mercoledì, Dicembre 8, 2021

Post-verità: le bufale finiranno come il lupo mannaro di Stroncone

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Quando si parla di post-verità sul web, ripenso sempre ai boschi di  Stroncone, paese umbro sui colli Sabini. Quei posti erano infestati dai lupi mannari prima della diffusione delle lavatrici domestiche. Le donne, per lavare i panni al fiume, si facevano accompagnare dagli uomini di casa, perché montassero la guardia contro il lupo.

Secondo Ermes Maiolica, il più celebre autore italiano di bufale sul web, che mi ha raccontato questa storia, così come oggi sappiamo che nel bosco di Stroncone non ci sono i lupi mannari, e anzi sorridiamo di un’intera popolazione vittima di una superstizione tanto sciocca, allo stesso modo i nostri nipoti rideranno di noi, che oggi tendiamo a credere alle bufale che appaiono sul web. Insomma, la prospettiva storica dei posteri rivelerà quanto è naïve il nostro odierno approccio alle informazioni – e all’informazione – soprattutto veicolate su internet.

L’argomento sembra convincente, ma soltanto a due condizioni.

La prima è che i lupi mannari effettivamente non esistano.

Sul Grande Dizionario Enciclopedico UTET, fonte che molti di noi sarebbero portati a definire autorevole, Alberto Cesare Ambesi (1931-2014), esperto di esoterismo, insegnante d’arte e semiotica «in istituti parauniversitari di Milano e Torino», già direttore del semestrale «Muse o Dei Tarocchi» (e “tarocco” può anche voler dire «truffa, contraffazione e sim») sosteneva nel 1969 che i lupi mannari appartenessero a «vecchie convinzioni popolari» proposte «dalla tradizione folklorica».

Ambesi dà conto di varie teorie, tutte volte a inscrivere il lupo nell’ambito del folklore, delle leggende, e addirittura dei transfert di oscuri sensi di colpa e rimorsi ancestrali che l’uomo primitivo avrebbe sviluppato dopo che, per sopravvivere alle grandi glaciazioni, si sarebbe convertito dal vegetarianesimo alla caccia di animali. (Questa teoria, attribuita da Ambesi a Robert Eisler, potrebbe fare del lupo mannaro il più inaspettato e potente testimonial della causa vegetariana.)

Ma è sufficiente l’autorevole articolo di Ambesi per affermare con certezza che i lupi mannari non sono mai esistiti? Si dice che un testo scientifico sia davvero tale se rende verificabile la veridicità dei dati riportati: ma addentrarsi in questa verifica significa compiere in proprio le ricerca.

Google restituisce decine di migliaia di risultati – testuali, fotografici e audiovisivi – a chi ricerchi le prove dell’esistenza o dell’inesistenza dei lupi mannari, e se si estende il campo anche al mare magnum della letteratura – dal mito del Licaone a Sabine Baring-Gould, fino alla letteratura contemporanea, passando per gli studi medici su quella strana forma di delirio chiamato licantropia – ci si accorge subito che servirebbero anni di studio a tempo pieno per elaborare un’opinione sufficientemente documentata su un argomento che, peraltro, ha un’importanza piuttosto marginale. La maggior parte delle persone non ha la possibilità, e talora nemmeno le capacità, per dedicarsi a una simile ricerca, e perciò diventa indispensabile, su questo come su altri temi molto più rilevanti, la mediazione di esperti, appunto, autorevoli, a cui rimettersi e nei quali riporre fiducia.

In questo senso il Nobel per la fisica Richard Feynman scrisse, in chiave satirica, che «scienza è credere nell’ignoranza degli esperti».

Il corollario di quanto sopra è che il grado di naïveté di ciascuno di noi si può in gran parte misurare dai criteri con cui scegliamo l’esperto a cui affidarci, e dalla nostra capacità di comprendere e giudicare criticamente la sua parola. A questo proposito sarà ricordata ancora a lungo la parlamentare del Movimento 5 Stelle Tatiana Basilio, che nel 2013, dopo aver visto un mockumentary (cioè una fiction realizzata in forma documentaristica) trasmessa da Discovery Channel sull’esistenza delle sirene – le donne-pesci -, scrisse su Facebook un post contro la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOOA) americana:

«Prove schiaccianti! Sei scienziati che stavano facendo studi l’hanno vista, ma il NOOA nega tutto, gli sequestra il materiale d li caccia via!! Perchè? Di cos’hanno paura? Perchè non ammettere un fatto tanto evidente? Perché dire a scienziati che sono dei bugiardi? Perché fare un blitz a mo di Man in black e portare via tutti i documenti? Pensiamo di essere gli unici nell’universo, ma non siamo nemmeno unici sulla terraforse abbiamo paura di questo?» [Seguiva link del mockumentary in questione n.d.r.]

(L’Onorevole Basilio, in un’intervista al quotidiano «Europa», ha poi affermato di non credere davvero all’esistenza delle sirene. La sua “provocazione”, dice, andava piuttosto messa in relazione con l’attività parlamentare volta in Commissione Difesa a tutela di «ipotetici cetacei comunque non riconosciuti».)

Tutto questo ci porta alla seconda condizione di validità dell’idea che deriva dall’analogia tra lupi e bufale, cioè che la futura consapevolezza degli utenti della rete cancellerà di per sé il fenomeno.

La condizione è che nel lupo di Stroncone, così come nelle bufale sul web, la gente non voglia deliberatamente credere.

Infatti, se si fanno i conti coi timori – anche infondati, ma reali – e con le speranze – anche irrealistiche, ma radicate – delle persone, non ci si può stupire se, pure in presenza della prova inconfutabile che non sia mai esistito alcun lupo mannaro nel bosco di Stroncone, o che una determinata notizia sia falsa, qualcuno, pur non essendo pazzo, voglia continuare a crederci in buona fede.

L’aforisma attribuito al filosofo Benedetto Croce (1866-1952) «non è vero, ma ci credo», riferito alle credenze superstiziose, illustra questo genere di atteggiamento a-scientifico, molto diffuso in ogni epoca.

Pertanto, se pure le future generazioni avranno a disposizione ancora più strumenti e opportunità di quanti ne esistano oggi per acquisire consapevolezza e senso critico rispetto al flusso delle informazioni pubbliche, non è detto che il lupo umbro, sospinto dalla virtù sua, o dalla malafede, o dai complessi corsi della mente e dell’animo umano, non risorga di nuovo a sbranare – o a ingannare – i paesani.

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