I lavori più ricercati con l’avvento del 5G

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5G (Getty Images)
5G (Getty Images)

Intelligenza artificiale, big data, cybersecurity, blockchain, cloud computing, internet delle cose: l’innovazione digitale apre la strada a nuovi ambiti di lavoro inimmaginabili fino a pochi anni fa nelle telecomunicazioni. Di fronte al bisogno di nuove professionalità, tuttavia, aumenta l’anzianità media dei dipendenti nella filiera e le aziende faticano a trovare candidati con le digital skills richieste. “Upskilling, reskilling e trasformazione professionale, riorganizzazione del lavoro e applicazione dei contratti di espansione: sono alcune iniziative che Asstel propone per mantenere competitivo il sistema”, afferma Laura Di Raimondo, direttore dell’organizzazione di Confindustria che associa imprese e operatori per un totale di circa 130mila addetti.

Lo scenario

Con la rivoluzione 5G alle porte, gli investimenti degli operatori della filiera hanno raggiunto nel 2018 il valore più alto degli ultimi 10 anni in Italia: 7 miliardi in infrastrutture, cui si aggiungono 1,9 miliardi di esborsi in licenze. Tali voci di spesa impegneranno nei prossimi anni ulteriori 5,3 miliardi di euro. L’Italia è il primo Paese in Europa per numero di città abilitate al 5G e il secondo per entità dello spettro 5G assegnato, dopo la Finlandia. Secondo il rapporto Asstel 2019, elaborato dagli Osservatori digital innovation della School of management del Politecnico di Milano, i ricavi consolidati della filiera delle telecomunicazioni sono scesi del -2,2%, nel 2018. Nello stesso anno la popolazione aziendale con oltre 10 anni di anzianità è passata dal 70% del 2017 al 74%.

L’introduzione dell’intelligenza artificiale ha portato poi nel 2019 alla richiesta di figure professionali come il chief information security officer (responsabile della sicurezza delle informazioni), il security architect e il digital innovation officer. Tra i profili più ricercati ci sono lo user architect (per il 23% delle aziende), l’artificial intelligence engineer e il lean agile specialist (entrambe 27%). Le professionalità e i ruoli legati all’innovazione digitale maggiormente presenti nelle aziende sono i digital marketing manager (43%) e il data architect/engineer (40%). In generale, il 33% delle realtà intervistate ha assunto nuove figure specializzate, il 39%, ha implementato soluzioni Ai senza ampliamento dell’organico e il 27% ha ricollocato il personale.

Antenna Tlc (foto da Pixabay)
Antenna Tlc (foto da Pixabay)

Rinnovamento

Confindustria Digitale ha presentato, lo scorso luglio, un piano straordinario all’ex ministro dell’Economia per proporre un piano d’azione che favorisse il reskilling, la creazione o la sostituzione di professionalità.

Il primo punto riguarda un investimento per ripensare modelli educativi del futuro, l’alfabetizzazione digitale e le collaborazioni organiche pubblico-privato”, spiega Di Raimondo.
Secondo l’indice Desi della Commissione europea l’Italia è quart’ultima per competenze digitali in Europa.

C’è un’emergenza su questo tema – afferma il direttore di Asstel -. È fondamentale aggiornare gli insegnanti su tecnologia e digitale e creare profili di alunni non a prova di futuro, ma di competenze trasversali secondo una visione prospettica. Esistono casi di successo di collaborazione fra università, scuole e aziende, ma sono solo iniziative volontaristiche che andrebbero messe in rete. Serve poi una rivisitazione delle tipologie di indirizzo Stem per creare profili più aderenti alla realtà. D’altra parte, gli interventi vanno avviati anche all’interno delle aziende per l’aggiornamento dei lavoratori già in forza”.

computer lavoro

Aggiornamento

A oggi, le professioni più richieste per lo sviluppo della filiera telco, rintracciabili anche riqualificando i dipendenti, sono: tecnico reti di accesso, customer care agent, Ict business consultant, security expert, big data analyst, data scientist, progettazione e ingegneria di piattaforme di reti e servizio, chat assistant, consulente customer care convergente multichannel, project management officer, technology programme expert, data protection officer, Iot security e infine specialisti in Ai and machine learning, cyber security, data security, blockchain e building information modeling.

