Abbiamo testato le scarpe con l’esoscheletro

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L’esoscheletro sotto forma di scarpa, ispirato allo scarpone da sci, rappresenta una nuova ed interessante forma di tecnologia wearable. L’azienda che l’ha creato è di Bergamo e si chiama Grin Shoes, e ha realizzato l’omonimo modello di calzatura che presenta un terzo punto d’appoggio sulla tibia dove due sostegni laterali e un morbido cuscinetto scaricano il peso per poi recuperarlo in fase di spinta.

La scarpa è comoda, basata su una suola rigida (esattamente come lo scarpone, dove non a caso scarichiamo il peso sulla linguetta rigida) e un’intersuola in fibra di vetro per permettere il movimento corretto.

Ma a che serve? L’obiettivo è quello di una minore fatica, maggiore stabilità, una postura più corretta con bacino aperto e la tonifica di gambe, glutei, schiena e addominali. Come effetti secondari ci sono l’incremento della microcircolazione ed il linfodrenaggio, in realtà un grosso campo d’applicazione, su cui da oltre un anno è in fase di test è quello del recupero rapido post sforzo o allenamento grazie a una ossigenazione più efficiente e alla mancanza delle lesioni delle miofibrille muscolari che provocano l’indolenzimento.

Il modello è già in vendita online e in alcuni negozi, il prezzo non proprio economico è di poco inferiore ai 300 euro. Noi le abbiamo provate: camminando a una velocità di poco superiore alla media, si percepisce subito una maggiore velocità ed un risparmio di fatica. L’appoggio sulla tibia non è del tutto neutro e un minimo infastidisce, ottimi invece i risultati per quanto riguarda la postura, la scarpa agisce su meccanismi simili a quelli del pilates.

Per quanto l’intuizione sia geniale, il particolare esoscheletro esterno la rende esteticamente piuttosto imbarazzante e da fuori, per chi non la conosce, l’idea è quella di una scarpa per chi ha problemi di camminata o disabilità di altro tipo. Riteniamo che per un futuro ci possano essere ottime possibilità d’applicazione come calzatura da lavoro o militare, molte meno per l’ambito sportivo o il fashion.

 

A nostro parere la grande incognita è data dagli effetti sull’utilizzo prolungato, il nostro corpo umano è tanto efficiente quanto fragile sotto certi punti di vista (sopratutto per equilibri tra le sue componenti) ed è nato per camminare e muoversi sui due classici appoggi. Cosa può succedere dopo oltre un anno di utilizzo di un sistema diverso? Quali possono essere le conseguenze per schiena e tibie?

Solamente test approfonditi, al momento estremamente costosi e un parere di un medico esperto, dati alla mano, potrebbero dare risposte a queste domande, anche se già da ora i fondatori dell’azienda lavorano con alcune equipe e centri di ricerca universitari. Rimane l’orgoglio per una tecnologia italiana dalle tante potenzialità in un mondo come quello del wearable in grande fermento.

 

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