giovedì, Dicembre 2, 2021

Sherlock, un finale che chiude un’era

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sherlock-the-final-problemNel caso ci fossero ancora dei dubbi, il terzo ed ultimo episodio della quarta stagione di Sherlock (disponibile su Netflix) conferma che senza dubbio quella prodotta dalla BBC è la miglior serie inglese attualmente in circolazione.
Nonostante Benedict Cumberbatch abbia finora risolto solo 13 casi nei panni del detective di Baker Street, contro i 14 portati in scena da Basil Rathbone ed i 41 risolti da Jeremy Brett, il suo Sherlock è divenuto un personaggio iconico per tutti gli under 40 appassionati non solo di Sir Arthur Conand Doyle ma del filone investigativo in genere.

Un Holmes moderno, rispettoso della storia originale, ma immerso nella contemporaneità, in grado di maneggiare con la stessa facilità uno Stradivari e un iPhone, alle prese con i cerotti alla nicotina invece che con la pipa, ma che, seppure con qualche reticenza, si piega ad indossare il celebre cappello feticcio.
La quarta stagione di Sherlock è stato un vero e proprio viaggio sulle montagne russe: gli autori Mark Gatiss e Steven Moffat sono riusciti a farsi allo stesso tempo odiare e amare dai tanti appassionati della serie.

[ALLERTA SPOILER]

Dopo un primo episodio sconvolgente sia nella tipologia di narrazione (Sherlock sembrava improvvisamente diventato James Bond, dedito più alla violenza e allo scontro fisico che alle sue brillanti deduzioni) che nei colpi di scena (la morte di Mary Watson), con il successivo “Il detective morente” Gatiss e Moffat hanno restituito ai fan il loro eroe, brillante, sociopatico, ma soprattutto disposto a morire per il bene di John Watson.
Probabilmente lo Sherlock della prima stagione non avrebbe mai messo in gioco la propria vita per un amico, anche perché all’epoca Sherlock non sembrava neanche in grado di poter provare un reale sentimento di amicizia; di fatto, quindi, quest’ultima puntata chiude un percorso, dando un senso a tutti gli episodi finora andati in onda: le quattro stagioni non sono altro che un viaggio che Sherlock compie alla riscoperta della propria emotività.

Cosa sarebbe Sherlock senza la sua emotività? Sarebbe esattamente come Eurus, la sorella segreta, geniale, ma cattiva, che ha vissuto per anni segregata nella prigione-fortezza di Sherrinford. Eurus non è altro che la rappresentazione dei lati negativi del protagonista: se Sherlock non avesse incontrato Watson, se non avesse iniziato giorno dopo giorno ad imparare a fidarsi delle persone (seppure di pochissime), sarebbe un uomo freddo, privo di umanità, un insieme di logica senza sentimenti.

Eurus diventa il villain per eccellenza, non solo per la furbizia e abilità, superiori anche a quelle dei fratelli Holmes, ma proprio perché pone Sherlock di fronte a quelle questioni umane che ha sempre cercato di nascondere, fin da quando morì il suo compagno di giochi, il piccolo Victor Trevor, soprannominato “Barbarossa”, ucciso dalla stessa Eurus che non voleva altro che poter giocare anche lei con Sherlock.

La diabolica sorella riesce ad organizzare una vendetta che la innalza immediatamente nell’Olimpo dei più grandi cattivi della tv: con la complicità del defunto Moriarty (il suo ritorno sulle note di I want to break free vale da solo tutto l’episodio), rinchiude i fratelli e John all’interno della stessa fortezza che l’ha vista prigioniera per anni, costringendoli a risolvere rompicapi ed indovinelli con in gioco svariate vite umane, in un crescendo di adrenalina e colpi di scena in stile Saw.
Il plot twist che svela che è la stessa Eurus ad essersi creata un’immagine mentale di se stessa bambina su un aereo che sta precipitando è allo stesso tempo sorprendente ma perfettamente in linea con il percorso di Sherlock: tutto ciò di cui Eurus ha bisogno è un abbraccio.

Non si sa ancora se questa puntata sia stato un semplice finale di stagione o se di fatto abbia concluso la serie (non ci sono notizie in merito ad una possibile quinta stagione), ma è indubbio che abbia magistralmente chiuso un capitolo della vita di Sherlock e che, semmai ci fosse un seguito, non potremo che aspettarci qualcosa di diverso: la trasformazione di Sherlock è compiuta. 

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