lunedì, Giugno 27, 2022

Il Farinotti 2017 – Recensione

Must Read

Questo articolo è stato pubblicato da questo sito


Pino e Rossella Farinotti non badano a mezze misure. Il titolo del loro dizionario edito da Newton Compton Editori (disponibile nell’edizione cartacea a 14,90 €) non lascia spazio a fraintendimenti: Il Farinotti 2017 è il dizionario di tutti i film. Redatto in collaborazione con MyMovies.it, si presenta al pubblico, nella encomiabile battaglia con il Morandini e il Mereghetti, in un solo volume di 2.700 pagine circa, riportando in copertina lo sguardo penetrante sul volto di Tom Hanks, protagonista de Il ponte delle spie di Steven Spielberg. La quarta di copertina esplicita meglio la missione editoriale del volume, affermando che si tratta di un dizionario in cui è schedato e recensito tutto il cinema dagli inizi ai giorni nostri, dai cine-panettoni ai film d’autore, dalle pellicole consacrate con un premio prestigioso, Oscar, Leone d’oro, Palma d’oro, Orso d’oro, fino alle chicche passate nei cinema d’essai. Farinotti, infatti, si legge “ha voluto mettere a disposizione una messe sconfinata di informazioni e sempre da una prospettiva che condividesse gli entusiasmi e le passioni del grande pubblico, al riparo dagli estremi della critica“.

Olivia de HavillandL’edizione 2017 è curata nello specifico da Pino e Rossella con la collaborazione di Giuseppe Zappoli insieme a Tirza Bonifazi Tognazzi, Marianna Cappi, Paola Casella, Marco Chiani, Andrea Chirichielli, Letizia Della Luna, Nicoletta Dose, Marzia Gandolfi, Gabriele Niola, Alessandro Regoli, Chiara Renda, Emanuele Sacchi e Luca Volpe, le cui biografie sono riportate nelle pagine iniziali. Nel prosieguo Pino Farinotti introduce il lettore al dizionario con un breve scritto intitolato “Altro cinema”. Il critico segnala, infatti, come la settima arte oggi sia sovraprodotta. Stando a Farinotti, i generi cinematografici riempiono i cartelloni, soprattutto i fantasy, la fantascienza e anche i documentari definiti “di qualità” che nelle valutazione in stellette risultano i più amati. Poi c’è la televisione e in particolare lo sport. Nel 2016 si sono tenuti i Giochi Olimpici che producono un film in tempo reale per la produzione massiccia di immagini. Lo sport, inoltre, unendosi al cinema, produce i biopic come Race e Pelé, rispettivamente su Jessy Owens e il grande calciatore brasiliano. In tutto questo, conclude il critico, il 2016 ha festeggiato i 100 anni dalla nascita di una grande del cinema, Olivia de Havilland, dell’epoca d’oro di cui però il cinema attuale sembra essersi dimenticato.

Pino e Rossella FarinottiInsomma altro cinema, altre fonti, altri pozzi da cui attingere, secondo Farinotti, dimenticandosi di ciò che è il cinema. A ricordarlo, dunque, ci pensa il dizionario che si apre a pagina 11 con A.A.A. Achille di Vincenzo Albanese. Prima di iniziare però, un sintetico schema con le indicazioni di lettura delle schede. Si può intuire che la classificazione è fatta per titolo in italiano, mentre il titolo originale è posto dopo tra parentesi. Poi sono annotati regista, attori, riassunto e commento, sotto il campo di “recensione”, le informazioni tecniche, genere, durata, paese, anno, riconoscimenti e premi. Prima del titolo, inoltre è posto un cuore che indica se il film è di alto gradimento per pubblico e critica. Questa valutazione, riporta la nota, è calcolata sulla media superiore a 3,7 stelle tra il giudizio dei visitatori di MyMovies e della critica. Le stelle riassumono il giudizio dei recensori, classificati da “film decisamente mediocre”, 1 stella, a “film capolavoro o anche di eccezionale successo di pubblico”, 5 stelle, accompagnati dalla presenza di una medaglia se la pellicola ha vinto il premio più importante in una manifestazione internazionale (Mostra di Venezia, David di Donatello, Festival di Cannes, Festival di Berlino, Golden Globes, Academy Awards). Il dizionario, successivamente, si articola con l’elenco delle schede fino a pagina 2.517 in cui compare La zuppa inglese di Jay Gardner Lewis, film inglese del 1964.

