Le migliori profezie apocalittiche del decennio

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(foto: Gremlin/Getty images

Se cercate su Google qualcosa come “failed predictions“, ai primi posti troverete dei siti che cercano di dimostrare come gli odiati scienziati e ambientalisti abbiano previsto più volte che, già in questo decennio, il mondo sarebbe finito. L’obiettivo è come sempre screditare la difesa dell’ambiente in tutte le sue forme, e in particolare quella che ci dettano gli studi climatologici. Questi elenchi, compilati da think tank negazionisti, selezionano ad arte citazioni apparse sui media e le presentano come se si parlasse di un consenso planetario. Come ci si può fidare dei climatologi se avevano previsto un’era glaciale che non si è verificata?

La trappola retorica è condita con riferimenti all’apocalisse scampata, ma la letterale fine del mondo non ha nulla a che vedere con gli allarmi lanciati dalla comunità scientifica, e finora ignorati. Viviamo già in una crisi climatica, ampiamente prevista da decenni, e il peggio deve ancora venire. Ma l’apocalisse è un altro concetto, associato al fanatismo, e forse è significativo come questa parola sia usata più da chi commenta, spesso col dito alzato, le narrazioni usate da chi cerca di muovere le coscienze, che dai diretti interessati. Anche l’attivista climatica più in vista del momento, Greta Thunberg, che come i soloni ci insegnano non è scienziata, non sembra usare questa parola nei suoi discorsi. Forse perché, per definizione, l’apocalisse è inevitabile, e non sarebbe logico battersi per cambiare le cose.

Purtroppo le apocalissi previste nell’ultimo decennio, di cui volendo possiamo sorridere, sono ben altre.

Il fenomeno 2012

Sono passati solo 8 anni, ma sembra storia antica. In breve: secondo una profezia attribuita ai Maya, il 21 dicembre del 2012 (o giù di lì) al mondo sarebbe successo qualcosa di epocale. Per gli ottimisti, saremmo entrati in una nuova era di trasformazione spirituale, per i pessimisti era la data della fine del mondo. La presunta profezia parte in realtà dal calendario dei Maya, che avevano un complesso sistema di misurazione del tempo. Secondo l’interpretazione più popolare (perché non è facile correlare due calendari così diversi) a dicembre del 2012 sarebbe terminato il tredicesimo baktun, un ciclo di 394 anni. È possibile che i Maya considerassero questa tappa particolarmente importante per qualche motivo, ma nulla del poco che ci hanno lasciato in merito fa pensare all’apocalisse. Anche se le interpretazioni specifiche variano, si può dire tranquillamente che nessun mayanista mainstream ha mai dato all’equazione fine calendario=fine dei tempi.

Ma alcuni autori, già negli anni ’70, seminarono il dubbio che un’antica civiltà avesse calcolato la fine dei tempi. Da allora la leggenda ha fermentato, soprattutto nel sottobosco New Age, fino a esplodere in un fenomeno mediatico globale all’avvicinarsi della data fatidica. Per molti di noi è stato un gioco ma, per i motivi più diversi, ci sono persone che hanno creduto seriamente alla prossima fine del mondo. Una cuccagna per i venditori di articoli da sopravvivenza. Ma cosa avrebbe causato, di preciso, l’apocalisse? Anche qui, nessun indizio dai Maya, ma le ipotesi più comuni riguardavano qualche cataclisma cosmico. Se escludiamo la produzione del film 2012 e altri tentativi pacchiani di capitalizzare il fenomeno, l’abbiamo scampata.

Il pianeta proteiforme: Nibiru

Ci siamo dimenticati dei Maya, per ora, ma non ci è concesso lo stesso lusso con Nibiru, il pianeta killer. La storia del fantomatico pianeta errante in rotta di collisione con la Terra risale agli anni ’90: l’allarme è stato lanciato dagli alieni di Zeta Reticuli per bocca della Nancy Lieder, sedicente contattista (cioè che godrebbe di un telefono rosso telepatico con gli extraterrestri). L’invenzione di Nibiru risaliva però ai libri pseudoarcheologici di Zecharia Sitchin (morto nel 2010): la mitologia sumera dimostrerebbe che da questo pianeta venivano gli dei (cioè alieni) che avevano fondato la civiltà. Sitchin però non parlava di apocalisse, né indicava nel 2003 l’anno di ritorno del pianeta, come invece fece Lieder. Da qui in avanti le cose diventano ancora più complicate. I profeti del cataclisma di Nibiru infatti si moltiplicheranno, togliendo il lavoro alla povera Lieder. Dagli articoli pubblicati qui su Wired in questi anni si capisce bene che, a parte il nome di Nibiru e il cataclisma ripetutamente annunciato e rimandato, tutto il resto può cambiare nella prossima apocalisse.

Si deve comunque riconoscere all’autore complottista David Meade (uno pseudonimo) il discutibile merito di essere riuscito a resuscitare Nibiru, che dopo il 2003 aveva goduto della gloria riflessa del fenomeno 2012 e poco più. Meade, che si descrive come numerologo cristiano, predisse la collisione con Nibiru per il 23 settembre del 2017. La copertura mediatica fu molto intensa, forse non si era mai parlato così tanto di Nibiru prima. E da allora, Meade e gli altri profeti sono ancora al lavoro.

