Johnson & Johnson ha alimentato la crisi degli oppioidi. E pagherà 572 milioni di dollari

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oppioidi oppiacei
(foto: Getty Images)

Un giudice dell’Oklahoma, uno dei 50 stati degli Usa, ha sentenziato che Johnson & Johnson, la multinazionale statunitense che produce farmaci, prodotti per l’igiene e la cura del corpo e apparecchiature mediche, ha contribuito ad alimentare l’ epidemia di oppioidi nel Paese. La colpa del colosso sarebbe quella di aver condotto campagne di marketing “ingannevoli e pericolose” che hanno portato i medici a prescrivere antidolorifici a base di oppioidi più del dovuto e messo a repentaglio la salute dei pazienti ai quali venivano somministrati.

L’atteso verdetto è arrivato nella nostra notte del 26 agosto e ha messo fine ad un processo cominciato lo scorso 28 maggio e trasmesso per buona parte in streaming. In tutto, sono state sentite 109 persone e ci sono state 33 udienze. L’ultima si era tenuta lo scorso luglio.

Secondo diversi analisti, si tratta di una sentenza storica in un processo altrettanto storico: il primo sulla crisi degli oppioidi e sulle responsabilità di una casa farmaceutica in una delle più gravi epidemie mai registrate. Lo scorso ottobre Trump aveva dichiarato la crisi da oppioidi un’emergenza nazionale anche per l’alto numero dei decessi da overdose di oppioidi: circa 400mila dal 2000 ad oggi.

Il quinto gruppo farmaceutico mondiale dovrà ora pagare un risarcimento di 572 milioni di dollari. Una cifra alta ma molto più ridotta rispetto ai 17 miliardi chiesti dal procuratore Mike Hunter che sarebbero stati pari a circa il 75% degli utili previsti per il 2019.

Le responsabilità del gruppo

Thad Balkman, il giudice che ha emesso il verdetto, ha accolto la tesi del procuratore Mike Hunter secondo la quale Johnson & Johnson, avrebbero causato un danno pubblico promuovendo in maniera aggressiva e per usi non necessari due suoi farmaci a basi di oppioidi – il Duragesyc e il Nucynta – e minimizzando o fornendo informazioni ingannevoli sui loro effetti collaterali. Uno tra tutti, il rischio di sviluppare una dipendenza dagli oppioidi che, lo ricordiamo, sono una risorsa molto importante nelle terapia di gestione del dolore ma vanno somministrati e usati con cautela.

I convenuti, in accordo con altri, hanno dato vita ad una campagna in cui hanno usato il marketing […] per disseminare il messaggio che il dolore non veniva trattato in maniera efficace e ‘c’era un basso rischio di abusarne e un pericolo piccolo‘ nel prescrivere gli oppioidi,” si legge nella sentenza lunga 42 pagine. “Un elemento chiave della strategia di marketing stava nella promozione del messaggio che il dolore non veniva gestito in maniera efficace e gli oppioidi erano la soluzione”.

Secondo il giudice, questa strategia ha portato ad un aumento delle prescrizioni di questi farmaci e messo a repentaglio la vita dei pazienti, alcuni dei quali hanno finito per abusarne o sono diventare dipendenti.

Non solo. Il gruppo avrebbe anche utilizzato alcune affermazioni distorte e screditate sul basso tasso di dipendenza di oppioidi e le avrebbe presentati ai dottori come prova della sicurezza del farmaco. A questo proposito, nella sentenza si legge: “Nel 2001, i convenuti erano stati avvisati dal suo stesso comitato scientifico consultivo che i messaggi utilizzati per le campagne di marketing degli oppioidi, e del Drugesic in particolare, erano fuorvianti e non dovevano essere diffusi”.

Johnson & Johnson ha continuato a negare ogni responsabilità e ha detto che farà appello. Secondo i legali del gruppo, la multinazionale ha sempre agito in linea coi dettami della Food and Drug Administration, l’agenzia federale statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, e le strategie di marketing erano “corrette ed appropriate”, avevano ripetuto più volte i rappresentati della multinazionale. Nel processo, la difesa aveva anche sostenuto che non era possibile ritenere la multinazionale responsabile dell’epidemia per altri due motivi: i due farmaci contestati non sono che una minima parte degli oppioidi presenti sul mercato e i dottori erano al corrente degli effetti che quei farmaci potevano avere sul paziente. “L’etichetta specificava il rischio di sviluppare una dipendenza, quello legato a un suo abuso o ad un uso non corretto che poteva portare all’overdose o alla morte”, aveva specificato l’avvocato difensore Larry Ottaway.

Johnson & Johnson non era l’unico gruppo farmaceutico chiamato in causa dal procuratore Hunter. Sotto osservazione erano finite anche PurduePharma, produttrice dell’OxyContin, e Teva Pharmaceutical. Entrambe avevano negato ogni responsabilità, ma avevano preferito patteggiare. Johnson & Johnson, invece, aveva fatto una scelta diversa. I legali del gruppo hanno detto che hanno intenzione di fare appello.

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