Le accuse per il disastro di Rigopiano sono state archiviate

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(foto: Vigili del fuoco/Getty Images)

Il giudice per le indagini preliminari Nicola Colantonio del tribunale di Pescara ha deciso di archiviare le accuse nei confronti di 22 persone che erano indagate per il disastro dell’Hotel Rigopiano, dove persero la vita 29 persone. Fra questi figurano anche tre ex presidenti della regione Abruzzo: Luciano D’Alfonso, Ottaviano Del Turco e Gianni Chiodi. La decisione dà ragione al procuratore capo di Pescara Massimiliano Serpi e al sostituto Andrea Papalia, che nel novembre 2018 avevano chiesto 18 archiviazioni, alle quali si erano opposti i legali dei familiari delle vittime. La vicenda riguarda l’albergo di Farindola sul Gran Sasso che il 18 gennaio del 2017 fu travolto da una valanga di neve e quasi interamente distrutto dopo una scossa di terremoto.

Le motivazioni

Il gip sostiene che “non si ritiene che gli elementi investigativi indicati negli atti di opposizione (in quanto irrilevanti) possano incidere sulle risultanze investigative, precise ed esaustive, raccolte dal pm, non potendo sminuire le considerazioni da questi assunte nella richiesta di archiviazione e condivise da questo giudice”. Quindi, ha specificato che “le risultanze investigative non permettono di sostenere l’accusa in giudizio”. Non va dimenticato che all’inizio la procura aveva chiesto l’incriminazione di tutti gli indagati per reati quali disastro colposo, lesioni plurime colpose, omicidio plurimo colposo, falso ideologico, abuso edilizio, omissione d’atti d’ufficio, abuso in atti d’ufficio e vari reati ambientali. In un secondo momento poi, la stessa procura aveva deciso di fare marcia indietro chiedendo l’archiviazione al gip.

Riguardo i politici coinvolti non si ritiene di procedere in quanto, si legge nell’ordinanza, non venne indicata la necessità di procedere il prima possibile ad una carta di localizzazione probabile delle valanghe estesa anche nell’area della tragedia. Per questo i presidenti di regione e l’assessore delegato alla Protezione civile che si sono succeduti nel governo dell’Abruzzo “non possono ritenersi responsabili per non aver emanato, in tempo utile, i provvedimenti necessari”, ovvero una apposita carta delle valanghe.

Nel caso dei ritardi nei soccorsi invece “nessun inadempimento, o ritardo, può rivelarsi nella valutazione della tempistica di attivazione del Comitato Operativo per le Emergenze (Core) da parte dei soggetti responsabili, in conseguenza del verificarsi degli eventi sismici del 18 gennaio 2017”, spiega sempre il gip Colantonio, specificando anche come “D’Alfonso, dichiarando formalmente lo stato di emergenza in data 12 gennaio 2017, aveva implicitamente già autorizzato (ben cinque giorni prima della tragedia) il dirigente del servizio ad attivare il Core”.

Gli scagionati dal processo

Oltre ai tre ex governatori, escono così dal processo gli assessori che si sono succeduti alla Protezione civile e, tra gli altri, un ex sottosegretario alla Giustizia Federica Chiavaroli; l’ex vicepresidente della Regione Abruzzo Enrico Paolini; l’ex direttore generale della Regione Abruzzo Cristina Gerardis e il responsabile del 118 Vincenzino Lupi. Viene archiviata anche la posizione di Daniela Acquaviva, funzionaria della Prefettura di Pescara nota per avere risposto telefonicamente al primo allarme lanciato telefonicamente dal ristoratore Quintino Marcella, la quale però resta imputata nel procedimento bis per depistaggio.

Le reazioni

Apprendiamo con sommo dispiacere delle decisioni del gip Colantonio” scrive il Comitato delle Vittime di Rigopiano su Facebook. “Pur rispettando e accettando con rispetto tale dispositivo, ci sentiamo in dovere di continuare la nostra battaglia a sostegno dei famigliari che ci hanno creduto e che si sono opposti alle richieste di archiviazione” continua la nota.

Comincio a pensare che alla fine la colpa sarà di chi stava in hotel, di chi lavorava a Rigopiano e di chi c’è andato in vacanza” è invece il commento Alessio Feniello, padre di Stefano, una delle vittime, che parla dell’archiviazione come di un “duro colpo che fa molto male”.

Né io, né i colleghi del mio team, gli avvocati Gabriele Germano, Massio Reboa, Silvia Rodaro, Maurizio Sangermano e Roberta Verginelli, avevamo proposto opposizione all’archiviazione per alcuni indagati in quanto condividevamo e condividiamo sul punto le posizioni della Procura della Repubblica di Pescara” dichiara, come riporta Adnkronos, invece, l’avvocato Massimo Reboa, legale di alcuni familiari delle vittime di Rigopiano. ”Quindi non siamo stupiti dell’ordinanza odierna del gip Nicola Colantonio”.

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