Tutti i Paesi in cui esiste lo ius soli, che Trump vuole eliminare

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Foto di SAUL LOEB/AFP/Getty Images

La cittadinanza americana potrebbe smettere di essere un diritto di nascita. L’ultimo fronte polemico aperto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump riguarda il cosiddetto birthright citizenship, comunemente entrato nel dibattito politico del nostro Paese con il nome di ius soli.

Si tratta di una norma sancita dall’ordinamento americano tramite il XIV emendamento della Costituzione e la sua formulazione risale addirittura al 1868. In breve, la legge suprema degli Stati Uniti d’America stabilisce che chiunque nasca sul territorio americano abbia automaticamente diritto alla cittadinanza e ai diritti che tale status conferisce. Trump si è scagliato in più occasioni contro questa formulazione, arrivando a definirla “ridicola” nel corso di un’intervista rilasciata al sito internet di informazione Axios.

“Siamo l’unico Paese al mondo in cui una persona può arrivare e avere un bambino e quel bambino avrà la cittadinanza americana per 85 anni, con tutti i benefici che ciò comporta”, ha dichiarato Trump in quell’occasione. In queste ore la posizione di Trump è però diventata decisamente più concreta, tanto da rivelare ai giornalisti fuori dalla Casa Bianca l’intenzione di occuparsi “seriamente” di un questione che potrebbe avviare una lunga battaglia, politica e legale.

Il diritto di nascita nel mondo

Come spesso accade con le dichiarazioni di Donald Trump, non è corretto definire gli Stati Uniti “l’unico Paese al mondo” a prevedere lo ius soli incondizionato. Secondo un documento pubblicato nel 2018 dal Global Citizenship Observatory, un centro studi che si occupa di raccogliere dati e informazioni sui processi di acquisizione della cittadinanza, lo ius soli non mitigato da alcuna condizione è adottato dal 18% dei paesi di tutto il mondo, percentuale che arriva all’83% prendendo in considerazione solo Nord, Centro e Sud America.

Oltre agli Stati Uniti, la cittadinanza viene automaticamente concessa dal confinante stato del Canada, ma anche da Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Messico, Perù e Venezuela.

Il diritto di nascita in Europa

Le cose cambiano un po’ spostandosi nel vecchio continente, dove lo ius soli è sempre vincolato da qualche requisito, seppur con notevoli differenze a livello normativo.

La concessione della cittadinanza è spesso legata al criterio della residenza nel Paese, come in Germania, dove è necessario che almeno uno dei due genitori viva regolarmente da 8 anni sul territorio tedesco, e nel Regno Unito, che valuta solo le domande giunte da un genitore con un permesso di soggiorno a tempo indeterminato. In Grecia gli anni di residenza richiesti per un genitore sono 5.

In Spagna è molto facile ottenere la residenza per la seconda generazione, un solo anno di permanenza sul territorio, mentre diventa decisamente più complicato in caso di genitori nati all’estero, situazione in cui gli anni richiesti diventano 10 (5 per i rifugiati, 2 per i cittadini dell’America Latina). Nel vicino Portogallo lo ius soli diventa automatico solo a partire dalla terza generazione, mentre in Belgio e Francia ogni bambino acquisisce la cittadinanza all’età di 18 anni (è necessario comunque aver vissuto stabilmente nel Paese).

La legge vigente in Italia risale al 1992 e assegna la cittadinanza a cittadini stranieri nati sul territorio italiano solo al diciottesimo anno di età e solo a condizione di aver vissuto legalmente e ininterrottamente in Italia.

Il tema è stato lungamente dibattuto e dopo 13 anni di rinvii, nel 2015 si era riusciti a incardinare al Senato un disegno di legge popolare che prevedeva uno ius soli temperato (cittadinanza ai nati in Italia da genitori con permesso di soggiorno Ue e residenti sul territorio nazionale da almeno 5 anni) affiancato da uno ius culturae (cittadinanza ai minori stranieri nati in Italia o arrivati prima dei 12 anni di età, a patto che abbiano frequentato per almeno cinque anni istituti scolastici o percorsi di formazione).

Il disegno di legge si è arenato con la fine della passata legislatura e da quel momento il tema della cittadinanza è praticamente uscito dal dibattito pubblico.

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