lunedì, Novembre 29, 2021

Eternit, se la giustizia per le vittime dell’amianto sembra non arrivare mai

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Eternit Asbestos Trial Delivers Final VerdictDa omicidio doloso a colposo, prescrizione per oltre un centinaio di casi su 258 vittime di malattie correlate all’esposizione all’amianto, smembramento del processo Eternit bis su altre tre procure, Reggio Emilia per le vittime di Rubiera, Napoli per quelle di Bagnoli e Vercelli per quelle di Casale Monferrato. E a Torino si celebrerà a partire dal 14 giugno per due soli casi. Mentre il pubblico ministero Gianfranco Colace aveva richiesto il rinvio a giudizio di Stephan Schmidheiny per omicidio volontario, la decisione del giudice delle udienze preliminari del tribunale di Torino, Federica Bomperi, va in tutt’altra direzione.

Così, dopo che la sentenza della Corte costituzionale aveva dato ragione alla linea di accusa imbastita dalla procura di Torino, la parola giustizia, per le oltre tremila vittime di Eternit, sembra non arrivare mai e proprio da Casale Monferrato e da Torino si levano le voci dei rappresentanti dei familiari delle vittime e degli esposti. “Non è questa la giustizia che ci aspettavamo – ha dichiarato a Wired Giuliana Busto, la neo presidente della storica Associazione familiari e vittime dell’amianto (Afeva), che non nasconde una profonda amarezza ed insoddisfazione. “Riteniamo Stephan Schmidheiny colpevole di omicidio doloso e non colposo. La morte di centinaia, migliaia di persone è stata trattata dal proprietario di Eternit come un costo necessario in nome del profitto. Questo si chiama, in qualsiasi cultura e tradizione giuridica, dolo di omicidio”.

A questa ulteriore sofferenza per i familiari delle vittime risponde l’avvocato di Stephan Schmidheiny, Astolfo Di Amato, da noi interpellato: “Questo  processo ha creato un forte carico emotivo, che comprendiamo, ma l’enorme aspettativa nei familiari, non è proporzionale, a nostro avviso, alle reali responsabilità del nostro assistito, che non può essere il capro espiatorio dell’intera storia industriale italiana”.

Intanto, però, lo spettro della prescrizione che già aveva colpito duramente la comunità di Casale Monferrato nel 2014, ritorna ancora una volta ad alleggerire la colpa dell’ex patron di Eternit, pur rinviato a giudizio. “Centinaia di casi in attesa di giustizia, alcuni addirittura assenti dagli elenchi del primo processo, sono stati spazzati via con un colpo di spugna“, ha sottolineato la presidente di Afeva, “per l’ennesima volta ci vediamo costretti a subire le conseguenze di una disciplina sulla prescrizione a dir poco assurda”.

Dura anche la sindaca di Casale Monferrato, Titti Palazzetti, raggiunta da Wired prima della conferenza stampa, indetta in tutta fretta a commento dell’ordinanza della Gup Bompieri: “Noi riteniamo Stephan Schmidheiny responsabile dell’inquinamento ambientale che ha causato e causa tuttora vittime a Casale Monferrato e pensiamo che i comportamenti criminali debbano essere sanzionati, anche come esempio per il futuro, non si può impunemente colpire la vita delle persone che verranno”.

Proprio nella giornata in cui è stato presentato il testo unico sull’amianto, accolto anche con favore dalle stesse associazioni delle vittime e dal sindaco di Casale Monferrato, tocca alla presidente della Commissione d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali, Camilla Fabbri, sottolineare l’incongruità della legge italiana rispetto ai termini della prescrizione. “Non a caso con il titolo 8 del Testo Unico, presentato oggi al Senato, abbiamo raddoppiato i termini delle indagini preliminari e della prescrizione, in caso di  processi per i reati di disastro, lesioni e morti per malattie asbesto-derivate– ribadisce la senatrice che specifica – abbiamo poi imposto l’obbligo speciale di ricorrere all’incidente probatorio per la testimonianza della persona offesa e per la perizia, oltre a garantire il patrocinio a spese dello Stato, indipendentemente dal reddito, per le vittime dell’amianto e i loro familiari. Rivedere le norme processuali in tema di amianto è indispensabile“.

Parole a cui fanno eco quelle dei rappresentanti di Medicina Democratica e dell’Associazione italiana esposti amianto in prima linea anch’esse nell’assistenza alle vittime della fibra killer: “Se il disegno di legge presentato oggi al Senato della Repubblica dalla senatrice Fabbri fosse già legge e già in vigore, la prescrizione sarebbe stata più lontana. Ma nulla sarebbe cambiato in termini di colpa. Nemmeno in questo ddl si è pensato di istituire la Procura Nazionale per i delitti del lavoro, infortuni e malattie professionali”. Procura nazionale sollecitata più volte dall’ex pubblico ministero Raffaele Guariniello, di cui però non c’è ancora traccia.

Intanto, non si ferma ancora una volta la resilienza della comunità di Casale Monferrato. “Attendiamo di leggere l’intero dispositivo dell’ordinanza del giudice delle udienze preliminari e solleciteremo subito la procura di Vercelli “, rimarca la sindaca Palazzetti: “nonostante tutto continuiamo a confidare in una giustizia che tuteli i deboli e non solo per i ricchi”.

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