sabato, Dicembre 4, 2021

Perché in Italia si torna a coltivare canapa

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Un campo di canapaUn campo di canapa

Contrordine, si torna alla canapa. Il Parlamento, infatti, ha acceso il semaforo verde alla legge per “la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa”.

Per l’Italia è un salto indietro nel tempo. A cavallo tra gli anni Quaranta e Cinquanta, ricorda Coldiretti, il Belpaese con i suoi 100mila ettari di coltivazioni era il secondo produttore al mondo di canapa industriale, dietro solo all’Unione sovietica. Vantaggio perso negli anni, per via della concorrenza delle fibre sintetiche e delle campagne che hanno associato la canapa agli stupefacenti.

La canapa industriale può essere utilizzata come fibra per tessuti, materiale edile o come materia prima per farne carta, olio, saponi, cosmetici, detersivi, ma anche alimenti, come pasta e birra. La Francia si è specializzata nella carta per sigarette, la Germania sta sperimentando la carrozzeria delle automobili. Può fornire semilavorati per l’industria, come il canapulo, le polveri, il cippato, oli e carburanti, o alimentare gli impianti a biomasse.

Rispetto ai volumi del secolo scorso, oggi lungo lo Stivale Coldiretti stima che oggi i canapicoltori siano circa 300 e mille gli ettari seminati.

In edilizia

Impastare mattoni con canapa e terra è scoperta di millenni fa. Oggi in più si sa che i micropori delle sue fibre permettono uno scambio tra l’interno e l’esterno dell’umidità che si condensa. “Permette di costruire una casa che respira, che assorbe umidità quando ce n’è bisogno, ma anche antisismica, se combinata a intelaiature in legno”, spiega Felice Giraudo, presidente di Assocanapa, associazione che dal 1998 stimola il Paese a tornare alle origini.

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Il nostro è l’unico impianto al momento in funzione in Italia per la lavorazione degli steli della canapa per l’edilizia”, aggiunge Giraudo. Inoltre, gli stessi steli possono fornire una pasta di cellulosa adatta a pannelli isolanti. E dato che la dimensione degli steli italiani è superiore a quella degli esteri, la resa agricola è più soddisfacente.

Coldiretti mostra alcuni alimenti a base di canapaColdiretti mostra alcuni alimenti a base di canapa

In cucina

L’olio e i semi contengono grassi omega 3 e 6 e dal 2009 il ministero della Salute riconosce proprietà nutrizionali benefiche, legate al rapporto ottimale di minerali e di vitamine. Oltre alle forme basiche di olio, semi e farine, sugli scaffali di negozi bio e vegani si trovano pacchi di pasta a base di canapa, che conferisce il colore scuro, quasi fosse una sfumatura dell’integrale, biscotti e cioccolato “rinforzati”. Secondo la European Industrial Hemp Association (Eiha), “nel 2014 si sono usate circa 20.000 tonnellate di semi di canapa nell’Unione europea, per farne alimenti e mangimi, con un incremento del 20% rispetto alla produzione del 2008”.

Bellezza e pulizia

I grassi che ne fanno un olio adatto alla cucina sono gli stessi che piacciono agli amanti della cosmesi naturale, quindi di saponi e creme a base di canapa. È ritenuto un ingrediente adatto per le pelli sensibili, perciò è adoperato anche nei detergenti intimi e nei detersivi per vestiti.

Un rullo di bioplastica a base di canapa realizzata da KanèsisUn rullo di bioplastica a base di canapa realizzata da Kanèsis

La plastica

L’anno scorso la startup siciliana Kanèsis ha ottenuto una bioplastica a base di scarti della canapa. Stampata in 3D, la bioplastica ha venature che ricordano in legno e, secondi gli studi dei suoi inventori, è più leggera del 20% e più resistente del 30% della normale plastica. Per gli scarti della canapa, usati come fertilizzante o carburante degli impianti a biomasse, è uno sbocco alternativo. A settembre si è chiuso un round di crowdfunding su Kickstarter, che ha permesso a Kanèsis di raccogliere 5.820 euro.

Su Kickstarter Kanèsis ha messo in palio occhiali con montatura in plastica di canapaSu Kickstarter Kanèsis ha messo in palio occhiali con montatura in plastica di canapa

Cosa dice la nuova legge

La legge liberalizza la coltivazione per le varietà che presentano Thc inferiore allo 0,2%. Il Thc è il delta-9-tetraidrocannabinolo, ossia il principio attivo della cannabis che funge da antidolorifico o dà euforia. Sotto lo 0,2% i coltivatori non dovranno più denunciare l’attività alle forze di polizia, ma conservare i cartellini delle sementi per almeno un anno e le fatture di acquisto.sca

Inoltre, se a un controllo il tasso di Thc supera lo 0,2% ma non sfora lo 0,6%, l’agricoltore non incorre in alcun problema. Le verifiche vanno fatte partendo da un prelievo della coltura alla presenza del titolare, a cui gli ispettori dovranno consegnare un campione prelevato per eventuali controperizie.

La legge prevede che il Ministero dell’agricoltura stanzi ogni anno fino a 700mila euro a sostegno della filiera della canapa e sostenga iniziative di ricerca da parte di università e centri di studi. A questi è concesso anche di riprodurre i semi acquistati l’anno prima per coltivazioni dimostrative.

Le reazioni

L’Italia è stata da sempre luogo ideale per la coltivazione della canapa industriale di qualità – spiega Luca Sani, deputato in quota Pd e presidente della Commissione agricoltura alla Camera -. Qualità che se ben collegata al valore aggiunto del “made in Italy” può rappresentare una spinta rilevante sia per l’agricoltura che per gli altri settori di trasformazione e produzione che vedono protagonista la canapa”.

Regolamentiamo un settore dal grande potenziale per la nostra agricoltura non soltanto dal punto di vista economico, ma anche della sostenibilità – osserva il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina -. Diamo riferimenti chiari ai tanti agricoltori interessati a poter investire in una filiera che ha moltissimi sbocchi commerciali, con un potenziale di redditività elevata”.

Giraudo è più scettico: “Questa legge, nei mesi un po’ stropicciata, non è che risolva granché. I 700mila euro all’anno? Un impianto di separazione di canapulo in tagli per l’edilizia richiede un investimento da 1,5 milioni, e ce ne vorrebbe uno per provincia o almeno per regione”.

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