Milano sa di avere l’aria (e la percezione di sé) tra le più inquinate al mondo?

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Milano ha tanti primati, raccontano. Il Pil va al doppio della velocità del resto d’Italia, le startup spuntano come funghi, l’occupazione è a livelli record, gli investimenti stranieri scorrono a fiumi, il turismo nell’ultimo decennio è cresciuto più che in ogni altra città. Le week di settore, le rassegne culturali, gli ospiti internazionali, i boschi verticali, i parchi minimalisti orizzontali contribuiscono, assieme agli elementi sopra, a fare del capoluogo lombardo la città più vivibile d’Italia. A Milano si sta meglio che in ogni altra parte d’Italia, sembrerebbe. Forse del mondo. Ed è anche vero, per una parte della popolazione cittadina, più o meno quella che vive all’interno della circonvallazione – la prima cinta, sia chiaro, non quella dove passa la 91. Ma il resto delle persone se ne fa poco di questi primati, che non sono altro che la versione narrativa di una scopa con cui nascondere sotto il tappeto tutte le problematiche che ci sono, ma le cui evidenze statistiche sono troppo poco milanesi. Si fa finta esse non esistano per qualche strano meccanismo di autodifesa nel migliore dei casi, per rivendicare un’esclusività di cui spesso si è le prime vittime, nel peggiore. “Sì ok ma i problemi ce li ha anche Londra, o New York”, vi diranno. E quindi, tanto vale non parlarne.

Milano e lo smog, foto Fabrizio Di Nucci/NurPhoto via Getty Images

Milano ha tanti primati, non raccontano. È la città con gli affitti più alti e insostenibili d’Italia, è la città dove l’anno scorso gli sfratti per morosità sono aumentati del 600%, è la città dove una persona ogni sette vive sotto la soglia di povertà, è la città che più sta vivendo il ritorno nel consumo di eroina. E via così. Questa parte dolente esiste, si percepisce, si vede camminando in città. Non è che bisogna andare appositamente nei quartieri sbagliati, basta non andare nei quartieri giusti, che sono molti meno di quanto si creda. Il racconto di questa Milano viene però soffocato da quello che qualcuno di recente ha chiamato, giustamente, “l’ufficio stampa collettivo della città-stato”. Che non è Milano tutta, come si sbaglia a raccontare, ma una bolla minoritaria che ha i network sociali e i mezzi materiali per sovrastare la restante narrazione, quella realistica.

Com’è green ed eco-friendly Milano, com’è ecologicamente all’avanguardia Milano. E infatti Milano primeggia anche qui. Ma, sorpresa!, in negativo. È la città più inquinata d’Italia, facendo a spallate con Torino in quanto a esempio nazionale meno virtuoso. E almeno qui si rivela la prima della classe del nostro Paese, che preso in blocco, è primo in Europa per morti da polveri sottili. A inizio marzo, a 50 giorni dall’inizio dell’anno, il capoluogo lombardo aveva già esaurito il suo bonus annuale di 35 giorni di sforamento del limite di PM10. Nel 2018 quel limite l’ha più che raddoppiato, arrivando a 79 giorni. Secondo un’elaborazione di Legambiente sulla base dei dati Oms, inoltre, Milano presenta i valori peggiori a livello europeo per concentrazione media annuale di polveri sottili.

Secondo un altro studio pubblicato dall’International Council on Clean Transportation (ICCT) – l’organo che ha svelato il dieselgatel’area urbana milanese è quella che fa registrare il numero maggiore in tutto il mondo di morti premature ogni 100mila abitanti attribuibili all’inquinamento atmosferico causato dai trasporti. Ma Milano e la Lombardia sono oggi anche l’area italiana dove maggiore è l’incidenza del traffico illecito dei rifiuti e dei relativi roghi tossici, con tutte le conseguenti emissioni di sostanze nocive nell’aria.

Però quanto è cool Milano. Sì, perché tendenzialmente a primeggiare nelle logiche Seo sono altre narrazioni del tema ambiente meneghino. Provare per credere, basta digitare “inquinamento Milano” nella sezione notizie di Google. Il vaso da balcone hi-tech Arianna per combattere le emissioni, il nuovo murales mangia-smog, il giardino anti-emissioni e anti-afa che salva dallo stress e tutela l’ambiente, i tre milioni di alberi che verranno piantati in città entro il 2030. È questo che cannibalizza la scena.

Il problema è che a continuare a celebrare il modello Milano e, in questo caso specifico, le sue iniziative ad alto impatto Instagram ma che nel concreto (almeno oggi) finiscono per spostare le cose di un millimetro se tutto va bene, si finisce per voltare le spalle a quelle che sono le urgenze del momento. Ci si tappa gli occhi sull’emergenza ambientale in corso, si dimentica che non solo Milano è parte del problema ma anzi, a vedere i dati sulle emissioni e le morti da inquinamento, è più problema degli altri. Davvero ci interessa di più che Milano sia la città con la mobilità più sostenibile d’Italia, piuttosto che il fatto che l’area B abbia rivelato come a Milano circolino ogni giorno un milione di automobili, invece delle 600mila che si pensava?

Ma questo dell’inquinamento, in fondo, è solo un pretesto. Per dimostrare che basta poco per smontare il mito Milano, che in realtà neanche esiste, se non nella parte privilegiata della popolazione cittadina, e semmai anche in quella minoranza autoproclamatasi tale a causa di un complesso di inferiorità verso chi si gode la Milano delle classifiche di vivibilità. Lo stesso lavoro si potrebbe fare con i tanti altri temi su cui Milano fa segnare risultati negativi. Le periferie abbandonate, la questione abitativa, la precarietà lavorativa, la vita degli studenti e dei neo-entrati nel mondo del lavoro in una città che ha gli affitti di Londra e gli stipendi di, uhm, Milano, che fino a prova contraria resta in Italia. Il primo errore è non considerare questa Milano, il secondo è considerarla un’altra Milano. In realtà Milano è anche e soprattutto questa, semplicemente non ha un buon ufficio stampa che sappia raccontarla.

È questo il grande problema di Milano, quello di essere analizzata in termini relativi, non assoluti. Milano eccelle nella narrazione, da una parte per l’abilità di chi la racconta, dall’altra per il suo “fare meglio di”, che non vuol dire fare bene. Il problema è che a continuare a negare la vera Milano, si finirà per spianare la strada a una tensione sociale che già c’è, ma che per ora si vuole e si riesce a silenziare.

Parlare della Milano silenziata – quella dell’inquinamento, del disagio abitativo e via dicendo – non significa fare il male di Milano, quanto l’esatto contrario. Aiutarla a essere più inclusiva, più sostenibile, più virtuosa di quanto già non sia sotto molti aspetti. Aiutarla, insomma, a essere più cool. Per davvero.

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