sabato, Dicembre 4, 2021

Il DOS è ancora vivo, nascosto dentro Windows 10

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(Foto: Sebastiaan / Flickr CC)
(Foto: Sebastiaan / Flickr CC)

La maggior parte degli utenti, probabilmente, si stupirà di scoprire che il DOS sia ancora al mondo e viva sotto il cofano di Windows 10. Parliamo, in fondo, del primo sistema operativo che Microsoft lanciò, nel lontano 1981. Per capire cosa ci faccia ancora a questo mondo, perché in fondo ci serve ancora, e magari anche che diavolo è la PowerShell, occorre però fare un passetto indietro: il Microsoft Disk Operating System, o MS-DOS, nasce più di 35 anni fa, quando IBM chiede a Microsoft un sistema operativo per la sua nuova linea di PC. Microsoft, all’epoca non molto interessata a sviluppare software da sé, compra 86-DOS della Seattle Computer Products e lo modifica fino a farne una sua versione. Da quel momento, l’MS-DOS diventa il sistema operativo per elezione di IBM, diffondendosi nel corso degli anni nel mercato dei PC.

Di fatto, l’ultima versione è la 8.0, rilasciata il 16 settembre del 2000, ma per molti anni è stato anche il motore delle prime versioni di Windows. Il sistema operativo a finestre di Microsoft, infatti, inizialmente non era altro che un’interfaccia grafica che consentiva di utilizzare i comandi a riga di testo di MS-DOS in modo più immediato e intuitivo. Appunto, con finestre grafiche e mouse. Questa sudditanza in onore del DOS è durata fino alla versione 3.11 di Windows, dopo la quale il sistema operativo a finestre ha iniziato a vivere di vita propria, pur sempre tenendo il DOS sotto il cofano, per chi avesse avuto bisogno di utilizzarlo. La convivenza, infatti, è continuata con Windows 95, 98, 98 SE e ME, per poi mettere il DOS in secondo piano e renderlo disponibile giusto per chi, ancora, ne avesse proprio proprio bisogno.

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Di fatto, dunque, il DOS che attualmente risiede anche nelle moderne versioni di Windows, diciamo da Windows 7 in poi, è un piccolo sistema operativo dentro un altro sistema operativo. Non a caso, il suo funzionamento segue i dogmi di una macchina virtuale. Quindi, di fatto, il DOS ancora oggi risiede nel nostro Windows, ma Microsoft sta cercando di renderlo sempre meno visibile per arrivare, dolcemente, a un romantico addio.

A cosa serve?
Al giorno d’oggi quella di lasciare il DOS in Windows può sembrare una scelta dettata più dal sentimento che dall’effettiva necessità, ma le cose non stanno così. Un mucchio di aziende e infrastrutture, infatti, utilizzano software risalenti all’epoca del DOS. Parliamo di software così complessi, delicati e costosi che nessuno si è sognato di sostituirli con versioni più moderne (che, in alcuni casi, nemmeno sono state sviluppate). Alcuni sistemi di controllo di radar, per esempio, ma anche software di gestione di linee ferroviarie e di linee automatizzate. Per non parlare di apparecchi industriali e militari. MS-DOS, dunque, vive ancora per questioni di compatibilità.

Certo, lì fuori esistono tonnellate di ottimi emulatori (che in alcuni casi funzionano anche meglio…), come DOSbox, ma capisci bene che, in questo caso, si tratta di un software ufficiale Microsoft. E poi ciascuno può ovviamente fare la propria scelta.

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A me serve?
In linea di massima, se non hai esigenze particolari, il DOS per te è morto e sepolto. Tuttavia, ci sono delle ottime ragioni per andarlo a ripescare. Per esempio, se sei un programmatore di quelli tosti, a cui piace andare a toccare l’hardware nelle parti più intime, per DOS esistono tonnellate di compilatori eccellenti con cui sperimentare anche sui componenti più moderni. Di fatto, i migliori compilatori assembly, per dire, sono ancora per DOS. Tra l’altro, programmare per DOS è più semplice: non avendo a che fare con la gestione di finestre varie e assortite, il programmatore può concentrarsi solo sugli aspetti che gli interessano davvero.

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Lo stesso dicasi se sei un grafico che ama lo stile retro, come la pixel art. Cosa c’è di meglio di realizzare grafica retro, utilizzando strumenti retro?

