mercoledì, Dicembre 1, 2021

Le gioie (e i dolori) di Final Fantasy XV

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Voto 8,5
Prezzo: 60 euro
Per saperne di più: Final Fantasy XV

Per raccontare tutte le vicissitudini del progetto Final Fantasy XV ci vorrebbe un articolo a parte. Vi basti pensare che parliamo di un gioco svelato dieci anni fa con un altro nome: Final Fantasy Versus XIII. Il gioco faceva infatti parte di un progetto narrativo basato su tre titoli che interrompevano la tradizione di Final Fantasy di dedicarsi ogni volta a un arco narrativo e un universo che iniziava e finiva all’interno di un solo gioco, conservando solo alcuni elementi comuni nella struttura e nel citazionismo di elementi e personaggi.

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Il problema è che il progetto di Final Fantasy XIII, altrimenti detto Fabula Nova Crystalis fu accolto con freddezza dai fan e di conseguenza depotenziato e spogliato della sua coerenza narrativa. Final Fantasy XV nasce dunque come un ripiego dopo gli insuccessi, i cambi al vertice e i ritardi dei capitoli che lo hanno preceduto e porta sulle spalle il fardello di dover far innamorare di nuovo la vecchia guardia, aprendosi però a un pubblico tutto nuovo, nato e cresciuto dopo i fasti del famosissimo settimo capitolo, il cui successo da sempre incombe su ogni sequel della saga.

Un destino simile, ma anche completamente diverso rispetto a un altro gioco giapponese che si è fatto attendere molto, The Last Guardian.

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Per riuscire nel suo intento, Square Enix ha schierato una potenza di fuoco transmediale decisamente imponente. Il gioco infatti è accompagnato da un film in computer grafica, Kingsglaive e corti su YouTube, che ampliano le vicende del gioco e le definisco meglio.

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Il problema è che nell’eccessiva ricerca di un racconto corale si è esagerato. Il risultato è che se si gioca senza aver visto almeno il film si capiscono la metà delle cose e un sacco di passaggi non hanno la necessaria incisività, è come guardare un film partendo dal secondo tempo.

Ma di cosa parla Final Fantasy XV? Fondamentalmente è la storia del giovane Noctis Lucis Caelum, ultimo principe del regno di Lucis e promesso sposo di Lunafreya Cor Fleuret, ragazza dai poteri magici e figlia del Re del regno di Tenebrae. La giovane è da tempo prigioniera di Niflheim, governo dispotico e aggressivo che sfrutta l’unione fra magia e tecnologia per creare un esercito di automi con cui ha quasi conquistato tutto il mondo. Lucis e Niflheim si fanno guerra da un sacco di tempo e il matrimonio dei ragazzi è vista come un’occasione di armistizio e, forse duratura pace. Lucis parte dunque alla volta di Altissia, città che si trova in una zona franca, per celebrare l’unione, al volante della sua auto, la Regalia, e accompagnato da tre amici che gli guarderanno le spalle. Ovviamente niente andrà come previsto.

La parte più interessante del gioco è senza dubbio il rapporto tra Lucis e i suoi compagni di viaggio, che altro non sono che rappresentazioni fisiche della sua personalità, rese ancora più letterali dai nomi. Il muscoloso e marziale Gladiolus Amicitia è il senso del dovere e la forza, il riflessivo Ignis Scentia è la ragione e la razionalità, mentre il buffo e infantile Prompto Argentum rappresenta l’allegria e la spensieratezza di chi non vuole crescere. Impossibile anche non citare la Regalia, che col tempo diventata in tutto e per tutto un quinto compagno di viaggio, che potremo abbellire, migliorare, riparare e addirittura salvare dalle grinfie del nemico.

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Lo spirito di Final Fantasy XV è dunque quello di un viaggio reale che si trasforma in interiore, una grande allegoria sulla crescita, le responsabilità e l’amicizia. La parte più riuscita è rappresentata senza dubbio dal riuscire a mettere in scena perfettamente un concetto di amicizia virile basato sul non detto, sui gesti prima delle parole, su litigi improvvisi che si chiudono con una stretta di mano, senza rancori, su un gruppo di amici che può stare in silenzio anche tutta la sera di fronte al fuoco, senza il bisogno di riempire il silenzio con le parole e che darebbero la vita l’uno per l’altro.