Il Ragnarok del 2014

L’apocalisse vichinga del 2014 è interessante soprattutto perché, molto probabilmente, è a sua volta figlia del fenomeno 2012. Nel 2013 cominciò a circolare sui giornali la notizia che, secondo gli esperti di mitologia norrena, il 22 febbraio 2014 era la data della fine del mondo per i vichinghi. Si nominava anche un misterioso calendario: davvero difficile non fare il collegamento con i Maya. Con apocalisse vichinga ci si riferiva al Ragnarok, che in realtà è un un concetto un po’ più complesso: nel racconto leggendario la Terra viene sì distrutta tra epiche battaglie, ma rinasce dalle sue ceneri e il ciclo ricomincia. Ma in nessuna fonte c’è scritto quando questo avverrebbe. La profezia per il 22 febbraio 2014 era un’invenzione di sana pianta, la responsabilità è stata del Museo Jorvik Viking Centre, a York.

L’istituzione aveva pensato al Ragnarok come tema del suo annuale festival vichingo. Evidentemente decise che una buona copertura stampa giustificasse qualche licenza, compresa una profezia mai esistita. Insomma, il centro si diede da fare coi comunicati stampa (richiamando esplicitamente i Maya): nulla di più di una trovata pubblicitaria. E il tono dei comunicati lo lasciava trasparire, specialmente a un occhio esperto. Ma si è voluto comunque giocare sull’ambiguità, e prima i tabloid, poi gli altri giornali, riportarono il tutto come una notizia seria. La domanda è quanto sia stato etica questa operazione: alcuni studiosi non hanno affatto gradito, giudicandola una mancanza di rispetto verso il pubblico e anche verso la storia.

Le eclissi assassine

Per trovare segnali dell’apocalisse basta guardare il cielo. Ogni evento astronomico abbastanza spettacolare può essere il segno (o uno dei segni) della fine dei tempi. È così per le comete (la cometa Ison, nel 2013, era in realtà Nibiru), ma incredibilmente lo stesso succede per spettacoli celesti molto più frequenti e ordinari, come le eclissi di Luna e di Sole. Qualcuno ricorda le profezie della Luna di Sangue? Tra il 2014 e il 2015 c’è stata una tetrade, cioè una serie di quattro eclissi lunari totali (blood moon per gli anglosassoni), avvenute nell’arco di sei mesi. Una manciata di predicatori cristiani da anni raccontava che quel particolare evento segnava l’inizio della fine dei tempi, e all’avvicinarsi della data divenne una notizia.

Passata la tetrade senza inconvenienti, da allora sembra che i predicatori (e i media) abbiano rivisto al ribasso le aspettative. Non c’è nemmeno più bisogno della tetrade, basta qualunque eclissi, magari contemporanea alla Superluna (già dal 2011 associata a catastrofi, come il terremoto in Giappone) per generare un nuovo ciclo di profezie.

L’ultimo papa?

Quella della luna di sangue è solo una delle tante apocalissi annunciate da religiosi in questo decennio. Celebre è stata la debacle di Harold Camping, che aveva previsto il Rapimento dei fedeli prima a maggio, poi a ottobre del 2011 (ci aveva già provato nel 1994-1995). Più sentita in Italia è però la Profezia di Malachia. San Malachia era un vescovo vissuto nel XII secolo; a lui è attribuito un elenco nel quale avrebbe previsto, dopo una visione, 112 papi della Chiesa, da Celestino II in avanti. Nessuno dei papi è chiamato per nome, c’è solo una frase da settimana enigmistica che in qualche modo permetterebbe di identificare la persona reale. L’apocalisse entra in ballo perché dopo il 112 papa, denominato Petrus Romanus, non solo l’elenco finisce, ma il testo parla di giudizio finale e distruzione della città dei sette colli. L’ultima parola, in latino, è Finis. Indovinate a che punto siamo? Esatto, l’attuale papa sarebbe l’ultimo, e per questo dall’elezione di Bergoglio la profezia sta recuperando terreno, almeno in certi circoli.

Che un vescovo con la fama di veggente ci abbia lasciato un elenco del genere non sembra fuori dal mondo. La cosa interessante è che le profezie sembrano davvero accurate, almeno fino al 1590. E, guarda caso, è solo alla fine del Cinquecento che si scoprono queste profezie: a 400 anni dalla presunta formulazione, nessuno ne aveva sentito parlare. Insomma, alla fine le profezie sono comunque un falso: fino a 1590 l’estensore aveva tradotto in motti degli eventi già accaduti, dopo aveva giocato a fare Nostradamus, mantenendo lo stesso stile. Anche in queste però, come in qualunque profezia sufficientemente vaga, possiamo trovare collegamenti con la realtà (apofenia). Questo probabilmente permetterà alla profezie di Malachia di continuare a sopravvivere nei secoli.

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