La riqualificazione della forza lavoro e la gestione di riorganizzazioni aziendali diventa così un tema attuale per il 59% delle imprese Asstel. Seguono lo sviluppo di cultura e competenze digitali (50%), la definizione di modelli per lo sviluppo delle performance (41%), l’aumento della motivazione e della soddisfazione delle persone in azienda (41%). Il 56% delle organizzazioni italiane, peraltro, ha già avviato collaborazioni con attori esterni, come università o startup, per supportare la trasformazione e le competenze digitali. Quasi metà del campione conduce politiche ad hoc per ricercare e selezionare nuove risorse (46%).

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Connessione internet Foto di Michal Jarmoluk da Pixabay

Formazione continua

Gli strumenti per accompagnare la transizione digitale sono tre, secondo Asstel: formazione continua anche attraverso l’uso dei fondi comunitari, contrattazione d’anticipo concordata con i sindacati e nuovi modelli di organizzazione del lavoro.

Bisogna tenere agganciato il lavoratore a un percorso formativo continuo e certificato – prosegue Di Raimondo -. Per alimentare una macchina simile è possibile realizzare un piano focalizzato sulle programmazioni europee dei fondi strutturali. Il settennato chiude nel 2020 e molte risorse sono inutilizzate tra le Regioni sul tema lavoro, formazione e trasformazione digitale. Auspichiamo che, nel rispetto delle autonomie, si possa creare una cabina di regia nazionale di coordinamento per l’uso di tali risorse per investimenti, infrastrutture e formazione del capitale umano, anche in vista del nuovo settennato”.

L’architettura dell’operazione, già proposta tempo fa in un tavolo al Mef, coinvolgerebbe la Ragioneria generale dello Stato e il Ministero del lavoro tramite Anpal (Agenzia nazionale politiche attive del lavoro), con l’eventuale beneplacito della Conferenza delle regioni. “Un primo modello esiste già ed è il protocollo sottoscritto quattro anni fra Asstel e Anpal per coordinare e indirizzare il sistema industriale”, spiega.

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Contratto di espansione

La seconda leva è il “contratto di espansione” introdotto a giugno con il Dl Crescita e applicato per la prima volta in agosto, con l’intesa fra ministero del Lavoro, Tim e sindacati che ha permesso 600 assunzioni evitando 3mila esuberi. Lo strumento prevede facilitazioni per l’uscita pensionistica del personale, per esempio con un maxi scivolo di cinque anni, riduzioni parziali di orari di lavoro con integrazione salariale e contribuzione figurativa.

La parte espansiva riguarda invece le nuove assunzioni a tempo indeterminato, progetti di formazione vidimati dal ministero del Lavoro e riqualificazione dei dipendenti già in forza, con l’obiettivo di spingere lo sviluppo tecnologico aziendale 4.0. “Questo modello venga reso strutturale anche per le piccole e medie imprese, non solo a quello con oltre mille dipendenti come ora – è l’appello di Di Raimondo -. Questa politica attiva ribalta un paradigma che da difensivo diventa espansivo”.

Corbis smartwork
(foto: Corbis)

Smart working

Lo smart working, infine, è stato adottato da due aziende su tre (64%), pari al 90% degli addetti nel perimetro Asstel. In particolare, il 13% delle organizzazioni lo applica a tutta la popolazione aziendale e il 31% a oltre la metà. I dati riportano un aumento del 15% della produttività, una riduzione del tasso di assenteismo di circa il 20% e dei costi di gestione degli spazi fisici di circa il 30%. Per l’80% dei dipendenti è migliorato il rapporto tra vita professionale e privata.

Va ripensata la misura del lavoro – afferma Di Raimondo -. Il giovane talento di oggi ha esigenze diverse rispetto a quello di 20 anni fa. Emergono tematiche dirimenti come la dimensione più fluida dell’orario del lavoro, il ‘diritto alla disconnessione’, la necessità di redistribuire il reddito su parametri di produttività, il lavoro per obiettivi. Se questo è il risultato del fenomeno della digitalizzazione, fenomeno già in parte recepito con la legge sullo smartworking (81/2017), l’impatto dell’intelligenza artificiale e della robotica è in divenire. Avrà tempi e penetrazioni diverse, ma non causerà una riduzione del lavoro. Al contrario, vedremo sempre più emergere nuovi profili e con contenuto qualitativo più elevato”.

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