Noctis e i suoi amici sono solo ragazzi con una bella macchina prestata dal padre che fanno un viaggio assieme, carichi di tutta l’energia e la spensieratezza di un periodo che poi non torna più, costretti dal destino a crescere molto velocemente. Se poi ci mettiamo pure la cover di Stand By Me fatta da Florence and The Machine (piccola gemma di una colonna sonora di ottimo livello) il quadro è decisamente completo.

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D’altronde è questa la caratteristica più bella dei giochi di ruolo giapponesi: più che parlarti di castelli da conquistare, ti raccontano i sentimenti del drago. Quel che voglio dire è che solo in Giappone puoi pensare un gioco in cui l’abilità principale del protagonista, un principe in grado di evocare armi magiche, sia pescare.

Se consideriamo i temi appena esposti la tanto criticata struttura a imbuto del gioco, che parte dandoci moltissima possibilità di esplorazione e si restringe sempre di più in una serie di tappe forzate, rappresenta una riuscita (ma non so quanto volontaria) allegoria della crescita: partiamo con mille opzioni e molte aspettative, ma il tempo e la vita piano piano ci portano lungo un corridoio al termine del quale c’è il nostro destino, che ci troverà da soli e con tanti bei ricordi struggenti.

Potrei dire che conta più il viaggio che la destinazione, ma la verità è che ci troviamo di fronte a un’opera in cui le due parti sono poste sullo stesso piano.

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Le prime ore di Final Fantasy XV sono senza dubbio le migliori, soprattutto dal punto di vista visivo, gli enormi spazi della regione di Duscae offrono panorami spettacolari, fatti di strutture geologiche impossibili, pianure immense in cui scorrazzano bestie enormi. L’estetica del gioco è quella di un’occidente filtrato con l’occhio di un giapponese, in cui i deserti e le pianure ricordano il Texas e il Sudamerica, dove le città sull’acqua sono la versione sotto steroidi di Venezia, con tanto di gondole e scritte in Italiano e dove i cattivi sono una via di mezzo tra il design sovietico e il nazismo.

Non mancano neppure riferimenti alle mitologie nordiche, Niflheim è il regno del ghiaccio narrato dai vichinghi, e riferimenti abbastanza palesi a Shakespeare che riecheggia nell’amore fra i due ragazzi e nelle personalità dei compagni di viaggio, a metà fra l’Amleto e Romeo e Giulietta.

Sull’aspetto dei protagonisti si è detto molto e in effetti è difficile non paragonarli a una boyband giapponese con influenze emo, ma nel loro modo di vestire, negli stivaloni da cowboy associati ai pantaloni corti, nelle canottiere e gli addominali a vista è facile rivedere un’estetica giapponese che pesca nei quartieri di Harajuku e nelle pagine dei manga Yaoi, qualcosa di estremamente giapponese ma anche contemporaneo e universale.

xv_e3_2013-279Se all’inizio si può avere una certa resistenza nell’identificarsi con Lucis, una volta capito che la sua storia è, in un certo senso, la nostra storia, ci si dimentica completamente dell’aspetto che ricorda quel vostro amico che al liceo girava con le unghie dipinte di nero. Che poi, a onore del vero, il character design è in gran parte curato da un italiano ormai da anni trapiantato in Giappone: Roberto Ferrari.

Tuttavia un vero peccato che spesso gli scorci e la grandiosità di Final Fantasy XV siano solo quadri in cui è praticamente impossibile interagire con gli oggetti (persino le sedie sono saldate a terra) e in cui ogni tanto si palesano arcaici muri invisibili che bloccano l’esplorazione. Graficamente il gioco viaggia dunque tra alti e bassi, tra immagini da cartolina e ciuffi bidimensionali che sembrano incollati e più passa il tempo e meno la voglia di stupire lo spettatore viene meno, segno evidente di uno sviluppo che doveva chiudersi, tagliando tutto ciò che non era strettamente necessario.

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Altro problema non da poco sono le missioni secondarie: possiamo fare un sacco di cose, ma dopo un po’ diventano molto ripetitive e poco ispirate, senza considerare l’assurdità di un mondo che ha bisogno di noi per essere salvato ma è disposto ad aspettare che finiamo di raccogliere cinque rane per una biologa (giuro). Inoltre, non si capisce come mai il futuro re possa andare in giro indisturbato senza che quasi nessuno lo riconosca.

