La Puglia gioca la carta cybersecurity per nuove vie nel settore It

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(foto: Thomas Trutschel/Photothek via Getty Images)

La Puglia punta sulla sicurezza informatica, un aspetto decisivo non solo per la Pubblica amministrazione, ma anche per il mondo industriale che continua la sua corsa verso una modalità operativa 4.0.

Il rafforzamento del sistema digitale regionale in generale è una priorità in Puglia, come indica la programmazione triennale Puglia Digitale che guarda al 2021, ma sarebbe impossibile perseguire l’obiettivo senza concentrarsi anche sulla sicurezza informatica.

Un più deciso accento sulla cybersecurity rimette in gioco le sfide dell’information technology pugliese, in nome di un percorso di specializzazione che potrebbe generare ricadute positive per il comparto It e per tutti coloro che si formano accademicamente in Puglia nel segmento dell’informatica e dell’ingegneria. L’International Business Forum dello scorso 7/8 novembre ad Ostuni (era presente la regione, le principali aziende It e grandi player come Ibm, Microsoft, Cisco) ha confermato questa visione, rimarcando il bisogno di un approccio sinergico per far dialogare tutti gli attori sull’importanza della sicurezza informatica, come driver di crescita e sviluppo, ma anche come cultura imprescindibile in una società più connessa.

La creazione di centri di competenza regionali attivi nel campo della ricerca, dell’innovazione e dello sviluppo delle competenze digitali rientra negli interventi prioritari della programmazione, e uno dei poli destinati a sorgere è proprio quello dedicato alla Cybersecurity. Nel territorio, l’attenzione al tema della sicurezza informatica e del contrasto al cybercrime è già la mission di diverse aziende: secondo i dati Unioncamere, a marzo 2019 erano 196 le imprese attive collegate al settore della sicurezza informatica, rappresentando il 7% del totale nazionale.

Lo step propedeutico, per un cambiamento sistematico, è quello di fare massa critica, come spiega a Wired il presidente del Distretto Produttivo dell’informatica Salvatore Latronico: “Il tema è innanzitutto la specializzazione di un territorio. Se un territorio vuole riuscire a scalare sul mercato con le proprie imprese, soprattutto in ambito tecnologico, deve essere in grado di esprimere una massa critica di competenze e prodotti che gli consentano di essere competitivo sullo scenario globale. Deve coordinare le proprie energie al fine di raggiungere questa massa critica: in un modello come il nostro, dove le aziende sono ridotte di dimensioni, può essere l’unica strategia vincente. Abbiamo un bacino di competenze estremamente variegato; sicuramente un approccio potrebbe essere quello di caratterizzare l’azione di queste imprese sulle tematiche della sicurezza, non solo dell’infrastruttura ma degli applicativi e delle organizzazioni”.

La creazione di un centro di competenze, inteso come cabina di indirizzo, rientra in uno dei fattori abilitanti della strategia, come ha indicato l’International Business Forum. Ma, continua Latronico, a Ostuni sono emerse anche altre indicazioni: “Il dato interessante emerso da quel convegno è che il tema della sicurezza afferisce al comportamento umano, ai processi e alle modalità con cui le organizzazioni operano. Non è solo un tema tecnologico. C’è la possibilità nei domini più diversi di creare best practice, pattern per governare il comportamento umano, andando ben oltre l’aspetto tecnologico”.

Creare un sistema di competenze sulla sicurezza digitale, riconoscibile fuori dai confini regionali, renderebbe il territorio più attrattivo, anche per gli stessi laureati del settore It che spesso e volentieri emigrano. Un fenomeno che contribuisce, di fatto, a un disallineamento tra domanda e offerta. È un tema molto sentito dal distretto che ha messo in atto diverse strategie per far sì che il comparto non soffra del mismatching, cioè del divario tra le competenze possedute dai lavoratori e quelle richieste dal mercato del lavoro. Latronico conferma che “c’è una fortissima richiesta che perdura sul fronte degli sviluppatori ma anche di profili di esperti di sicurezza. Il mismatching tra offerta e domanda non è tanto in termini di coerenza dei profili, perché ormai c’è allineamento, quanto in termini quantitativi, perché l’offerta in termini di numeri non regge assolutamente la domanda. Non è solo un problema pugliese ma caratterizza il Paese”.

Il distretto, con più tipologie di iniziative, lavora per qualificare la domanda, per migliorare i rapporti tra mondo delle imprese e formazione anche ai fini di ampliare l’altro bacino nodale, quello degli istituti di formazione superiore. In generale, rimarca il presidente, “c’è da fare un lavoro culturale profondo per raccontare cosa è il settore dell’informatica, cosa richiede, di cosa c’è bisogno, per capire che ha le stesse dinamiche e caratteristiche di altri settori industriali”. Non meno importante è attirare competenze da fuori. Più facile farlo se c’è strategia attrattiva, basata sull’identificazione del territorio con un progetto a lungo termine. E in ambito It, anche la spinta regionale degli incentivi può aiutare, come dimostra ad esempio il caso di Banksealer, startup che si è aggiudicata un finanziamento con il bando TecnoNidi, lo strumento regionale che sostiene le imprese che scommettono sulle aree prioritarie di innovazione. Banksealer è nata a Milano in ambito accademico, al Politecnico, grazie a una ricerca di dottorato, trasformandosi poi in uno spinoff. È una soluzione software basata su un algoritmo statistico che aiuta a rilevare le frodi nei pagamenti, grazie alla creazione di modelli di comportamento degli utenti di internet banking. Il tool non indica solo che la transazione è fraudolenta, ma anche perché appare sospetta. Nato per le banche, si è evoluto anche per il mondo corporate, per individuare le frodi non solo sul ciclo dei pagamenti, ma anche sulla movimentazione di merci e materiali.

