mercoledì, Dicembre 1, 2021

Cosa sappiamo sul sistema operativo di Kaspersky

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kasperskyos

La classica triade di sistemi operativi sul mercato, vale a dire Windows, Mac OS e Linux, a breve se la dovrà vedere con un quarto contendente. E non si tratta di qualche derivazione povera di uno dei tre suddetti, ma di KasperskyOS, il primo sistema operativo sviluppato dalla russa Kaspersky Lab.

Del progetto, in realtà, si sa da anni: risale al 2012 l’annuncio ufficiale da parte del fondatore Eugene Kaspersky. Solo ora, tuttavia, il sistema operativo ha un’applicazione reale e tastabile con mano. Si tratta di un apparecchio hardware, uno switch, che funziona proprio grazie a KasperskyOS in tutti quegli ambienti dove sono presenti reti complesse ed è richiesto un elevato grado di sicurezza. Al momento, dunque, il sistema operativo russo è prerogativa di un apparecchio, russo, che serve per smistare il traffico dati all’interno di grosse reti, ma si tratta solo di un debutto per quello che potrebbe rivelarsi una vera e propria rivoluzione del settore. Ecco perché è il caso di dare un’occhiata alle sue caratteristiche principali.

Qualcosa di diverso
Innanzitutto, KasperskyOS non deriva da alcun sistema operativo. Quindi non è né una versione riveduta e corretta di Windows o Mac OS, né tanto meno una “distro” di Linux. Ciò significa che, al momento, nessun altro al mondo tranne Kaspersky Lab sa com’è fatto dentro. Ciò porta in dote pregi e difetti. Tra i primi, ovviamente, il fatto che le vulnerabilità storiche presenti nei colleghi potrebbero non far parte di questo sistema operativo.

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Senza contare che il KasperskyOS, in questo modo, non è nemmeno legato tecnologicamente o contrattualmente a un’altra azienda: ogni decisione in merito, è presa direttamente da un solo sviluppatore. Per contro, al momento il sistema operativo russo pare non essere open source, e questo ha delle implicazioni non molto rassicuranti per un software così delicato. Una su tutte: del codice chiuso è sotto il controllo di una sola azienda, che è l’unica a verificarne l’affidabilità. E l’unica che sa come vengono gestiti i tanti e preziosi dati che passano per il sistema operativo. Del resto, è la stessa dinamica che ritroviamo con Windows e Mac OS.

Il sistema operativo KasperskyOS in tutto il suo "splendore".Il sistema operativo KasperskyOS in tutto il suo “splendore”

Sviluppo lento
KasperskyOS è alla sua prima versione ufficiale, non è stato rilasciato e dunque, come qualsiasi opera prima che si rispetti, ha il beneficio di essere un prodotto sviluppato senza pressioni che non fossero quelle del suo stesso produttore.

In buona sostanza: Kaspersky Lab ha impiegato ben quattordici anni per sviluppare, da zero, il suo sistema operativo. Nei primi anni, fa notare lo stesso Eugene Kaspersky, non si è scritta nemmeno una riga di codice, ma tutto il lavoro portato avanti era di tipo progettuale. Solo in una seconda fase si è messo giù il software vero e proprio.

Ricordiamoci che un sistema operativo è, probabilmente, il software più complesso da realizzare. Se consideriamo che negli ultimi quattordici anni Windows ha cambiato faccia cinque volte solo per l’edizione di massa, Mac OS ben dodici, e Linux decine tra le varie distro, abbiamo la chiara percezione di quanta cura possa essere stata riposta nella progettazione di KasperskyOS.

Elevata specializzazione
A differenza di Windows e Mac OS, e anche di molte distribuzioni Linux, KasperskyOS non è un sistema operativo “per tutti”. Al momento, ma pare essere proprio la filosofia della sua architettura e dunque il suo mantra da qui all’eternità, il sistema operativo è specializzato nei dispositivi di rete e, in genere, a quelli dell’Internet of Things (IoT).

Sono due i principi che, probabilmente, guidano questa scelta. La prima è di natura tecnica: per quanto Kaspersky Lab sia ormai un colosso del software della sicurezza, realizzare un sistema operativo consumer (cioè dedicato ai consumatori) degno del blasone richiederebbe risorse che, semplicemente, non ci sono. Senza contare che la lotta contro Windows e Mac OS sarebbe alquanto improba, se è vero che già Linux fatica moltissimo a ritagliarsi qualche punto percentuale del mercato.

