Non lasciamo le università nelle mani dei nazisti

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(foto: Hugo Jaeger/Timepix/The Life Picture Collection via Getty Images)

Il docente di filosofia del diritto finito nella bufera a causa di alcuni tweet apertamente filo nazisti segna una notevole – per quanto prevedibile – evoluzione nelle dinamiche che riguardano l’estrema destra italiana. Emanuele Castrucci, questo il nome del professore ordinario incardinato all’università di Siena, non è la prima – né, con tutta evidenza, sarà l’ultima – personalità pubblica intimamente convinta della bontà del disegno criminale hitleriano. A differenza del passato, però, Castrucci non sembra avvertire la necessità di nascondere al mondo le sue convinzioni e decide anzi di esporle pubblicamente, twittando messaggi razzisti e antisemiti dallo scranno di una cattedra universitaria.

La disapprovazione un tempo riservata agli apologeti delle dittature sembra essere insomma un residuo del passato, come conferma la reazione a caldo del rettore dell’ateneo toscano, che sempre in un tweet  confina a semplici opinioni “a titolo personale” le inaccettabili esternazioni di un suo dipendente.

La vicenda, portata all’attenzione dei media dal giornalista del Foglio Luciano Capone, mette in luce un evidente mutamento nella nostra percezione dello stigma, ma descrive al tempo stesso gli orientamenti e le aspirazioni di un mondo ben più ampio.

Perché Emanuele Castrucci è, tra le altre cose, anche un editorialista del Primato Nazionale  testata vicina a CasaPound, che lo descrive come una firma “di caratura internazionale” – oltre che una personalità ben inserita nei circoli politici senesi. Esponente di una destra residuale solo nelle percentuali elettorali (ma presente in tutti gli strati della società) che per essere definitivamente sdoganata ha bisogno di accreditarsi presso il ceto accademico, come già accaduto nel Ventennio. Ceto accademico rappresentato, in questo caso, proprio da Emanuele Castrucci.

Nella mattinata di lunedì è arrivata la dura marcia indietro dell’università di Siena, che ha condannato fermamente i contenuti pubblicati dal suo docente, dando mandato “agli uffici di attivare provvedimenti adeguati alla gravità del caso”.

Perché nazismo e fascismo non sono un’opinione. Non lo sono per la legge italiana, naturalmente, che si è dotata di misure apposite per prevenire il ritorno a tempi tanto bui; non dovrebbero esserlo nemmeno per il codice etico di un’università, che aspira a essere il punto di riferimento della cultura e dell’istruzione di questo paese e che in quelle ideologie criminali dovrebbe vedere l’esatta negazione della sua missione.

L’università italiana semplicemente non può permettersi un professore che inneggia apertamente al nazismo. Non solo perché nelle aule accademiche culmina il prezioso percorso di formazione degli attori democratici di domani e nemmeno per il sempre valido richiamo ai valori della Costituzione.

Non può permetterselo perché tra i suoi compiti c’è quello di garantire un equo trattamento ai suoi studenti stranieri, alle minoranze etniche e religiose. Comportamento non particolarmente in voga tra chi crede che arabi e africani appartengano “a un’altra specie” rispetto agli indoeuropei.

Piero Calamandrei, tra i più prestigiosi docenti passati dall’università di Siena e fiero antifascista, fu costretto a convivere con l’onta di aver giurato fedeltà a Mussolini pur di continuare a insegnare, per non lasciare l’università nelle mani dei fascisti. Facciamo in modo che quel sacrificio non sia vano.

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