Lo sviluppo della parte algoritmica prosegue a Milano, ma lo sviluppo sul fronte software è invece di marca pugliese: come conferma la stessa startup a Wired, l’affidabilità professionale degli sviluppatori pugliesi è alta, merito anche della presenza di importanti aziende nel distretto, e al contempo è più forte la stabilità dei team sul lungo tempo. L’incentivazione pugliese si è quindi tradotta in un vantaggio economico ma anche professionale su cui continuare a scommettere anche oltre il ciclo di finanziamento.

Strategie di distretto, incentivi e visioni sul lungo termine possono quindi fare la differenza, per accrescere l’appeal del settore informatico in Puglia. I cervelli non possono che venire dal mondo accademico, in cui gli immatricolati nei dipartimenti di ingegneria e informatica sono in crescita, come conferma anche Danilo Caivano, docente di ingegneria del software dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e membro del comitato tecnico scientifico del Distretto.

Come conferma a Wired l’accademico, “in Puglia abbiamo una richiesta enorme di profili specializzati sulla sicurezza informatica, è il profilo che cresce di più. A fronte di questo abbiamo un territorio che inizia ad essere sensibile alla richiesta. Gli atenei hanno fiutato l’esigenza a tempo debito. A Taranto, abbiamo un corso di laurea magistrale in sicurezza informatica, un percorso totalmente dedicato, e sono stati introdotti corsi sulla cybersecurity a partire dalla triennale. Il Politecnico di Bari ha istituito un indirizzo dedicato alla sicurezza in un suo corso di laurea magistrale. Le condizioni ci sono, sia sul fronte pubblico-formativo che privato che a sua volta in maniera autonoma si sta dotando di professionisti esperti. Le condizioni ci sono ma bisogna correre”.

A Taranto, ha sede anche il laboratorio di cybersecurity che l’Università degli Studi di Bari, grazie anche ad un co-finanziamento della Regione Puglia, ha attivato e che è dotato di tecnologia Ibm con estensioni cognitive Watson. Caivano, tra i responsabili di questo HackSpace, traccia un bilancio a un anno dal debutto: “È un’esperienza positiva, abbiamo integrato il laboratorio nell’ambito del percorso specialistico sulla sicurezza informatica che ci ha consentito di formare numerosi studenti, i primi si sono laureati la scorsa estate. Stiamo pianificando investimenti per potenziare un’esperienza che ha beneficiato di fondi pubblici regionali a fronte di proposta progettuale del dipartimento di informatica; ora vogliamo mobilitare altre risorse. Continueremo ad avvalerci di Watson per la cybersecurity ma estenderemo la piattaforma con nuovi pacchetti che la stessa Ibm ha proposto. Vogliamo dotarci di una serie di strumenti per la sicurezza applicativa, guardando a tutti quei vendor che vogliono costruire un percorso di crescita”.

Far crescere la consapevolezza sulle opportunità che la cybersecurity offre sarà sempre più importante anche per i diplomati che si trovano al bivio tra lavoro e accademia. Caivano spiega che “il distretto vuole istituire una sorta di summer school in corrispondenza della terminazione degli studi superiori, per fornire formazione verticalizzata su temi di interesse industriale, tra cui la cybersicurezza appunto. Una formazione che si va a collocare nel mezzo per colmare questo gap di competenze”, a prescindere quindi che i diplomati proseguano gli studi o meno.

Gli attori sul territorio in realtà non mancano. E nuove partnership si aprono, facendo dialogare atenei e player di mercato. Recentissima, risale a maggio, l’apertura da parte di EY, di un competence center per la trasformazione digitale in collaborazione con il Politecnico di Bari che si pone l’obiettivo di sviluppare competenze in cinque aree, compresa la digital protection e la cybersecurity, per dare ai professionisti del domani la capacità di sviluppare soluzioni innovative per il mercato. Il piano di inserimento previsto guarda al 2021, con 200 unità.

Nel mondo dell’innovazione, conta anche l’ispirazione, però, oltre alle competenze. Sono le storie di successo a favorire emulazioni positive. E, per coloro che in Puglia si approcciano all’informatica per lavoro e studio, buone energie suggerisce quella di Davide Palma, studente di informatica dell’Università degli studi di Bari e unico pugliese a prendere parte con la nazionale italiana di cyber security all’ European Cyber Security Challenge 2019 di Bucarest, gara continentale organizzata dall’Agenzia europea per la sicurezza delle reti dell’informazione (Enisa), che ha visto a ottobre il team italiano arrivare secondo solo ai padroni di casa della Romania.

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