5 ragioni per (ri)leggere le bizzarre avventure di JoJo

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Il 2019 è l’anno di JoJo. Il manga più bizzarro di sempre sta vivendo una nuova giovinezza… senza essere mai realmente invecchiato. Già da mesi, ormai, il web pulula di meme (incomprensibili ai non appassionati) generati dall’opera di Hirohiko Araki, pubblicata sulla mitica rivista Weekly Shonen Jump dal lontano 1987. La fiera del fumetto Lucca Comics & Games, ormai imminente, dedicherà un’intera settimana di eventi alle vicende di Jonathan Joestar, parenti e discendenti, con l’arrivo di Araki in persona nella ridente cittadina toscana (30-31 ottobre, per la prima volta in Europa). E sempre in Italia è in uscita l’edizione definitiva del primo ciclo di storie, in una raccolta di 3 volumi cartonati in bianco e nero reintitolati per l’occasione JoJonium (Star Comics, 260 pp, 15,90 cad).

Quali sono le ragioni di questo ritorno di fiamma? Ve ne diamo 5, che sono anche ottime ragioni per (ri)leggersi e (ri)vivere tutte le Bizzarre avventure di JoJo.

5. Perché ogni serie è una storia a sé stante

Di che cosa parla JoJo? In realtà la risposta è sfaccettata, perché il manga è una successione di storie consecutive che seguono le vicende della famiglia JoeStar nella lotta contro il malvagio vampiro psichico Dio Brando e contro i suoi discendenti, alleati o discepoli. Ogni arco narrativo ha un diverso protagonista, che per qualche motivo finisce sempre con l’essere soprannominato JoJo, e un’ambientazione differente, ognuna più folle e… bizzarra della precedente. Si va da una piccola cittadina del Giappone alla Florida, dal Paradiso a un’Italia irriconoscibile, sino a un universo alternativo in cui si svolge una folle corsa di cavalli intitolata Steel Ball Run.

4. Perché i bizzarri riferimenti all’Italia vi faranno morire dal ridere

A proposito dell’Italia, il buon Hirohiko Araki è un ardente ed esuberante appassionato del Bel Paese. Questo amore (corrisposto) filtra nel suo manga attraverso la lente bizzarra che contraddistingue l’opera. Per i connazionali di Araki, e per i lettori di altri Paesi, si tratta di un simpatico tocco di colore. Per noi italiani, gli effetti sono esilaranti. Leggendo il manga proverete una sensazione di straniamento, soprattutto giunti alla quinta serie, denominata Vento Aureo e interamente ambientata tra Roma, Napoli e Venezia. Qui, tutto è indimenticabile: dagli strani nomi dei personaggi (Giorno Giovanna andrebbe ancora bene… ma Fugo Pannacotta? Leone Abbacchio? Aceto Doppio?) alla “Passione”, ovvero la mafia secondo JoJo. Esilarante gli episodi della quarta serie ambientati in un improbabile ristorante italiano, dove gli spaghetti e la mozzarella creano strani effetti psicosomatici nei protagonisti.

3. Per i combattimenti sopra le righe, anche per un manga

Supponendo che i bizzarri riferimenti all’Italia non vi abbiano convinti, passiamo al piatto forte di ogni manga che si rispetti: i combattimenti, che si inseriscono a pieni onori tra i classici del genere, alla pari con Dragonball, I cavalieri dello zodiaco e Ken il Guerriero (per tornare alle origini). Le botte vere iniziano dalla terza serie in poi, quando i protagonisti scoprono come scatenare gli stand: manifestazioni di poteri psichici che prendono la forma di persone alternative e che rispecchiano paure, psicosi, desideri e manie dei proprietari. Ogni stand ha caratteristiche, forma e poteri diversi dagli altri, e i duelli tra chi riesce a manifestarli diventano ben presto battaglie metafisiche in confronto alle quali i tornei di Naruto sembrano roba da dilettanti.

2. Perché era metrosexual prima che fosse di moda

Lo stile di Hirohiko Araki è davvero unico, con disegni fuori dai canoni, anatomie esasperate e distorte, e un senso della moda a metà strada tra l’alta moda milanese vista da un otaku giapponese e un carnevale veneziano. Allo stesso modo, i personaggi di JoJo sfuggono alla classica stereotipizzazione di genere. Anche il termine metrosexual è una lontana approssimazione della mascolinità secondo JoJo, dove eroi e avversari sono tosti e muscolosi, ma piangono e si abbracciano (niente di strano, direte voi, ma quante volte succede agli eroi macho di un manga meno bizzarro?); combattono all’ultimo sangue e assumono pose da modelli; evocano stand letali e indossano abiti sempre più striminziti. Tutto questo in un manga che ha reso popolare il termine “JoJo pose” per riferirsi alle favolose pose assunte dai protagonisti nei momenti topici.

1. Per godersi ancora di più le nuove serie manga e anime

Si è appena conclusa la quarta stagione dell’anime prodotto dalla giapponese David Productions, che ricalca fedelmente le vicende della saga Vento aureo. Il successo dell’anime, doppiato e distribuito quasi in contemporanea negli Usa, spiega in parte la ritrovata popolarità di JoJo anche in Occidente. In Italia, la serie animata è disponibile gratuitamente sul sito di streaming (legale) Vvvvid.it. Contemporaneamente, l’inarrestabile Araki si è messo all’opera sull’ottava serie del manga, intitolata JoJolion e ambientata nello stesso universo di Steel Ball Run. Insomma, JoJo è più vivo e bizzarro che mai, e aspetta solo di essere scoperto da chi ancora non lo conosce.

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