Riscaldare casa con l’acqua delle fogne: parte il test a Milano

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Dai diamanti non nasce niente / dal letame nascono i fior”. È un passo famoso di Via del campo, canzone di Fabrizio De André che potrebbe essere il motto di un progetto di Metropolitana milanese, la società di gestione della acque pubbliche del capoluogo lombardo (Mm): utilizzare le acque delle fognature per produrre energia. Si parte a novembre, è il primo tentativo in Italia che, una volta superati i test di validità, potrebbe estendersi anche nelle altre città come strumento di creazione di energia pulita e a basso costo.

Il sistema di produzione di energia è semplice e rappresenta un caso classico di economia circolare. Si tratta di recuperare le acque reflue incanalandole in uno scambiatore di calore composto da un fascio di tubi: l’acqua entra ed esce producendo uno scambio termico. Lo scambiatore è costituito da una piastra in acciaio situata a sei metri di profondità e intercetta le acque che scorrono nel tubo della fognatura. “Le acque reflue hanno una temperatura costante tutto l’anno di 15-20 gradispiega Andrea Aliscioni, direttore del servizio idrico di Mm -, costituiscono quindi un pozzo termico da cui si può recuperare calore: abbiamo così una fonte che ci consente di evitare di scavare pozzi e non intaccare la falda che è vulnerabile”.

Pro e contro

Esiste già un prototipo, realizzato sempre da Mm, che si trova a Milano, più precisamente a Nosedo, un centro periferico che ospita uno dei depuratori della città, dove l’energia termica alimenta una palazzina di uffici. Il test pilota è andato bene ma la prova del fuoco si farà a fine anno in via Meda, sempre in una sede di Mm. L’esito della sperimentazione potrà dare una parola definitiva sulla possibilità di un uso civile che, al momento presenta qualche aspetto negativo.

In primo luogo non è pensabile ipotizzare un soddisfacimento completo del fabbisogno di un condominio. “La temperatura è sufficiente per il riscaldamento ordinario – spiega Aliscioni – ma per la fasi di picco, quando arriva il freddo invernale, è necessario fare ricorso al gas naturale: diciamo che fatto 100 il fabbisogno energetico di un edificio con questo sistema arriviamo a coprire 50”.

Un altro punto ostico, sempre dal punto di vista delle spese dei condomini, riguarda il costo dell’impianto. Un palazzo di medie dimensioni può attivare un impianto di scambiatore con circa 30mila euro, una cifra abbordabile, paragonabile a un intervento di piccola o media manutenzione ma pur sempre un esborso.

Gli aspetti positivi riguardano la possibilità di fare un investimento che garantisce energia gratuita, pulita, in grado di sostituire in tutto o in parte quelle tradizionali. “Si può calcolare nel 50% il risparmio sulle bollettecontinua Aliscioni – e, cosa ancora più importante, si può arrivare a dimezzare le immissioni nell’atmosfera con un abbattimento importante di Co2. Questo sistema, inoltre, è compatibile con il teleriscaldamento elettrico: è una fonte di bassa entalpia, è una energia termica che rappresenta una soluzione alternativa da prendere in seria considerazione”.

Un altro punto a favore è rappresentato dalla capacità dell’impianto di funzionare al contrario. È cioè capace non solo di riscaldare ma anche di raffreddare. La pompa di calore può creare un ciclo inverso che produce un raffreddamento che alimenta i fan coil collocati negli appartamenti. Anche questo tipo di uso è già sperimentato con successo a Nosedo.

All’estero

Il primo esperimento in una palazzina ad uso residenziale è previsto per il prossimo anno. Se in Italia siamo all’anno zero, in altri paesi questo sistema è già operativo da alcuni anni. In Austria e Germania ci sono esempi ma è in Svizzera dove si stanno facendo i passi più importanti. A Zurigo sono alimentati dal 2007, con un impianto progettato due anni prima, 14 palazzi per complessivi 280 appartamenti. Si stima che oltralpe ben il 7% di della domanda di energia termica può essere soddisfatto: un dato che indica possibilità di sviluppo anche per il nostro paese.

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