Watchmen, 5 domande su cui aspettiamo una risposta

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Watchmen (negli Stati Uniti su Hbo e in contemporanea in Italia su Sky Atlantic e Now Tv) si sta confermando una delle serie tv più sperimentali e inclassificabili degli ultimi anni. Non solo lo showrunner Damon Lindelof ha espanso il materiale narrativo di partenza, ovvero la graphic novel di Moore e Gibson, ma l’ha anche rielaborato in maniera spesso sorprendente e insondabile, fornendoci uno spaccato visionario e radicale, che parla dei nostri tempi così come stabilisce un immaginario multiforme e inesauribile, in cui lo spettatore molto spesso si smarrisce e si scopre meravigliato da questo stesso smarrimento.

Il quinto episodio però, quando ne mancano solo altri quattro al termine della prima stagione, cerca di ristabilire qualche ordine alle numerose suggestioni un po’ caotiche lanciate in faccia a chi guarda finora. Se in precedenza ci si era soffermati in particolare sui personaggi di Angela/Sorella Notte (Regina King) o dell’ex Spettro di Seta Laurie Blake (Jean Smart), questa volta ci si concentra soprattutto su quello di Specchio (Tim Blake Nelson): è tramite il suo tormentato passato, infatti, che riviviamo la catastrofe che ha distrutto Manhattan (collegamento cruciale con il materiale dei fumetti), mentre nel suo incerto presente incappiamo in quella che è un tentativo di chiarire la complessa situazione in cui questi episodi si svolgono. Ma ogni chiarimento, in una produzione come questa, lascia spazio a moltissimi altri dubbi.

1. Da dove vengono i calamari?

In un lungo flashback durante il quinto episodio vediamo come il giovane Specchio, all’epoca semplicemente Wade Tillman, facesse parte di un gruppo religioso intento a predicare l’imminente apocalisse in un luna park newyorchese; gabbato da una ragazza che gli ruba i vestiti, il giovane Wade si trova in una casa degli specchi nell’esatto momento in cui un rumore assordante prelude alla morte dell’intera popolazione di Manhattan, tranne lui. Si tratta dell’attacco del Calamaro gigante, ovvero la versione seriale di un evento cruciale per i fumetti, ovvero il risultato del piano di Adrian Veidt/Ozymandias, il quale sventò il pericolo della guerra atomica facendo alleare tutti i terrestri contro gli alieni, responsabili appunto del disastro di New York che invece aveva inscenato lui.

Wade, ormai adulto, scopre poi che il disastro a cui aveva assistito, e che ancora oggi si riproduce nella pioggia di piccoli calamari effimeri che abbiamo visto nel primo episodio, non era che in realtà una messa in scena dello stesso Veidt, che confessa in una registrazione mentre si rivolge al presidente Robert Redford. Ma quindi se il Calamaro gigante era tutto un complotto, perché sulla Terra continuano a piovere piccoli esemplari che si sciolgono subito dopo? E perché lo stesso Veidt si è praticamente autodenunciato lasciando sostanzialmente una prova del suo piano a metà fra il saggio e lo scellerato?

2. Keene dice la verità?

Indagando sul Settimo Cavalleria, Specchio cade in una trappola dopo aver seguito Renée, donna con cui aveva flirtato in un bar. Qui l’uomo incontra l’ambiguo senatore Keene, che gli rivela l’accordo che aveva fatto con il capo della polizia Crawford (Don Johnson): se quest’ultimo doveva occuparsi di tenere a bada i poliziotti, il politico, infiltratosi al vertice dell’organizzazione terroristica, avrebbe invece controllato i suprematisti, evitando così ulteriori scontri. Ora che Crawford è morto, però, questo equilibrio è spezzato e Keene invita Wade a eliminare la minaccia costituita ora da Sorella Notte, intenzionata a indagare sull’accaduto.

Ma Keene dice il vero sul suo accordo con Crawford, oppure è anche questo un complotto per manipolare Specchio facendo leva sui suoi traumi passati? Difficile dirlo e probabilmente questo sarà un nodo cruciale dei prossimi episodi. Ma soprattutto viene da chiedere quali siano le vere intenzioni della Cavalleria e dei loro strani esperimenti coi varchi dimensionali: a cosa servono questi portali che possono teletrasportare oggetti (o persone?) da un punto all’altro? Viene il sospetto che c’entri qualcosa il solito Ozymandias.