C’è poi la questione del sistema di combattimento, che rappresentato senza dubbio il punto più controverso di questo capitolo. Se siete vecchie cariatidi come il sottoscritto, abituati a decidere con una certa calma come affrontare gli scontri, dimenticatevi tutto. Final Fantasy XV riprende lo stile di combattimento votato all’azione già visto in Kingdom Hearts 2.5 e ci permetterà di usare solo Noctis, mentre i nostri amici attaccheranno in maniera automatica e solo ogni tanto potremo dirgli cosa fare.

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Nella maggior parte dei casi basterà limitarsi a picchiare tutto ciò che avremo di fronte con una delle nostre bellissime armi o lanciando magie, ma in alcuni casi dovremo fermarci per capire punti di forza e debolezza del nemico ed elaborare una strategia di massima.

Personalmente avrei preferito qualcosa di più statico, ma capisco il bisogno di Square Enix di cercare nuove strade, anche perché il peggior nemico del nuovo è cercare sempre di accontentare solo la vecchia guardia che sbava per l’ennesimo remake di Final Fantasy. Il problema è che uno stile così dinamico mal si sposa con una gestione della telecamera totalmente sballata, che fatica negli spazi aperti o contro creature più grandi e impazzisce totalmente quando ci sono troppi nemici su schermo.

Il risultato è che alla fine si colpisce a caso, sperando che vada tutto bene, anche nei casi in cui possiamo mettere in pausa e capire meglio cosa sta succedendo. Non ho neppure apprezzato l’idea che le evocazioni, da sempre uno dei momenti più belli e spettacolari di sempre, siano relegate e semplici armi finali in stile robottone giapponese da utilizzare in momenti ben precisi e non magie da utilizzare a piacimento.

Molto carino invece il metodo di progressione dei personaggi, che devono riposarsi o accamparsi per tramutare l’esperienza in punti abilità da utilizzare nel combattimento. Con l’occasione potremo anche far cucinare a Ignis uno dei piatti che ha imparato nel corso della storia, se avremo gli ingredienti, che non solo garantirà dei bonus, ma verrà presentato con cura e impiattamento che ricordano molto l’arte del sampuru ovvero la presentazione di piatti finti e identici agli originali che vengono usati per l’ordinazione nei ristoranti.

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Una volta deciso cosa mangiare sarà anche possibile visionare le foto che Prompto ha scattato nel corso della giornata e selezionare le migliori da conservare e condividere. Potrà sembrare una cosa da poco ma, fidatevi, non solo cibo e foto sono in grado di gettare un ponte emotivo tra gioco e giocatore, ma tutto acquisterà ancora più senso nei momenti finali del gioco.

Come è successo con The Last Guardian, Final Fantasy XV è senza dubbio un gioco che si presenta al pubblico pieno di cicatrici e imperfezioni, flagellato da una storia frammentaria e a volte confusa, che non si prende il tempo necessario per assimilare alcuni momenti, ce ne fa perdere troppo tempo in altri, soprattutto alla fine, e si dimentica di rendere interessanti alcuni personaggi fondamentali, tipo Lunafreya (in generale i personaggi femminili non brillano particolarmente).

Però è anche un gioco in grado, almeno in chi vi scrive, di toccare corde profonde, magari banali, ma non per questo meno efficaci. Nella favolosa estate con la capote alzata della Regalia o nell’emozionante e spaventosa tenebra del finale è impossibile non cogliere quello spirito che forse la serie aveva scordato, quell’emozione immaginata anni e anni fa da Hironobu Sakaguchi, creatore della saga prima allontanato e recentemente riconciliato con Square Enix, che ha dato il suo appoggio al progetto. Quel senso di vuoto di fronte alla scritta fine che in poco tempo si trasforma in nostalgia e desiderio di alzare il telefono per chiamare i protagonisti e chieder loro “Ma dopo che succede?”.

Wired
Visivamente spettacolare
Narrazione a tratti molto intensa
Caratterizzazione di alcuni personaggi

Tired
Telecamera e sistema di combattimento da rivedere
Missioni secondarie ripetitive
Storia a tratti scollata e sbilanciata nel ritmo e nella struttura

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