I vegetariani sono a maggiore rischio di ictus?

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Cattive notizie per i vegetariani: anche rinunciare alla carne sembra avere qualche effetto collaterale. Niente di particolarmente grave, sia chiaro, ma vegetariani, vegani e pescetariani potrebbero avere qualche probabilità in più di essere colpiti da un ictus nel corso della vita, almeno rispetto a chi della carne non vuole proprio fare a meno. Passando invece alle buone notizie, è confermato: adottare una dieta vegetariana riduce il rischio di sviluppare problemi cardiaci. È quanto emerge da un ampio studio appena pubblicato sulle pagine del British Journal of Medicine, che tira le somme di 18 anni di monitoraggio che hanno coinvolto oltre 40mila cittadini del Regno Unito.

Vegetariani: una popolazione in crescita

La ricerca è stata condotta dagli esperti di salute pubblica dell’università di Oxford, ed è nata da una semplice constatazione: il numero di vegetariani del Regno Unito è in crescita costante da anni. È una scelta che, ovviamente, si fa per diversi motivi. Per qualcuno è una questione di sostenibilità ambientale, per altri di empatia con il mondo animale, per alcuni è una scelta religiosa, e in molti, infine, si decidono per motivi di salute. Ed è su quest’ultimo punto che i ricercatori di Oxford hanno deciso di fare chiarezza: non esistono ancora certezze, infatti, riguardo alle reali conseguenze dell’alimentazione vegetariana sulla salute. Di certo non può essere peggio di una dieta squilibrata e ricca di carne. Probabilmente è anche molto meglio, tutto considerato. Ma per chi si occupa di salute pubblica, il diavolo è nei dettagli.

Non è una bocciatura

Per evitare fraintendimenti, è bene chiarirlo subito: i risultati della ricerca non vanno interpretati come una bocciatura dell’alimentazione vegetariana. Tutt’altro: a conti fatti, eliminare la carne allunga la vita, perché in termini assoluti il bilancio tra maggiore rischio di ictus e minore probabilità di infarto è in favore dei vegetariani. Perché, semplicemente, l’infarto è un problema molto più comune dell’ictus.

Ma guardiamo più da vicino cosa dice lo studio. I ricercatori hanno monitorato la salute di 48mila cittadini britannici per una media di 18 anni, tenendo conto delle loro abitudini alimentari, di vizi come quello del fumo e della sedentarietà, e ovviamente di infarti e ictus avvenuti durante quest’arco di tempo. Guardando ai partecipanti, circa 24mila erano carnivori all’inizio dello studio, 16mila vegetariani o vegani, e 7.500 pescetariani, con una dieta priva di carne ma aperta al consumo di pesci e crostacei. Nel periodo in esame sono avvenuti 2.820 casi di coronaropatia, e poco più di mille di ictus.

I risultati

I ricercatori hanno quindi incrociati i dati di incidenza delle due patologie con quelli relativi alle abitudini alimentari dei partecipati, corretto i risultati per tenere conto di fattori di rischio come il fumo e l’obesità, e ottenuto quindi il verdetto. Stando ai loro calcoli, i vegetariani hanno un rischio di infarto inferiore del 22% rispetto ai carnivori, mentre per i pescetariani i benefici sono inferiori, ma pari comunque a una diminuzione del 13% della probabilità di soffrire di problemi cardiaci.

Passando al fronte ictus, la situazione (come anticipato) si ribalta. Per vegetariani e vegani il rischio aumenta infatti del 20%, mentre per i pescetariani l’aumento registrato non è risultato statisticamente rilevante. Uno a uno, e palla al centro? Non proprio. A guardare la situazione in termini assoluti, i rischi reali diventano piuttosto chiari: tra chi elimina la carne dalla propria dieta si registrano infatti 10 casi di infarto in meno ogni mille abitanti, mentre i casi di ictus in più sono appena 3. Abbastanza da meritare ulteriori attenzioni, ma troppi pochi per ristabilire la parità con i carnivori.

Lo studio è stato svolto su un ampia platea di partecipanti, e nonostante non possa dire molto sulla causa del fenomeno portato alla luce, i risultati sono di un certo interesse da un punto di vista di salute pubblica, perché potrebbero orientare consigli e linee guida per la prevenzione cardiovascolare rivolti a chi decide di abbandonare il consumo di carne. Ovviamente, per ora la priorità è confermare i risultati ottenuti. “Serviranno ulteriori ricerche su ampie coorti con un’elevata proporzione di non carnivori – ammette Tammy Tong, primo autore della ricerca – per poter confermare quanto i risultati che abbiamo ottenuto siano generalizzabili, e per valutare la loro rilevanza sotto il profilo clinico e quello di salute pubblica”.

La spiegazione?

Sul versante delle cause, pur non potendo stabilire connessioni certe per via della natura osservazionale dello studio, i ricercatori propongono comunque alcune ipotesi per collegare il consumo di carne al rischio cardiaco, e la dieta vegetariana a quello di ictus. Nel primo caso, parte della colpa potrebbe essere legata a una minore attenzione per un’alimentazione sana ed equilibrata da parte dei carnivori. In generale, i vegetariani hanno una migliore forma fisica, migliori livelli di pressione e colesterolo. E in effetti, aggiustando i risultati dello studio tenendo in considerazione questi parametri il vantaggio dei vegetariani è risultato molto minore, fino a diventare, nelle parole degli scienziati, solo “marginalmente significativo”. Aggiungendo al quadro una maggiore concentrazione di “colesterolo cattivo” (Ldl) nell’organismo dei carnivori, e migliori livelli di quello buono (Hdl) nei vegetariani, il surplus di rischio cardiaco potrebbe essere risolto.

Passando a vegetariani e vegani, le cose si fanno più nebulose. Alcuni studi osservazionali in passato hanno mostrato un’associazione tra minori livelli di Hdl nel sangue dei vegetariani e un aumento del rischio di ictus. In particolare quello di tipo emorragico, risultato più comune anche in quest’ultima ricerca. I trial randomizzati effettuati in questo campo raccontano però una storia differente, dimostrando un collegamento tra Ldl e rischio di ictus. Come interpretare risultati così diversi? Una possibilità – scrivono i ricercatori – è che qualche altro elemento presente nei cibi di origine animale contribuisca a spiegare quanto osservato. I vegetariani che hanno partecipato alla ricerca presentavano (in media) livelli inferiori alla norma di vitamina B, vitamina D, aminoacidi essenziali, e omega 3 a catena lunga. E alcuni di questi nutrienti potrebbero essere collegati all’aumento di ictus emorragico. Ma per una conferma, come sempre, bisognerà attendere i risultati di ulteriori ricerche.

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