Perché è andata a monte la trattativa tra Youtube e il sindacato degli youtuber

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LONDON, UNITED KINGDOM – JUNE 4: Detail of the YouTube logo outside the YouTube Space studios in London, taken on June 4, 2019. (Photo by Olly Curtis/Future Publishing via Getty Images)

All’incontro si lavorava da settimane: per la prima volta Youtube si sarebbe seduta a un tavolo con i rappresentanti sindacali dei suoi collaboratori per antonomasia, gli youtuber. Ma l’appuntamento è saltato a pochi giorni dalla data fissata da tempo in agenda, il 22 ottobre. Il motivo? La presenza all’incontro di un nome sgradito ai vertici della piattaforma di condivisione video. Un duro braccio di ferro dietro le quinte ha visto contrapposti i manager di Youtube da un lato e i portavoce di Fairtube. Ossia l’iniziativa nata per dare rappresentanza agli youtuber e promossa da Ig Metall, la potente federazione tedesca dei metalmeccanici, e Youtubers Union, il sindacato fondato da un videomaker tedesco, Jörg Sprave, dopo che alcuni suoi contenuti sulle armi erano stati cancellati dalla piattaforma pur non violando le regole del servizio.

Proprio la figura di Sprave è al centro della contesa. I manager di Youtube, come ha raccontato lo stesso videomaker su Facebook e Ig Metall in un comunicato ufficiale, hanno chiesto di escluderlo dal negoziato, in agenda a Berlino nel pomeriggio di martedì 22 ottobre. Pena la cancellazione dell’incontro. La richiesta non è arrivata come un fulmine a ciel sereno, perché dalla piattaforma video di Google era già trapelata l’irritazione per la presenza del numero uno del sindacato nato nel 2018. Ma all’ennesima minaccia di far saltare l’appuntamento, la storia è venuta a galla. E Sprave ha chiesto ai 2.534 componenti del suo gruppo Facebook come reagire, con un sondaggio online. Al quale una schiacciante maggioranza (70% dei votanti) ha risposto sostenendo di cancellare l’incontro.

Penso che sia chiaro che Youtube non abbia mai voluto veramente negoziare”, ha commentato Sprave su Facebook. E messo in chiaro che senza Youtube Union non si discute. Linea sposata anche da Ig Metall, che dopo il niet ai colleghi si è a sua volta ritirata dalla trattativa. “Sono sorpresa che Google non voglia ascoltare l’autentica posizione dei creator – spiega Christiane Benner, vicepresidente della federazione -. Google si impegna a migliorare la vita delle persone rendendo le informazioni accessibili a livello globale, ma questo non si applica ovviamente ai creator, che sono alla base del suo successo. Anziché coinvolgerli nello sviluppo della piattaforma, ha chiuso loro la porta in faccia”.

Restano così in sospeso le richieste degli youtuber federati in Fairtube. Nei loro cahiers des doléances, spediti a fine luglio, gli autori chiedono trasparenza sui parametri che possono influire sulla monetizzazione e sulle visualizzazioni di un video, spiegando le motivazioni in modo chiaro ed evidenziando le parti che violano le linee guida della piattaforma. Inoltre propongono di istituire figure di raccordo tra l’azienda e gli youtuber per spiegare gli interventi di oscuramento. In aggiunta reclamano la creazione di un organo di mediazione, indipendente, per risolvere dispute e controversie, e la loro partecipazione nei comitati decisionali dell’azienda.

Il manifesto degli youtuber, presentato il 26 luglio, è stato accolto con riserva da Google, che a fine agosto ha rilanciato con un incontro con i sindacati, purché fosse escluso quello guidato da Sprave. La rottura dei rapporti riporta le lancette a prima di quest’estate. E lascia in sospeso le richieste degli autori. La maggior parte dei quali, il 96,5% per l’esattezza, secondo uno studio dell’Offenburg university of applied sciences, in Germania, guadagna dai video meno di quanto serve a stare al di sopra della soglia di povertà.

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