I numeri della politica italiana vista da Twitter

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(foto: Alexander Pohl/NurPhoto via Getty Images)

Probabilmente nessun politico al mondo si affida a Twitter più di quanto faccia il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ma anche i leader dei principali partiti italiani vedono nel social network co-fondato da Jack Dorsey uno strumento essenziale della loro comunicazione, com’è ormai noto da qualche anno.

Per capire meglio come si esplica questo utilizzo, la società di consulenza indipendente Utopia ha analizzato gli account dei leader nostrani e ha riportato in alcuni grafici come usano Twitter (e con che risposte in termini di pubblico). Alcuni aspetti, come il numero di follower di ciascun politico, erano già noti e sono semplicemente una riconferma; altri, invece, rappresentano almeno in parte una novità. Un esempio? Non sempre a più tweet equivalgono più follower.

Il caso Matteo Salvini

I grafici di Utopia mostrano che il leader delle Lega Matteo Salvini è il politico che twitta di più; viene ricondiviso con più frequenza; ha la base di follower più vasta subito dopo l’ex premier Matteo Renzi e viene citato più spesso dai suoi colleghi. #Salvini e “Matteo Salvini” sono rispettivamente l’hashtag più utilizzato e la parola più twittata nel periodo compreso tra gennaio e agosto 2019, quello preso in esame dal report di Utopia. Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, il ministro dell’Interno arriva però solo al quarto posto nella classifica stilata in base al tasso di engagement, ovvero l’interazione generata da un contenuto in base al numero di follower. I tweet che hanno più capacità di coinvolgimento sono quelli associati agli account di Emma Bonino, Silvio Berlusconi e Giuseppe Conte.

(fonte: report Utopia)

Il tweet che ha avuto più successo nella politica italiana tra gennaio e agosto appartiene, non a sorpresa, a Salvini: non un post non di propaganda in senso stretto ma di ringraziamenti all’indomani dell’ottimo risultato ottenuto alle elezioni europee. Il tweet risale al 26 maggio, giorno del voto, ed è composto da una foto che lo ritrae con un cartello in mano e la scritta “Una sola parola: GRAZIE Italia!” accompagnata dall’emoticon del tricolore.

E gli altri tweet più famosi?

Luigi Di Maio potrebbe rimanere stupito vedendo quale tra i suoi tweet ha avuto più successo: si tratta di quello pubblicato il 2 luglio scorso in cui lamentava la scarcerazione di Carola Rackete, la capitana della Sea Watch che ha forzato il blocco navale imposto dall’esecutivo, e sottolineava l’importanza di confiscare l’imbarcazione della comandante tedesca. La vicenda della Sea Watch ha dominato le pagine dei quotidiani per giorni, e la battaglia contro le ong – pur quasi monopolizzata dal fu alleato leghista – ha mietuto retweet anche fra i 5 stelle.

Un discorso a parte – e molto curioso – vale per Giuseppe Conte. Il suo  è stato segnato con un video pubblicato il 24 febbraio in cui si vede il capo del governo italiano giocare a biliardo con l’allora primo ministro del Regno Unito Theresa May.

Tranne queste eccezioni, tutti i tweet che hanno avuto più successo riprendono temi e campagne cari ai leader di partito. Quello di Matteo Renzi è un attacco a Matteo Salvini mentre quello di Emma Bonino riguarda la chiusura – poi evitata, almeno per il momento – di Radio Radicale.

Le parole e gli hashtag più frequenti

La dimostrazione del fatto che la comunicazione politica è cambiata è evidente nel grafico del report che mostra le parole più utilizzate. Due di queste sono “Buongiorno amici” e “Buonanotte amici”, due espressioni che Matteo Salvini utilizza spesso per rivolgersi ai suoi seguaci su Twitter, così come “grazie amici” e “buona domenica” che pure compaiono nella lista.

L’analisi delle parole più utilizzate indica però anche i temi che sono stati al centro del dibattito politico, dalla vicenda di Carola Rackete a quella di Bibbiano; dall’estradizione di Cesare Battisti all’immigrazione clandestina; fino alla castrazione chimica. Non mancano nemmeno gli slogan. Si va da “tolleranza zero” a “meno sbarchi”, passando dal più generico “avanti tutta”. Questi mantra appaiono anche nel grafico degli hashtag più utilizzati, accanto a quelli relativi alle trasmissioni televisive dove, di volta in volta, i politici o i loro avversari vengano ospitati in prima serata.

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