbero in pugno il 40% dell’intero mercato. Non si limitano ad accumulare bitcoin, ma si coordinano tra loro per manovrare il mercato. “Molti dei grandi proprietari si conoscono da anni e possono potenzialmente unirsi per fare da serbatoio o sostenere il mercato”, scrive Bloomberg. Sarebbe l’assenza di regole e controlli della cripto-economia a permettere alle balene di prosperare a colpi di scorrettezze che nella finanza tradizionale sarebbero punite, come l’insider trading e le (continue) manipolazione del mercato.

Chi si nasconde nella pancia delle balene?

Essendo il bitcoin una valuta semi-anonima, che un tempo si sarebbe detta “al portatore”, è difficile saperlo con certezza, anche se esiste una classifica degli indirizzi più ricchi. Negli anni però qualche nome è venuto fuori. Una balena, anzi due, per esempio, sono Tyler e Cameron Winklevoss, co-fondatori dell’exchange Gemini. Sì, proprio i gemelli da cui Mark Zuckerberg “mutuò” l’idea di Facebook e che furbamente investirono i soldi con cui lui li ha liquidati in criptovalute.

Secondo The Verge, nel 2013, i Winklevoss avrebbero investito 11 milioni di dollari in bitcoin, quando ciascun gettone valeva circa 120 dollari. La loro storia è così emblematica da essere diventata il tema dell’ultimo best seller di Ben Mezrich da poco uscito in America: Bitcoin Billionaires. A True Story of Genius, Betrayal, and Redemption. Mezrich, il cui Miliardari per caso sulla fondazione di Facebook ispirò il film The Social Network, nel libro ricostruisce la fortuna dei gemelli e svela anche interessanti meccanismi dietro l’accumulo di bitcoin.

Gli altri nomi

Gemelli a parte, i media in questi anni hanno fatto anche altri nomi. Pochi per la verità e da prendere col beneficio del dubbio naturalmente.

Barry Silbert: fondatore e amministratore delegato di Digital currency group. Secondo Forbes, le sue partecipazioni in criptovaluta avevano un valore di 500 milioni di dollari nel gennaio 2018.

Tim Draper: fondatore di Draper Associates, ha acquistato 29.656 bitcoin nel 2014, sempre secondo Forbes, lo scorso anno le sue partecipazioni avevano un valore compreso tra 350 e 500 milioni di dollari.

Michael Novogratz: fondatore e ad di Galaxy Digital, Forbes riferisce che ha investito gran parte della sua fortuna personale in bitcoin e possiede partecipazioni fino a 1 miliardo di dollari (a gennaio 2018).

Blockchain Capital: una società di capitali di rischio e un fondo di investimento, ha investito in Bitcoin e in numerose startup legate alle criptovalute. Spencer Bogart è uno dei tre partner dell’azienda, così come W. Bradford Stephens e P. Bart Stephens.

Brock Pierce: co-fondatore di Blockchain Capital e di Block.one. Sebbene non sia più in nessuna delle due società, Pierce ha accumulato criptovalute per un valore, che secondo Forbes, è pari a 1 miliardo di dollari e recentemente ha messo bitcoin del valore di 3 milioni di dollari come garanzia al fine di acquistare un palazzo ad Amsterdam. Se il nome vi ricorda quello del protagonista del film del 1996, First Kid – Una peste alla Casa Bianca, non siete in errore: è proprio lui.

Matthew Roszak: fondatore del fondo di investimento Tally Capital, Roszak ha partecipazioni per un valore compreso tra 900 milioni e 1 miliardo di dollari (secondo i valori di gennaio 2018 che però sono superiori a quelli di oggi).

Changpeng Zhao: ad e fondatore di Binance, secondo Forbes ha accumulato una fortuna che vale tra 1,1 e 2 miliardi di dollari (ai valori di febbraio 2018), di cui una parte significativa in bitcoin.

Roger Ver: noto anche come Bitcoin Jesus, anche se ora è per lo più associato a Bitcoin Cash, nel 2014 deteneva circa 400.000 bitcoin e, sebbene abbia probabilmente venduto la maggior parte di questa scorta, di recente ha rivelato che ne detiene ancora “alcuni“.

Brian Armstrong: ad e fondatore di Coinbase. A gennaio 2018, Armstrong possedeva partecipazioni in criptovaluta fino a 1 miliardo di dollari. In realtà non è ben chiaro quali siano suoi e su quali invece si limiti a esercitare una governance.

Gli altri nomi in odore di balena

Altre probabili balene dei bitcoin potrebbero essere anche Peter Thiel, già fondatore di Paypal, e, visto il favore spesso dichiarato verso le criptovalute, Richard Branson il “guru” di Virgin. Ma mai come in questi casi il condizionale è d’obbligo. Come lo è del resto verso altre “sospette” balene come Valery Vavilov (co-fondatore di Bitfury); Anthony Gallippi e Stephen Pair (co-fondatori di BitPay); Gavin Andresen (ex sviluppatore di Bitcoin); Dan Morehead (co-fondatore e ad di Pantera Capital); Anthony Di Iorio (primo investitore in Bitcoin); JL van der Velde e l’italiano Giancarlo Devasini (rispettivamente ad e responsabile finanziario di Bitfinex / Tether); Bill Shihara (ad di Bittrex); Song Chi-Hyung (ad di Upbit).

Last but not least ci sarebbe Satoshi Nakamoto. Chi si nasconde dietro lo pseudonimo del creatore della criptovaluta potrebbe essere seduto su una fortuna di 1,1 milioni di bitcoin. Ma i ben informati dicono che le sue criptovalute siano in realtà introvabili. Una sorta di isola del tesoro alla cui ricerca, sempre per non abbandonare le metafore marine, si sono mossi molti tra balene e pirati. Ma finora (pare) senza successo.

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