Instagram, tutte le novità del 2020 (secondo l’esperto)

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Negli ultimi anni è diventato il social preferito di giovani e giovanissimi. Così a Instagram hanno affidato le loro sorti anche personaggi famosi e brand fino a portare alla nascita di vere e proprie icone come Chiara Ferragni. Ma, come tutte le stelle del microcosmo di Facebook, Instagram non sta mai ferma e propone ai suoi adepti sempre nuove sfide. Negli ultimi mesi questo ha portato, per esempio, al sorpasso delle stories sui post e alla nascita dei nano-influencer.

Per saperne di più abbiamo chiesto a Francesco Mattucci, fotografo e Instagramer, autore di corsi sul tema presso l’agenzia Primopiano e co-founder di Garage Raw, la prima instagram marketing agency italiana, cosa succede e cosa possiamo aspettarci dal social network fotografico nel 2020. Tra guerra ai bot e l’arrivo di una funzione che ricorda molto da vicino… TikTok.

Mattucci, cosa è cambiato in Instagram negli ultimi tempi?

“Il team di programmatori continua incessantemente a sviluppare l’app anche se a volte le modifiche sono impercettibili. All’ordine del giorno c’è la guerra ai bot: è stato annunciato che Instagram permetterà di accedere a un account tramite un solo dispositivo alla volta, questo significa che app di terze parti (tipo programmi di automazione o bot appunto) non potranno operare se l’account al quale sono agganciati è autenticato in un altro dispositivo.
 Poi c’è stato il sorpasso delle Stories: una ricerca di Socialbakers pubblicata a novembre afferma che, in termini numerici, hanno superato i post 51% a 49%. Questo conferma la sempre maggiore importanza che hanno le stories, uno strumento pensato per una comunicazione più real time che non intasano il feed e generano molta partecipazione anche grazie a sondaggi, domande, quiz, chat”.



E gli influencer? È vero che ora funzionano quelli piccoli, i cosiddetti nano-influencer? Ma chi sono?

“I nano-influencer hanno account compresi tra i 1000 e i 10mila follower, sono concentrati su nicchie di mercato precise e molto verticalizzate, e hanno percentuali di engagement vicine al 10% quindi molto alte. Rivolgendosi a un pubblico circoscritto spesso risultano più autentici e originali rispetto agli influencer classici e i messaggi che veicolano, riferiti al loro settore, raggiungono praticamente tutti i loro fan. Oltretutto hanno un costo inferiore e spesso non sono mediati da agenzie semplificando molto le operazioni contrattuali e di ingaggio. Ma sono più difficili da gestire poiché spesso non si tratta di professionisti del settore ma di amatori e/o appassionati per i quali Instagram non è una professione ma unicamente un sistema con il quale arrotondano le proprie entrate”.

In questi anni la febbre da Instagram ha portato alla nascita di account fasulli usati come finti follower. Come li si riconosce?

“Generalmente si tratta di profili creati da bot-farm in maniera automatica allo scopo di seguire migliaia di persone (sì, se compri follower questo è quello che si ottiene in cambio di denaro, account fasulli). Questi account valgono unicamente come numero, non compiranno mai alcun tipo di interazione con l’account che iniziano a seguire e, di conseguenza maggiore è il loro numero, maggiore sarà il danno provocato all’engagement del profilo. Riconoscerli non è facile, ma possibile: i meno evoluti hanno nickname senza senso, spesso composti da una serie di caratteri alfanumerici, sono privi di immagine profilo e di biografia e hanno pubblicato solo 3/4 contenuti. I più raffinati invece hanno informazioni più complete ma spesso sono riconoscibili dal fatto che, a fronte dell’essere seguiti da 50/100 persone ne seguono 6000/7000. I tool per scovare gli account che non interagiscono con il tuo profilo esistono, ma ne sconsiglio fortemente l’utilizzo. Sono sistemi automatici e quindi si basano su regole che non possono essere efficaci in tutte le situazioni e sono sempre applicazioni di terze parti alle quali, per poter essere utilizzate, dobbiamo fornire le credenziali di accesso del nostro account, pratica rischiosissima per la sicurezza dello stesso”.

Instagram e il suo algoritmo sono sempre meno generosi. È più difficile ottenere follower e like. Qualche trucco?

“Nel tempo l’algoritmo di Instagram, al fine di massimizzare la monetizzazione, ha sempre più ristretto la portata organica dei post o delle stories dei nostri account. Purtroppo non esiste una soluzione che non sia quella di seguire le solite pratiche virtuose, ossia creare molto engagement con il proprio pubblico, realizzare contenuti rilevanti, pertinenti e sorprendenti, clusterizzare (ossia inserire in una nicchia specifica, ndr) quanto più possibile il proprio profilo. È poi diventato indispensabile dedicare un piccolo budget alla promozione di ogni singolo post, attraverso la pubblicità, scegliendo attentamente il pubblico al quale andremo a proporlo”.

Quanto è importante specializzarsi in una nicchia?

“Far capire a Instagram di che cosa parliamo, quali sono le nostre passioni, cosa amiamo vedere ci aiuta ad essere più visibili e, soprattutto, più ricercabili. Se il nostro account appare nella sezione ‘esplora’ di persone con interessi simili ai nostri diventa più facile che queste inizino a interagire con noi. Quindi cerchiamo sempre di creare contenuti in linea con il nostro profilo, scegliamo attentamente gli account da seguire (se la fidanzata non ha la passione per il calcio e noi gestiamo l’account di una squadra professionistica dovremo smettere di seguirla…) e interagiamo solo con profili affini al nostro”.



Cosa potrebbe succedere ora che Instagram pare abbia deciso di sperimentare lo stile TikTok?

“Reels, per ora offerto solo in Brasile (dove TikTok non è ancora così popolare), è una funzione sita all’interno delle Stories che offre sostanzialmente funzioni simile a quelle del social cinese. Al termine della fase di test la possibilità di creare video musicali di 15 secondi sarà offerta a tutti e, la mia opinione, è che il gruppo di Zuckerberg infliggerà un duro colpo a TikTok. Gli utenti che hanno già vasto seguito su Instagram si ritroveranno infatti nella condizione di poter offrire al loro pubblico contenuti simili senza dover per forza ripartire da zero su un’altra piattaforma. Alla stregua di ciò che è già accaduto nel 2016 con le stories contrapposte a Snapchat, a mio parere Reels relegherà TikTok in una nicchia”.

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