Il DOS ha ancora un senso anche per i maniaci della sicurezza informatica. Oltre a essere disponibili un sacco di strumenti pronti all’uso per garantire la piena sicurezza dei dati (in particolare per la crittografia), le più recenti minacce informatiche tendono a non considerare le meccaniche ingenue di questo vetusto sistema operativo.

C’è poi un fitto sottobosco di programmi ormai non più supportati dai produttori, e quindi distribuiti gratuitamente e in modo legale, che funzionano solo in DOS. L’interfaccia non è delle migliori, certo, ma sanno fare il fatto loro. I videogiochi, tanto per dire, sono tra i software DOS più gettonati e se consideri che svilupparli per DOS era la normalità fino alla fine degli anni ’90, capisci bene che in rete ci sono tonnellate di chicche che aspettano solo di essere scaricate e provate: se non sai da dove partire, cerca su Google “DOS abandonware”. Ovviamente, in questo caso, dai sempre una controllata a quel che trovi con un buon antivirus.

Pronti all’uso
Al di là dei programmi DOS, l’antidiluviano sistema operativo Microsoft include di suo degli strumenti così semplici che a prima vista possono far sorridere. In un secondo momento, però, ci si accorge di quanto efficaci possano essere rispetto alle controparti sviluppate per Windows. Ti faccio qualche esempio.

Hai presente quanti menu devi gironzolare, in Windows, per capire qual è il programma associato a una data estensione? Col comando “Assoc” risolvi il problema: digita “assoc .ext” (dove ext è l’estensione) e lo scopri subito. Vuoi invece vedere tutta la struttura di cartelle e sottocartelle, senza doverle aprire tutte? Per te c’è il comando “Tree”, uno dei più potenti e apprezzati del DOS. Senza contare, ovviamente, la gestione delle reti. Che si tratti di sicurezza informatica, hacking, o semplice passione, le reti trovano ancora oggi il loro ambiente naturale nel DOS. Comandi quali Tracert, Ping, Netstat e Ipconfig sono un “must” per chi vuole esaminare reti e prestazioni.

Perché Microsoft vuole dirgli addio?
Allora, abbiamo capito che MS-DOS è vivo e vegeto, che certo accusa l’età avanzata, ma che tutto sommato, per quel che poco che occupa su disco fisso (una manciata di kilobyte), ha un suo perché. Perché, quindi, Microsoft lo sta facendo, lentamente, fuori? Per ragioni tecniche e commerciali. Innanzitutto, se è vero che molte minacce informatiche recenti non considerano nemmeno il DOS, è altrettanto vero che altre, anche molto avanzate, sfruttano proprio le vulnerabilità del DOS per intrufolarsi nel computer. Ecco anche perché Microsoft ha sviluppato la PowerShell: introdotta nel 2006, proprio in coincidenza con l’abbandono più o meno totale del DOS, è un sistema a riga di comando, del tutto simile al vecchio sistema operativo, basato su un linguaggio di programmazione interno.

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Oltre a includere i comandi DOS, PowerShell consente di risolvere un sacco di beghe di basso livello del sistema operativo. Per esempio, visualizzare e gestire le periferiche USB capricciose, o individuare le applicazioni che bloccano o rallentano il sistema. Il tutto in modo rapido, con poche istruzioni, senza dover smanettare con mouse e finestre. Del resto, se avvii la PowerShell, non ti sarà difficile individuare un sacco di similitudini col DOS. Come si avvia? Il modo più rapido, a seconda della versione di Windows che utilizzi, è andare nella finestrella di ricerca dello Start e digitare PowerShell. Se invece vuoi sfruttare un’interfaccia grafica e un filo più immediata, scegli PowerShell ISE.

La PowerShell, più moderna ed efficiente, è dunque il vero motivo per cui Microsoft sta “oscurando” sempre più il DOS. Con il nuovo aggiornamento di Windows 10, la “shell” predefinita non è dunque più il DOS, ma proprio PowerShell. Per gli irriducibili, comunque, è un’opzione che può essere modificata, a parte il fatto che il DOS rimane raggiungibile sempre digitando, dalla casella di ricerca, il comando cmd.

Almeno fino all’addio al DOS, che sembra avvicinarsi inesorabile. Fino a quel momento, se non lo hai fatto prima, dacci uno sguardo: imparare a usarlo ti farà conoscere il tuo PC come mai hai fatto finora.

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