L’ultima parte del Farinotti 2017 è dedicata alle Appendici. In questa sezione sono stati inseriti le liste dei premi e dei film più amati e l’indice dei titoli originali. La parte dei premi riporta la segnalazione delle vittorie ai maggiori eventi internazionali. Si comincia con l’Academy Awards dal 1927 al 2016. Per ogni edizione è riportato il titolo in italiano del miglior film, miglior regista, miglior attore maschile, miglior attrice femminile e miglior film straniero. Poi i premi alla Mostra di Venezia dal 1932 al 2016. Qui la completezza delle informazioni sui vincitori è a volte altalenante. Se l’indicazione del Leone d’Oro, del Miglior Attore o Attrice è costante, per alcuni anni non è riportata la vittoria del Leone d’argento alla migliore regia e in quasi tutti non è segnalata la vittoria del Gran Premio della Giuria, Premio Speciale della Giuria, Oselle, Premio Mastroianni al miglior attore emergente. Allo stesso modo sono indicati i vincitori del Festival di Cannes, di quello di Berlino, dei David di Donatello, mentre i premi vinti ai Golden Globes sono classificati alla stessa maniera degli Oscar, escludendo così alcune delle molte categorie del premio. I film più amati sono quelli che hanno ottenuto da 3 a 5 stelle, raggruppati in ordine cronologico, secondo i seguenti criteri: film con alto gradimento di pubblico, cinque stelle, miglior film in una manifestazione internazionale; film con altro gradimento di pubblico e critica, cinque stelle; film con alto gradimento di pubblico e critica, quattro stelle, miglior film in una manifestazione internazionale; film con alto gradimento di pubblico e critica, quattro stelle; film con alto gradimento di pubblico e critica, tre stelle, miglior film in una manifestazione internazionale; film con alto gradimento di pubblico e critica, tre stelle; film con cinque stelle, miglior film in una manifestazione internazionale; film con cinque stelle; film con quattro stelle, miglior film in una manifestazione internazionale; film con quattro stelle. A chiudere il dizionario l’indice dei titoli originali di cui è riportato il titolo in italiano. A pagina 2.750 si conclude il Farinotti 2017.

Nel dizionario edito da Newton Compton, quindi, si possono trovare le schede di tutti i film. Effettivamente questo è l’unico volume tra i tre che riporta la scheda di The Woman Who Left di Lav Diaz, Leone d’oro alla Mostra 2016, in quanto come scritto nella quarta di copertina questa edizione è stata aggiornata a tutti i film passati al Lido. Allo stesso tempo, però, del regista filippino non sono schedati né A Lullaby to the Sorrowful Mystery né From what is before vincitori rispettivamente al Festival di Berlino 2016 e a quello di Locarno 2014. Stesso discorso per Sion Sono di cui è recensito Himizu e non Tokyo Tribe, altro titolo di punta del regista giapponese, e per Yorgos Lanthimos, presente nel Il Farinotti con la scheda di The Lobster ma con non quella di Dogtooth – Kynodontas, film vincitore al Festival di Cannes nel 2009 nel concorso Un Certain Regard e nominato lo stesso anno all’Oscar come Miglior Film Straniero e di certo un film molto conosciuto nell’ambito d’essai. Si notano, inoltre, alcune discordanze tra le schede e i film segnalati nella sezione Premi. Alcuni film citati in questa appendice, infatti, non sono schedati nel dizionario come Kinatay di Brillante Mendoza, vincitore del premio per la Miglior Regia al Festival di Cannes 2009, The Assasin di Hou Hsiao-hsien vincitore del medesimo premio a Cannes 2015, seppur sia anche uscito in sala in Italia, o L’Avenir di Mia Hansen-Love, vincitrice del medesimo premio al Festival di Berlino 2016. Mentre di Apichatpong Weerasethakul è proposta la scheda di Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti, ma non di Cemetery of Splendour presentato nel concorso Un Certain Regard al Festival di Cannes 2015. Se da un lato quindi il dizionario riporta la scheda di alcune pellicole non valutate dal Morandini o dal Mereghetti come Meek’s Cutoff e Night Moves di Kelly Reichardt o di Father and Son e Nobody Knows di Hirokazu Koreeda, si dimentica di Bitter Money – Ku Qian di Wang Bing, vincitore del Premio Orizzonti per la Miglior Sceneggiatura a Venezia 73. Non sono presenti recensioni e commenti ai film diretti da Pedro Costa, né quelli di Cecilia Mangini o Lech Kowalski, due registi che hanno prodotto il documentario ‘di qualità’mentre di Roberto Minervini è riportata la scheda di Stop the Pounding Heart, ma non di The Passage e Louisiana, seppur siano pellicole conosciute a livello internazionale e nazionale. Si nota, infine, la mancanza della scheda di un film fondamentale per lo storia del cinema come Histoire(s) du Cinéma di Jean-Luc Godard.