La seconda è di natura commerciale: che Kaspersky, come buona parte delle software house nel settore della sicurezza, stia spostando il focus dei suoi affari verso il mondo business è un dato di fatto. Ecco, dunque, che è logico pensare a KasperskyOS come a una soluzione pronta a farsi spazio nelle infrastrutture aziendali e governative. Dove, tra l’altro, passano dati così rilevanti da giustificare grandi investimenti nel campo della sicurezza. Di fatto, qui, l’unico avversario è Linux.

Vuoto di mercato
Se si è verificato un attacco come quello a DYN, cioè il più grande DDoS della storia con una media di 1,2 terabyte di dati “sparati” al secondo, è chiaro che per KasperskyOS c’è spazio in questo mercato. Perché da una parte manca ancora la cultura della sicurezza su vari livelli, ma dall’altra è pur vero che un attacco di questo tipo si è basato sull’utilizzo di dispositivi dell’IoT. Il maxi-attacco si è basato, principalmente, sul fatto gli apparecchi IoT sono dotati, quando va di lusso, di credenziali di accesso molto deboli, ma è evidente che un sistema operativo più raffinato avrebbe potuto, se non altro, limitare di molto i danni.

Obiettivi
L’obiettivo dichiarato tra le righe, è di rendere KasperskyOS a prova di hacker. In realtà, sappiamo bene che, al momento, non esiste software che possa definirsi a prova di hacker. Tuttavia, se questo sistema operativo fosse specializzato a sufficienza, e quindi di dimensioni facilmente gestibili, si avvicinerebbe a un grado di sicurezza tale da scongiurare, se non altro, gli attacchi informatici più inflazionati. In questo senso, si sa che KasperskyOS sfrutta un’architettura a microkernel, cioè la minima quantità di istruzioni necessarie a far funzionare un sistema operativo.

Una delle altre caratteristiche peculiari del prodotto, anche a livello di protezione, è il sistema di aggiornamento, che dovrebbe permettere un “always on”. In pratica, il sistema operativo si aggiorna, e con lui la macchina dove è installato, senza bisogno di essere fermato o riavviato.

Interfaccia
Trattandosi di un microkernel, e viste le macchine a cui si rivolge, KasperskyOS al momento non è dotato di interfaccia grafica (GUI). Dalle poche schermate viste finora, l’interfaccia è a riga di comando, molto spartana, e non c’è motivo per credere che possa cambiare in futuro.

Perché sì
KasperskyOS potrebbe essere una ventata d’aria fresca nel settore dei sistemi operativi. Lungi dal voler entrare in competizione con i leader del mercato, si colloca in una fascia, quella industriale e aziendale, che in effetti ha esigenze molto specifiche. Esigenze che, al momento, hanno dovuto adattarsi ai sistemi operativi disponibili, più che trovare risposte davvero aderenti alle necessità. Da qui le soluzioni basate su Linux, che tuttavia hanno lo svantaggio di dover essere personalizzate con difficoltà e costi spesso elevati (si alzerà una nuova crociata degli appassionati dell’open source? Pazienza, li invito a lavorare con diverse aziende e poi ne riparliamo). KasperskyOS, in questo senso, si dimostra molto modulare, e al microkernel principale aggiunge componenti software pronti ad adattarlo in modo facile e veloce.

Perché no
Vista la destinazione del sistema operativo, visto il codice chiuso, e vista l’aurea di mistero che sta accompagnando ogni passo del suo sviluppo, rimane la questione legata al maneggiare dati strategici, se non vitali. Stessa situazione che si ritrova con Windows e Mac OS, come detto, ma visto l’ambito nel quale si muove Kaspersky, sarebbe auspicabile un passaggio se non all’open source almeno a una politica più trasparente in merito a un software così delicato. Non è detto che ciò che non avvenga prossimamente. Il “lancio” di KasperskyOS, sottotraccia, pare in effetti più un collaudo su piccola scala. Sono curiosissimo di vederlo alla prova del nove.

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