Nissan Leaf, ecco come rigenerare e risparmiare energia

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La mobilità è sostenibile e “eco” anche a Natale, almeno a Parigi dove Nissan Leaf grazie alla sua tecnologia e all’energia che è in grado di produrre si è trasformata in Tree, un’installazione luminosa che fa bella mostra di sé tra le strade della capitale francese.

La vettura è stata decorata con migliaia di led, palline luminose e persino una renna, alimentati dalla stessa auto, e mostra a tutti la possibilità che la mobilità alternativa ha di generare energia. Una potenzialità spesso dimenticata perché, in quanto automobilisti, stiamo ancora facendo fatica ad assimilare il passaggio al motore elettrico. Grazie alla tecnologia del V2X (dal veicolo alla rete di casa o quella pubblica) le batterie della nuova Nissan la rendono in grado di generare e conservare energia per poi scambiarla sia con la struttura pubblica sia con quella domestica.

Da diversi anni la casa giapponese è impegnata in sperimentazioni di questo tipo, anche nel nostro paese dove al momento la legge non ne consente l’utilizzo se non in via sperimentale. Per avere un’idea della portata del fenomeno V2X e le sue potenzialità è bene sapere che con la media annua percorsa con una Leaf (18.000 km) è possibile “produrre” 744 kWh. Una cifra paragonabile al 20% del consumo medio domestico di una famiglia europea che fa capire come l’auto in futuro potrà  contribuire in misura non indifferente al fabbisogno energetico famigliare.

Leaf nasce nel 2010, è stata la prima vettura in commercio mossa solamente da un propulsore elettrico, un primato che fino ad ora le ha permesso di raggiungere le 440.000 unità vendute. La nuova versione vanta una batteria da 40 kWh e una potenza di 110 kW (150 CV, rispetto ai precedenti 109), mentre l’autonomia dichiarata è di 270 km con una ricarica (che possiamo confermare dopo oltre un mese di prova), per un’accelerazione da 0-100 km/h in poco meno di sette secondi.

Alla capacità di produzione d’energia contribuiscono le tecnologie della Leaf basate sulla frenata rigenerativa. La funzione E-Pedal consente a chi è alla guida di partire, accelerare, rallentare e fermarsi usando solo il pedale dell’acceleratore (comodo e poco stancante per il circuito cittadino), accumulando kWh sia in frenata sia in decelerazione grazie all’energia cinetica. Alla guida tradizionale basata sull’utilizzo del freno è invece legata la modalità di marcia “B” che sfrutta e immagazzina kWh a ogni pressione del pedale.

Da non dimenticare gli altri sistemi tech presenti, una lunga lista che va dall’assistenza alla guida alla connettività: l’infotainment da 7” per Apple Car Play e Android Auto, comandi al volante, sensore luci, sensore pioggia, sedili anteriori e posteriori riscaldabili, ProPilot per il mantenimento della corsia, della velocità e della distanza di sicurezza in autostrada e ProPilot Park dedicato a chi litiga con il parcheggio e preferisce automatizzare la manovra. A questi s’aggiungono il monitoraggio dell’angolo cieco, il riconoscimento dei segnali stradali, la frenata automatica con riconoscimento dei pedoni e dei ciclisti e i controlli di stabilità e trazione.

Leaf rappresenta un ottimo compromesso tra prezzo (listino a partire da 36.700 euro, incentivi a parte), prestazioni e consumi, è silenziosa e con una risposta lineare e senza scatti, magari non divertente da guidare come le supersportive californiane a batterie tanto in voga, ma sicuramente affidabile e perfetta per chi si muove in prevalenza su brevi distanze o in città.

In un panorama in cui tutte le case automobilistiche sono “salite sul carro dell’elettrico” in tempi relativamente recenti, Nissan – in termini di ricerca e sviluppo – vanta anni di vantaggio rispetto ai concorrenti. Una tempistica che si traduce in affidabilità e lo stato dell’arte in termini di soluzioni tech.

Si tratta di elementi in grado di rassicurare l’automobilista italiano desideroso e consapevole di voler cambiare modo di spostarsi, ma anche spaesato da un panorama della mobilità sostenibile che resta da comprendere in tutte le sue sfaccettature (per esempio, dove troveremo l’energia necessaria su larga scala) e ancora da sviluppare appieno in termini d’offerte di rete di ricarica e colonnine sul nostro territorio.

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