Il dizionario di Pino e Rossella Farinotti appare quindi non del tutto completo e soddisfacente. L’affermazione per cui il loro è il dizionario di tutti i film non trova nella sua organizzazione una giusta motivazione, né tanto meno può essere utilizzato come criterio di selezione. Nell’introduzione Farinotti scrive che in questa edizione sono stati aggiunti 520 film, ma quali sono, di quali registi, appartenenti a quali epoche del cinema e secondo quali criteri sono stati inseriti? E’ vero che il Farinotti 2017 è ricco di schede. Di alcune, però, è indicata solo una breve sinossi e non un giudizio, un elemento che può attirare la curiosità del lettore. Sarebbe stato, forse, meglio fornire una chiave di lettura o uno spunto di analisi ai film, piuttosto che catalogarli per titolo originale, magari segnalando anche il numero di pagina per assolvere alla funzione di indice, o classificarli per innumerevoli criteri di giudizi, stelle e quant’altro e soddisfare un desiderio ridondante di ricordare il cinema. Le appendici, appunto, appaiono non in grado di soddisfare la curiosità di chi legge, innanzitutto perché non è evidenziato il motivo per cui l’Academy, la Mostra del Cinema, il Festival di Cannes, quello di Berlino, i David di Donatello e i Golden Globes sono da considerarsi i premi più importanti a livello internazionale, e perché sono esclusi da questa selezione il Festival di Locarno o il Sundace Film Festival che da anni propongono dell’ottimo cinema distribuito spesso in sala. Se poi, inoltre, non sono riportati i vincitori di tutte le categorie, l’attenzione del lettore rimane in sospeso, senza considerare che gli stessi premiati a volte non trovano spazio nel dizionario. L’ultimo elemento, infine, che mette un po’ in confusione il lettore è la modalità di catalogazione delle schede. Se lo schema riassuntivo all’inizio può sembrare efficace, è privo di una spiegazione su come è da intendersi ad esempio il numero come prima parola del titolo di un film o il valore dell’articolo. Allo stesso tempo manca un chiaro commento ai criteri di catalogazione che può fugare tutti i dubbi del lettore.

In conclusione il Farinotti 2017 è un dizionario che poco assolve a questa funzione, per lo scarso approfondimento che dovrebbe governare un dizionario in generale.

- Advertisement -spot_img
- Advertisement -spot_img
Latest News

Dal 30 giugno scattano le multe per chi rifiuta i pagamenti con il Pos

Entro il 30 giugno, esercenti e professionisti dovranno obbligatoriamente accettare pagamenti  con carte di debito, credito o prepagate tramite...
- Advertisement -spot_img

More Articles Like This

- Advertisement -spot_img