Perché per i social network è venuta l’ora di “diventare grandi”

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Peter Pan (dal film Disney, Youtube)
Peter Pan (dal film Disney, Youtube)

Negli ultimi anni i social network sono entrati nell’occhio del ciclone di regolatori e opinione pubblica per le numerose e continue scelte discutibili fatte in diversi campi, dalla rimozione di alcuni post alle ultime scelte in campo di sponsorizzazioni politiche.

Le rimozioni “erronee” di TikTok

L’ultima notizia riguarda TikTok, il social network cinese, dove oltre un miliardo di adolescenti posta ogni giorno video di quindici secondi in cui i protagonisti cantano e ballano. TikTok ha ridotto la visualizzazione dei video postati da utenti con disabilità impedendo loro di essere visti fuori dal proprio Paese. L’intenzione dell’azienda era quella di limitare la portata  di quei contenuti che potenzialmente sarebbero potuti essere vittima di bullismo. Il risultato è stato quello di censurare di fatto persone con disabilità.

Se questo può essere derubricato come un errore in buona fede, di certo non si può dire lo stesso del video di Feroza Aziz. L’adolescente ha dovuto girare un filmato in cui fingeva di dare informazioni su come aggiustarsi le ciglia e invece parlava della repressione del governo cinese contro la minoranza degli uiguri. In questo caso è difficile nascondersi dietro un errore di valutazione visto che i contenuti che riguardano libertà d’espressione o temi caldi come le proteste di Hong Kong sono presi di mira dall’intelligenza artificiale e dai moderatori che prontamente provvedono a eliminarli. 

Facebook e i problemi che non finiscono mai

Non che la situazione dall’altra parte del Pacifico vada tanto meglio. Dopo Cambridge Analytica Facebook è sotto costante osservazione per l’uso che fa dei dati che possiede sui suoi utenti e sulle modalità con cui li cede ad aziende terze e per quali scopi, grazie anche al Gdpr, il nuovo regolamento europeo sulla privacy. Tornando ai contenuti rimossi per errore, la scorsa settimana la pagina delle Sardine è stata rimossa per alcune ore. In Italia si pensava subito al complotto di un’azione organizzata di gruppi di destra ma secondo Facebook in realtà si è trattato solo di un errore dell’algoritmo che aveva identificato la pagina come promotrice di spam. E dopo averlo segnalato, la pagina è tornata online.

Non di errore si è trattato quando sono state rimosse numerose pagine legate a gruppi e partiti di estrema destra in Italia. In quel caso si è trattato di una scelta volontaria di Facebook che ha applicato le sue linee guida sul tipo di contenuti ammessi sul social blu. Anche in questo caso dubbi sulla legittimità di questa azione sono stati posti: è accettabile che un’azienda privata scelga di eliminare pagine e profili anche di politici eletti dai cittadini quando condividono pensieri e parole d’odio, per quanto questi non siano condivisibili? 

Quando un social passa dall’adolescenza all’età adulta?

In generale la grande domanda resta: fin dove le linee guida di un’azienda privata possono prevalere sulla libertà d’espressione e sul rispetto dei diritti fondamentali riconosciuti dalla maggioranza della comunità internazionale? Come abbiamo spiegato su Wired, la moderazione dei contenuti di oltre due miliardi di persone non è un affare semplice e a Facebook, per esempio, coinvolge moderatori, ingegneri e algoritmi che rivedono costantemente le proprie decisioni. TikTok per il momento non pare aver preso in considerazione che da grandi poteri derivano grandi responsabilità.

Forse per via della crescita vertiginosa o perché il tipo di contenuti sono per lo più molto leggeri e indirizzati a un pubblico molto giovane, che normalmente non dovrebbe parlare di politica o violenza. Ma come abbiamo visto, tutto può succedere da un momento all’altro e in tal caso bisogna farsi trovare pronti, perché quando hai nelle mani oltre un miliardo di utenti il passaggio all’età adulta deve essere piuttosto veloce.

La moderazione dei contenuti sarà la nuova sfida

Il senso di responsabilità può diventare allora uno strumento per curare al meglio la propria immagine. Certo molto dipende dalla propria credibilità. Prendiamo il caso dei post politici sponsorizzati. Zuckerberg a settembre aveva annunciato che non avrebbe limitato questi post né avrebbe verificato se quanto dichiaratovi fosse vero o meno. Il motivo? Difendere la libertà d’espressione e la possibilità di quei politici meno conosciuti di farsi conoscere, anche quando non si hanno a disposizione milioni di follower. 

Anche se c’è un fondo di verità in quell’affermazione, di fronte all’attacco di Alexandra Ocasio Cortez Zuckerberg non è riuscito a controbattere e l’opinione pubblica di tutto il mondo si è schierata largamente con la Cortez. Questo nonostante qualcosa di quanto detto da Zuckerberg sia vero: perché mai una società privata dovrebbe decidere cosa è vero e cosa non lo è? Peccato che la credibilità del fondatore di Facebook sia pressoché inesistente e quindi sia facile poter dire che il vero motivo è che il social non vuole rinunciare ai proventi di quelle sponsorizzazioni. Questo a prescindere che sia vero o meno.

A dimostrazione che l’etica e le scelte su come moderare i contenuti possano essere sempre di più strategiche, Jack Dorsey un mese fa annunciava su Twitter che l’uccellino non avrebbe più concesso a partiti e politici di sponsorizzare post. Dorsey ne approfittò per lanciare una frecciatina al collega Zuckerberg, dicendo che la scelta non aveva nulla a che fare con la libertà d’espressione perché non si trattava di censurare dei contenuti bensì di impedirne una diffusione non organica ma forzata dalla sola capacità di spesa. Anche Google dal canto suo ha deciso di cambiare le regole per la sponsorizzazione dei messaggi politici vietando le fake news.

Spingere sui valori

Ora c’è un nuovo gigante in città e viene da un Paese come la Cina non conosciuto per il suo alto livello di democrazia, un Paese dove TikTok non ha rivali visto che le applicazioni made by Facebook non sono scaricabili lì e Google non è il sinonimo di motore di ricerca. Potrebbe dunque essere l’occasione giusta per i giganti della Silicon Valley per farsi promotori attivi della tutela dei diritti umani, prevedere maggiori meccanismi di salvaguardia per gli utenti, migliorare il rispetto della privacy in modo da mostrare al mondo che queste scelte contano, hanno un impatto sulle vite di tutti e scegliere un social piuttosto che un altro non è più solo una questione di faccine ed emoji.

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