L’ultima legge di Putin marchia i giornalisti esteri come “agenti stranieri”

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(foto: Andrey Rudakov/Getty Images)

Il presidente russo Vladimir Putin ha firmato una legge che consente al governo di considerare giornalisti, blogger e utenti di social network non russi come “agenti stranieri”. Di fatto, la legge è un ampliamento di una legislazione del 2012 che dava il potere alle autorità russe di etichettare le ong nella stessa maniera. Quest’ultima è stata poi nuovamente modificata nel 2017, estendendo la stessa possibilità nei confronti delle testate giornalistiche straniere. L’introduzione di questa categoria è una sorta di risposta a un comportamento simile di Washington: nello stesso anno infatti, il governo degli Stati Uniti aveva dichiarato la televisione Rt, finanziata dal governo russo, un agente straniero.

Il nuovo provvedimento interessa chiunque scrive e diffonde contenuti ricevendo pagamenti dall’estero o da enti russi finanziati da fondi internazionali. In questo caso potrà essere considerato un agente straniero e venir sorvegliato in maniera particolare. Come spiega la Tass, sarà il ministro della giustizia a essere incaricato di registrare tutti gli agenti stranieri attivi in Russia in un elenco specifico, dopo aver consultato il ministero degli esteri. La presenza nella lista diverrà obbligatoria per svolgere il lavoro in Russia. Ma non finisce qui: il soggetto – che alla fine è nella maggior parte dei casi una persona che svolge un’attività informativa – dovrà anche specificare nelle pubblicazioni il suo status di agente straniero.

Nella legge si prevede inoltre la possibilità da parte del governo russo di bloccare i siti internet degli agenti stranieri nel caso in cui le informazioni pubblicate violassero le norme russe. Si capisce dunque come l’ultima decisione di Putin abbia ricevuto moltissime critiche essenzialmente incentrate su l’accusa di limitare ulteriormente la libertà di stampa. Seppur non citato in maniera espressa nel testo che l’obiettivo fossero i giornalisti, la situazione era apparsa già piuttosto chiara quando Leonid Levin – presidente della commissione per le politiche dell’informazione, l’information technology e la comunicazione della Duma – aveva spiegato alla stampa che “se qualcuno scrive notizie inerenti la situazione socio-politica, rischia molto probabilmente di finire nell’elenco”.

Le critiche

Già prima dell’entrata in vigore del provvedimento moltissimi gruppi come Human Rights Watch o il comitato di protezione dei giornalisti hanno iniziato una battaglia di opposizione a quanto stava avvenendo, poiché – come hanno scritto in una nota – la legge avrà “un impatto dannoso sul panorama già restrittivo del giornalismo indipendente in Russia”. Nello stesso documento, firmato anche da Amnesty International e Reporters sans frontières, si legge anche che “ogni coinvolgimento con un media straniero potrà far rischiare il giornalista di essere etichettato come agente straniero”. Per queste associazioni la legge non è altro che uno strumento per silenziare le voci di opposizione e i blogger, che in Russia svolgono un ruolo molto importante nell’informare l’opinione pubblica.

Prima dell’approvazione di questa modifica erano già finite nella lista degli agenti stranieri Radio Free Europe e Voice of America, rispettivamente finanziati dal Congresso statunitense. Un reporter della rete radiofonica ha denunciato in un pezzo proprio il clima di diffidenza e di mancanza di dialogo fra gli attori pubblici e i giornalisti a Mosca. Anche l’associazione del leader dell’opposizione a Putin, Alexei Navalny, ovvero la Anti-Corruption Foundation (Fbk), è finita negli scorsi mesi nella lista degli agenti stranieri, perché avrebbe ricevuto – secondo il ministero della giustizia russo – fondi internazionali anche se l’informazione è stata smentita dagli stessi dirigenti.

Libertà di stampa in Russia

Secondo l’ultimo rapporto sulla libertà di stampa di Reporters sans frontieres la Russia occupa una posizione molto bassa nella classifica che elenca gli stati dal più rispettoso di questo diritto al meno. Il paese guidato da Putin risulta uno di quelli in cui questa libertà è compromessa. “Le pressioni sui media indipendenti” – si legge – “non smettono di intensificarsi dal 2011 con leggi liberticida o blocco dei siti d’informazione”. Nell’analisi della Russia, l’associazione, che si dedica alla tutela globale della libertà di stampa, riporta proprio che “le principali organizzazioni che difendono i media sono state dichiarate agenti stranieri”. Si capisce dunque che con l’entrata in vigore dell’ultimo provvedimento, la Russia potrebbe scivolare ancora più in basso nella classifica.

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