Tutti i protagonisti della nuova Commissione europea

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Ursula von der Leyen (foto: ODD ANDERSEN/AFP/Getty Images)

Con l’indicazione del nome di Paolo Gentiloni come commissario europeo per l’Italia, si completa ufficialmente la rosa delle personalità a disposizione della presidente eletta Ursula von der Leyen per la formazione della prossima Commissione europea.

La nomina del sessantacinquenne ex presidente del Consiglio è arrivata al termine di una complessa trattativa tra Pd e Movimento 5 stelle e rappresenta di fatto il primo atto formale del governo Conte-bis. L’Italia avrebbe dovuto riempire la casella entro il termine ultimo dello scorso 26 agosto, ma le complicazioni intervenute con la recente crisi di governo hanno reso necessaria una proroga durata fino a oggi.

La Commissione europea è l’organo esecutivo dell’Unione europea, la cosa più vicina a un governo a disposizione del consesso continentale. Il suo compito è quello di promuovere l’interesse generale dell’Unione e a tal fine ciascun paese membro esprime un commissario, che si occuperà di un tema univoco e piuttosto specifico per i successivi cinque anni. Nella passata legislatura l’Italia riuscì a strappare il ruolo di Alto rappresentante per gli Affari esteri, affidato a Federica Mogherini, ma alcune indiscrezioni indicano che questa volta potrebbe addirittura andare meglio.

Andiamo a conoscere più da vicino i 26 commissari (la Germania esprime la presidente della Commissione e il Regno Unito ha deciso di non nominare un proprio rappresentante) che a partire dal prossimo 1 novembre animeranno le cronache politiche provenienti da Bruxelles.

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I volti noti

Innanzitutto, non sarà una Commissione di debuttanti assoluti. Torneremo a sentir parlare di Margrethe Vestager, vicepresidente dell’esecutivo che dovrebbe essere riconfermata alla concorrenza, casella da cui negli ultimi cinque anni ha trattato i delicati dossier relativi alla posizione fiscale di alcun grandi colossi della tecnologia, tra cui Apple, Google e Facebook.

Esponente del partito liberale attualmente al governo in Danimarca – che a dispetto del nome Sinistra Radicale, è inserito nel gruppo europeo di Alde – Vestager era tra i nomi inizialmente avanzati per guidare la Commissione. Ad affiancarla nella postazione di numero due dell’organismo europeo ci sarà l’olandese Frans Timmermans, che ha ricoperto la carica anche nella passata legislatura, particolare che spinge i più scettici a parlare di una presidenza commissariata dai più esperti vice.

Per sostituire Federica Mogherini agli affari esteri è stato scelto Josep Borrell, economista catalano in quota Pse e già presidente del Parlamento europeo tra il 2004 e il 2007, mentre un ruolo rilevante  nella composizione della squadra spetterà all’ex primo ministro lettone Valdis Dombrovskis (Ppe), commissario uscente per la stabilità finanziaria.

Rivedremo lo slovacco Maroš Šefčovič, al terzo mandato consecutivo in Commissione, un vero jolly dei tavoli europei, dove ha già ricoperto le cariche di commissario all’energia, al mercato digitale unico, alle relazioni inter-istituzionali, istruzione e salute. Ritornano a Bruxelles anche Mariya Gabriel per la Bulgaria, Věra Jourová per la Repubblica Ceca, Johannes Hahn per l’Austria e Phil Hogan per l’Irlanda, fino a oggi titolare del portafoglio strategico dell’Agricoltura, a cui dovrebbe ora toccare il Commercio internazionale.

Le new entry

Il profilo di Paolo Gentiloni – che Corriere della Sera e Huffington Post indicano come successore di Pierre Moscovici agli Affari economici – è di indubbio spessore internazionale, ma non è l’unico nome di peso schierato dalle cancellerie europee con l’intento di spostare gli equilibri.

Proprio Moscovici sarà sostituito come esponente francese in Commissione da Silvye Goulard, un passato tra ministero della Difesa e Banca di Francia, un futuro che Emmanuel Macron vorrebbe alla Concorrenza, nodo cruciale per sbloccare l’operazione di fusione tra Alstom e Siemens, bocciata dall’antitrust. Al momento l’ipotesi appare comunque piuttosto remota, considerando che la Francia ha già ottenuto una pesante vittoria diplomatica con la nomina di Christine Lagarde alla Bce.

Cambio di colore per i commissari di Finlandia e Svezia, dove Jutta UrpilainenYlva Johansson (entrambe del Pse) sostituiranno Jyrki Katainen e Cecilia Malmström (Ppe), rispettivamente delegati uscenti alla Competitività e al Commercio.

Nel complesso saranno 10 i commissari in quota Partito Socialista e 9 quelli del Partito popolare – tra i quali la presidente von der Leyen – ma resta l’incognita relativa a László Trócsányi, l’avvocato ed ex ambasciatore ungherese in Belgio candidato da Fidesz, il partito di Viktor Orban attualmente sospeso dal centrodestra europeo.

Alde è riuscita a strappare 6 candidati – contro i 5 di un lustro fa – mentre la Lituania ha approvato la nomina dell’unico esponente verde della prossima commissione, il ventottenne Virginijus Sinkevicius, ministro dell’Economia e dell’Innovazione nel piccolo paese baltico. La Polonia, unica roccaforte sovranista, sarà rappresentata da Janusz Wojciechowski, membro del partito Legge e giustizia (Erc).

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