Le consultazioni di Giuseppe Conte non sono andate bene, pare

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Giuseppe Conte
Il presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte (foto: LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili)

È passato solo un giorno da quando il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha affidato a Giuseppe Conte l’incarico di formare un nuovo governo, ma si continua a parlare di una grande instabilità politica.

Poche ore fa il capo politico del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio ha tenuto un discorso che è stato interpretato da molti come un segnale del fatto che il nuovo esecutivo giallorosso, basato sull’alleanza tra pentastellati e dem e guidato appunto da Conte, potrebbe non nascere più perché i due partiti non riescono a trovare un accordo. Fino a questa mattina, sembrava cosa fatta, visto anche l’ultimo intervento molto ottimista del segretario del Pd Nicola Zingaretti.

Il discorso di Di Maio è arrivato nella seconda giornata di consultazioni di Conte. Le consultazioni sono una serie di incontri con le figure istituzionali e le delegazioni dei principali partiti che servono al premier incaricato per sondare le condizioni per formare una nuova maggioranza. Ora come ora, sembra che non siano andate molto bene.

Conte non ha rilasciato dichiarazioni e, per quanto ne sappiamo, non ha neanche comunicato a Mattarella quando intende sciogliere la riserva.

A complicare il quadro, è arrivato anche un elenco di 20 punti programmatici che il Movimento 5 stelle ritiene indispensabili per andare avanti con la trattativa e permettere quindi la nascita di un nuovo esecutivo. Gli analisti lo considerano una specie di ostacolo, perché fino a ieri le richieste erano la metà.

Il discorso di Di Maio

Di Maio ha detto che il programma del Movimento 5 stelle deve diventare programma di governo altrimenti è meglio tornare al voto “il prima possibile”, che non ha senso parlare di modifiche ai decreti sicurezza (il Pd aveva chiesto di eliminarli) e che Conte è una figura neutrale, non un esponente del Movimento 5 stelle. Quest’ultimo passaggio si riferisce alla disputa tra i due partiti sulla figura del vicepremier. Pare infatti che Di Maio voglia mantenere questo incarico, ma il Pd non sia d’accordo perché giudica Conte un rappresentante del Movimento.

Di Maio ha anche aggiunto che bisogna tagliare i parlamentari il prima possibile, respingendo le richieste del Pd di legare prima il provvedimento ad una nuova legge elettorale, e ha attaccato i dem parlando di un “surreale dibattito sulle poltrone”.

Interrogato dall’Ansa a proposito del discorso di Di Maio, Conte ha detto di non averlo ascoltato e non ha rilasciato altri commenti. Diversi esponenti del Partito democratico, invece, hanno risposto attaccando a loro volta quello che sembra essere tornato a tutti gli effetti un avversario politico. Andrea Orlando ha scritto su Twitter che la conferenza è stata “incomprensibile” e Di Maio deve dire con chiarezza se ha cambiato idea a proposito della formazione di un governo giallorosso. Secondo la vice dem Paola De Micheli, le parole del capo politico del Movimento 5 stelle riflettono le divisioni interne al partito mentre l’ex ministro dei Trasporti e capogruppo del Pd alla Camera Graziano Del Rio le ha definite un ultimatum inaccettabile.

Come erano andate le altre consultazioni

Conte ha incontrato tra ieri e oggi (29 e 30 agosto) i presidenti di Camera e Senato e i leader dei principali partiti politici.

Come era prevedibile, Forza Italia, Fratelli d’ItaliaLega hanno detto che non sosterranno il nuovo esecutivo. Matteo Salvini, che non si è neanche presentato all’incontro, ha definito il presidente incaricato un’espressione dei poteri forti e ha promesso di organizzare una grande manifestazione di piazza a settembre. Anche Giorgia Meloni ha annunciato azioni di protesta ma, contrariamente a Salvini, intende scendere subito in piazza. Un no è arrivato anche dalla lista Noi con l’Italia.

Conte ha invece incassato il sostegno del Partito democratico, di Liberi e uguali, di Civica popolare e del Gruppo delle autonomie che gli ha chiesto di formare un governo all’insegna della parità di genere, cioè con molte donne a capo dei ministeri.

Il Sudtiroler Volkspartei ha detto che si asterrà, mentre il Partito socialista e +Europa di Emma Bonino si sono presi più tempo per decidere. Indeciso, a questo punto, sembra essere anche il Movimento 5 stelle.

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