3. Cosa combina Veidt?

La storia più enigmatica finora, infatti, tocca al personaggio di Adrian Veidt interpretato da Jeremy Irons: il miliardario ormai anziano, infatti, sembra muoversi in una dimensione altra e separata dal mondo, dove vive di ogni agio eppure è anche tenuto prigioniero non si capisce bene da chi. Compie strani esperimenti, soprattutto con i suoi cloni e usa anche lui una strana tecnica di teletraporto per finire su una luna di Giove, dove ammassa i cadaveri dei suoi camerieri fino a formare la scritta “Save me“, prima di essere riportato all’ordine dal Guardiacaccia. A chi è rivolta quella scritta? Chi e dove lo tiene prigioniero? Gli esperimenti della Cavalleria sono un tentativo di riportarlo indietro?

Una delle ipotesi più ricorrenti è che la scritta lasciata da Veidt sia rivolta proprio al Dottor Manhattan, che si trova in esilio volontario su Marte. Non bisogna dimenticare che questo esilio è stato provocato proprio dallo stesso Veidt e dal suo piano, che hanno spinto l’essere dai poteri divini ad allontanarsi dalla Terra per non interferire ulteriormente con gli affari degli uomini. Perché mai dovrebbe aiutare allora il minaccioso Ozymandias? C’è anche chi ipotizza che la reclusione di Veidt sia opera dello stesso Manhattan, il quale con molta probabilità avrà comunque un qualche ruolo negli episodi a venire.

4. Cosa si nasconde nel passato di Will?

Verso la fine dell’episodio, un Wade visibilmente scosso dalle rivelazioni di Keen (e soprattutto dal fatto che l’evento che l’ha traumatizzato per tutta la vita era in realtà una bufala) decide di sottostare al piano e incastra Angela, la quale viene arrestata da Laurie. Prima di farsi catturare, però, la donna ingoia tutte le pastiglie Nostalgia che aveva sottratto al nonno Will, ovvero il responsabile della morte di Crawford. Keene era infatti preoccupato che l’indagine iniziata dalla donna proprio dopo la comparsa del suo vecchio parente potessero ulteriormente minare i propri schemi, anche perché forse sa qualcosa che noi non sappiamo riguardo al vecchio.

È probabile che rivelazioni verranno fatte già nel prossimo episodio proprio grazie a queste pillole Nostalgia: finora sappiamo che non sono altro che dei contenitori delle memorie dell’anziano, quindi è possibile che Angela li riviva. Riusciremo dunque a conoscere meglio questa figura misteriosa, vecchio quasi centenario però capace di impiccare un adulto ben piazzato a un albero? Ma soprattutto: come si collega il suo palesarsi con tutte le storie che si stanno intrecciando su più piani? In questo c’entreranno i suoi legami con Lady Trieu, che lo ospita e che non a caso ha rilevato le proprietà di Veidt?

5. Che funzione ha American Hero Story?

In un momento iniziale dell’episodio, Specchio si gusta il suo barattolo di fagioli in scatola di fronte alla tv mentre guarda il programma American Hero Story. Si tratta di una specie di serie nella serie, tributo neanche troppo velato alle creature di Ryan Murphy tipo American Horror Story e Lindelof ha ribadito più volte che questo gioco metatelevisivo non è da sottovalutare e che ci ha dedicato parecchia perizia. Pare dunque che si debba fare molta attenzione alle storie esagerate e grottesche da soap opera sotto steroidi che vi vediamo rappresentate, perché potrebbero riservare diversi significati nascosti.

In particolare in questo episodio ci si concentra sulla relazione sessuale fra Giustizia Mascherata e Capitan Metropolis. Il loro rapporto ci riporta indietro ai tempi dei Minutemen, ovvero il primo gruppo di supereroi visti nell’universo di Watchmen. Che senso ha questa scelta? Perché soffermarsi su questi due personaggi in particolare? Anche qui potrebbe nascondersi uno snodo cruciale per i prossimi episodi, così come aver presente che tutto l’universo di questa serie ha un suo passato ben definito nel canone aiuterà forse a comprendere che ogni scelta narrativa di adesso, pur apparentemente lontana e bizzarra dalla fonte, ha senso invece solo alla luce di essa.

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