martedì, Dicembre 7, 2021

Fabio Volo e il metodo Brian Griffin per scrivere un libro

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Nato panettiere, cresciuto dj, laureato presentatore tv, acclamato scrittore, paraculo di altissima levatura, Fabio Volo ha scritto il suo ultimo libro A cosa servono i desideri, pubblicato da Mondadori e uscito a novembre e ha fatto venire dei dubbi a qualcuno. Non è un romanzo, non è un manuale di self-help, non è un diario, è una trovata. Il libro è composto principalmente di pagine bianche, pagine che il lettore deve riempirsi da solo. Perché?

Ne ha parlato nel programma Quante storie di Corrado Augias la scrittrice Michela Murgia, che ivi tiene una rubrica dove recensisce libri, stroncandolo miserabilmente. “Bruttezza e inutilità”, ha detto, “è un libroide”, “del libro ne ha solo la forma”, riferendosi a “A cosa servono i desideri”, “edito vergognosamente da Mondadori”.

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Questo libro non è scritto, le pagine sono compilate in forma di diario con domande marzulliane poste dallo scrittore.
Quando, da adolescente, sono stato un mito per i miei amici?
Se facessero un film sulla mia vita, che genere sarebbe?”.
Non un libro, quindi, ma un test sulla personalità di Facebook.

Riflettiamo e ci domandiamo, come spesso ci domandiamo quando escono nuovi romanzi, questo libro era necessario? Volo aveva un qualche tipo di urgenza? Se fossero due domande da compilare credo che scriverei nei due fogli bianchi a mia disposizione: “NO” e “NO”. La Murgia dice che Volo ha perso la sua leggerezza. Io penso che non l’abbia mai avuta, bisogna essere acuti per essere lievi. Bisogna altresì essere geni per destreggiarsi nel tono medio.

attore, scrittore, conduttore radiofonico e televisivo (foto: Getty Images)
attore, scrittore, conduttore radiofonico e televisivo (foto: Getty Images)

Devo essere sincera, ho aperto un solo libro di Fabio Volo, di cui non ricordo più il titolo, mi sono costretta, sono arrivata con grande fatica a pagina 17. Il tono di Fabio Volo nei suoi romanzi, ho scoperto, (vi chiederete “e ti è bastato poco così?” e io, un po’ snob, vi risponderei “beh, sì”) è quello del quasi quarantenne solare ma nostalgico che schiaccia ripetutamente sul tasto della macchina dei ricordi, dalla musicassetta che non si può più girare con una Bic e sulla retorica delle merendine che non fanno più. I libri di Fabio Volo sono una canzone degli 883 ma brutta, scritta male, senza quella nebbia pavese in cui ti puoi confondere.

Inoltre, l’idea di questo libro non è nemmeno una gran novità. Nel 2013 infatti, Brian H. Griffin aveva pubblicato Wish it. Want it. Do it.. Un manuale di self-help di cui buona parte composta di pagine bianche. Contiene una serie di passi da compiere (da scriversi da sé) per raggiungere importanti obiettivi nella vita. Una manuale per il proprio successo personale con gli spazi in cui inserire i proprio desideri e le proprie idee.

Fabio Volo dice di aver trovato in soffitta un taccuino dove riponeva queste preziosissime domande che si era fatto a vent’anni e che l’hanno reso la persona che è adesso. Ringraziandolo ci auguriamo che la soffitta sia stata svuotata, e ci domandiamo se l’idea non gli sia venuta guardando una puntata dei Griffin.

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