Salvini, la bimba di Bibbiano e l’infanzia svenduta alla propaganda politica

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Salvini il 15 settembre a Pontida (foto: Marco Alpozzi/LaPresse)

Mi vergogno a nome di chi coinvolge i bambini nella polemica politica, attaccate me ma lasciate perdere i figli e i bambini”. Era il lontano primo agosto 2019 e Matteo Salvini parlava così, nella sua strategia difensiva sul giretto in moto d’acqua della Polizia del figlio e sul trattamento riservato al cronista di Repubblica al Papeete di Milano Marittima. Gita in moto d’acqua sulla quale, fra l’altro, alla fine del mese scorso è partita un’indagine della procura di Ravenna. Ieri, nel comizio finale dal raduno di Pontida – dove, di nuovo, non sono mancate aggressioni alla stampa – il capo del Carroccio ha pensato bene di chiudere con una parata di bambini. Fra cui una piccola coinvolta nell’inchiesta sugli affidi nei comuni della Val d’Enza: “Mi pare che tra i bambini ci sia anche Greta, che è questa splendida bimba coi capelli rossi che dopo un anno è stata restituita alla mamma”. Tutti dietro uno striscione che recitava #bambiniStrappati.

Non è certo la prima volta che i bambini diventano merce da propaganda politica. Figuriamoci. E questo è ovviamente un problema generale. Anzi, una miseria assoluta. La specificità salviniana nel declinare questa miseria è tuttavia duplice. Il primo aspetto è più ampio e riguarda il suo assoluto potere contraddittorio: che Salvini dica, faccia e agisca smentendo se stesso da un giorno all’altro è ormai una prassi consolidata. E anche gli elettori se ne stanno accorgendo. Il secondo riguarda la sua incapacità di evitare esattamente ciò che andrebbe evitato: se non c’è da fare una cosa, perché è scorretta sotto ogni punto di vista, state sicuri che lui la farà. E anche lo schema del “politically uncorrect” a tutti i costi, a dirla tutta, è ormai esausto: la provocazione a un certo punto strappa la corda non tanto dell’indignazione quanto della credibilità e della sopportazione. Vedi quel che sta accadendo a Boris Johnson, che potrebbe presto battere David Cameron nella lista dei peggiori primi ministri della Gran Bretagna nel giro di poche settimane. L’oscenità al potere.

Difficile credere che in troppi – torcida esclusa – possano aver apprezzato l’esibizione di quella bambina, presa in braccio, come grimaldello elettorale di un raduno razzista, capro espiatorio per oscurare l’evoluzione di una crisi di governo in cui l’ex ministro si è infilato da solo, per un suo azzardo politico finito in un doloroso frontale con le istituzioni repubblicane.

Salvini, questo è il punto, è ormai compromesso. Il gesto di ieri, l’uso propagandistico dell’infanzia da legarsi alla presenza sempre più frequente della figlia nelle ultime uscite, è solo l’ultimo ma forse più grave tassello di un personaggio politico istituzionalmente bruciato. Potrà anche vincere col 60% ma rimarrà sempre “unfit to lead Italy”, come scrisse l’Economist nel 2001 su Silvio Berlusconi. Su questo dobbiamo essere chiari: Salvini non ha le carte in regola, i suoi atteggiamenti su molti fronti lo hanno messo da tempo fuori gioco. E la statura per guidare un Paese non la danno i voti ma le scelte che si fanno e anche quelle che non si compiono.

Mai più bambini rubati alle loro famiglie”, urla dal palco mentre dà il cinque ai genitori, la cui scelta di far salire i figli su quel palco non può che fare pena ma al contempo forse essere perfino giustificata dalla disperazione che in certi casi devono aver vissuto per i presunti affari e intrecci, da provare in processo, di Claudio Foti e della sua psicocricca. Dovremmo iniziare a non rubarli più alle loro famiglie per comizi e manifestazioni politiche. “Mai più bimbi come merce”, continua l’ex capitano degradato. Ma chi li ha davvero usati come merce, sotto gli occhi di smartphone e telecamere, degli avidi social media strategist e dei forcaioli della porta a fianco, gettandoli alla mercé dei telegiornali della sera?

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