lunedì, Novembre 29, 2021

Dai semafori a Marte, come sta cambiando l’Internet of Things

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Las Vegas – Le parole fanno così, vanno di moda. Quelle legate alla tecnologia, ancora di più: diffuse in maniera istantanea e capillare e poi, in men che non si dica, usurate. Così è stato per startup e, poco ci manca, per Internet of Things (IoT). Se è vero infatti, che la quantità di oggetti connessi si moltiplica a dismisura, è altrettanto vero che spesso si rischia di definire IoT ciò che non lo è, o che il settore venga relegato a un immaginario ancora troppo lontano dalla quotidianità. E invece, non serve abitare nella casa di Mark Zuckerberg e del suo Jarvis, per avere a che fare con l’Internet delle cose. I semafori li conoscono tutti, gli impianti stereo e i sistema d’irrigazione, anche.

Un prodotto non connesso è come un’azienda senza computer“, dice Marco Argenti, Vice President, IoT, Mobile and Serverless Compute, di Amazon Web Services.“Internet ha fatto due importanti salti: il primo è stato quello di partire dalle università e dagli istituti di ricerca e arrivare ai computer di tutti. Poi questa rete ha fatto un secondo salto, che è stato quello di passare ai telefonini, a sistemi di comunicazione che la gente aveva con sé tutto il giorno“. Così, i punti di connessione di internet sono passati dai centinaia di milioni ai miliardi.

Internet of Things è l’ulteriore passo, quello per cui internet va in qualsiasi cosa utilizzi elettricità – continua Argenti – Radio, apparecchi stereo, luci, interruttori, automobili, aerei. La connessione a una rete porterà gli stessi benefici che ha portato ai telefoni e le app potranno girare sugli oggetti: frigoriferi, sistemi di regolazione della temperatura in casa“, spiega Argenti.

La rete non cambia gli oggetti solo nella loro funzionalità, ma li migliora, perché la applicazioni possono essere costantemente aggiornate rendendo il dispositivo più funzionale a distanza di anni, rispetto a quando lo si è acquistato.

Dal palco della conferenza Re:Invent, Amazon Web Services (Aws) ha annunciato ulteriori novità sul tema: “Queste skills (che sarebbero le applicazioni, ndr), noi le chiamiamo funzioni Lambda, micro servizi che si occupano di una particolare funzionalità e che possono essere sviluppati e installati sul Cloud, ma anche sui dispositivi stessi. Fino a oggi erano limitati a Echo e Alexa, mentre con Greengrass potranno girare in qualsiasi oggetto connesso. Questo significa che l’oggetto, temporaneamente, può anche continuare a lavorare in assenza di connettività“.

Qualche esempio pratico riguarda uno dei robot della Nasa in missione su Marte, che ha continuato, anche in assenza di connessione, a registrare i dati del percorso degli oggetti identificati per poi rispedirli subito al Cloud, appena possibile.

Stesso vantaggio si è visto nel campo dell’estrazione mineraria, che sfrutta mezzi molto costosi (6 ruote, ognuna delle quali costa 25mila dollari): il percorso di uno solo nella miniera è stato capace di “apprendere” il tracciamento a livello locale, per poi “educare” in maniera centralizzata gli altri veicoli ed evitargli così buche e ostacoli.

Marte (Foto: Aws)
Marte (Foto: Aws)

Il Cloud è il centro, la periferia (il dispositivo) l’estensione. Non si pensi però a un passo indietro rispetto alla grande terra promessa del “tutto sulla nuvola”: “Non porti l’intera applicazione sul prodotto, ma solo i micro servizi di cui sopra. La singola funzione sta temporaneamente sul dispositivo. È una specie di cache“, risponde il dirigente.

Secondo il Mobility Report di Ericsson di giugno 2016, entro il 2021 gli oggetti connessi saranno 28 miliardi, smartphone compresi, ma già nel 2018 potrebbe avvenire il sorpasso rispetto a quest’ultimi da parte degli altri prodotti collegati alla rete.

L’IoT ha le declinazioni più svariate, e Argenti offre una panoramica che spazia dall’urbanistica al privato: Miovision, in 28 città negli Stati Uniti ha installato, su già mille incroci, semafori intelligenti che fanno rivelazione della qualità dell’aria e di imminenti collisioni (avvisando i pedoni).

CityTouch lighting management system, Buenos Aires
CityTouch lighting management system, Buenos Aires

Philips City Lighting è un progetto che sfrutta i lampioni (per disegnare percorsi di uscita, per esempio). La banca Capital One ha fatto di Alexa il proprio gestore di filiale. I controllori di irrigazione Rach.io intelligenti innaffiano il giardino di casa tenendo conto delle sue caratteristiche, ma anche del meteo.

Secondo le stime di McKinsey&Company, l’Internet of Things entro il 2025 corrisponderà all’11% dell’economia mondiale. Sarà tutto in mano ai privati? Sembra di no, a patto che le istituzioni siano pronte.

Spiega Argenti: “Stiamo lavorando con centinaia di amministrazioni pubbliche per il miglioramento del traffico, dell’illuminazione, della tutela dell’ambiente. Il Dipartimento di Stato americano usa un sistema di Aws IoT per il monitoraggio del consumo energetico di tutti gli edifici di proprietà per ottimizzare il consumo. Sarebbero aspetti difficili da operare localmente, perché ogni edificio dovrebbe avere il suo data center, i suoi programmi etc. Non sarebbero scalabili, mentre in questo modo, le proprietà vengono connesse e gestite a livello centrale“.

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