sabato, Dicembre 4, 2021

He-Man su Netflix, da cartone animato a icona gay

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In queste ore Netflix ha riesumato dal baule della soffitta il cartone animato di He-Man e i Masters of the Universe, comunemente chiamati Motu nella cerchia più stretta di fan e collezionisti. La storia di questa serie è la storia di due industrie che proprio a cavallo tra i  ’70 e gli ’80 stavano crescendo moltissimo: quella dei giocattoli e quella dell’animazione. He-Man nasce per dare ai bambini qualcosa di simile a Conan il Barbaro, ma un po’ meno minaccioso, per trasportali in un mondo magico pieno di personaggi assurdi, in cui una spada è in grado di trasformarti in un eroe invincibile e non importa quanto contorto possa essere il piano organizzato dai cattivi: il bene vincerà sempre contro il male.

He-Man è una sorta di Superman dotato di spada, da una parte abbiamo infatti il principe Adam, indolente rampollo della famiglia reale che ha come migliore amico una tigre fifona, dall’atra il difensore del Castello di Grayskyull e di Eternia, questo magico mondo in cui i cattivi vivono nell’oscurità e i buoni nella luce. Il suo nemico giurato è Skeletor, che poi scopriremo essere zio di He-Man e fratello del padre. Un personaggio assurdo con la faccia da scheletro, la pelle blu e il corpo muscolo almeno quanto il nostro eroe, questo probabilmente per risparmiare sui costi di produzione.

La cosa più interessante è che He-Man nasce da una grandissima cantonata, Mattel aveva infatti rinunciato a produrre i giocattoli di Star Wars, lasciando campo libero alla Kenner e perdendo un sacco di soldi. Dopo quella batosta Mattel pensò che era arrivato il momento di smettere di inseguire miti altrui e decise di crearselo in casa. Dopo alcune riunioni del reparto creativo spuntò fuori questo miscuglio tra Conan, Star Wars, Flash Gordon e le illustrazioni di Frazetta. Un personaggio che vivesse in un mondo fantastico in cui tecnologia e magia potevano convivere. In cui ci fossero streghe, ma spazi per il baffo e l’armatura Man-at-Arms.

Insomma abbiamo creature assurde, un protagonista con il quale ogni bambino può da subito empatizzare, una narrazione eroica e un sacco di giocattoli da comprare. Non è poi così tanto strano che i Masters dominarono l’industria dei giocattoli per buona parte degli anni ’80 con un flusso continuo di personaggi e mezzi assurdi. Il Castello di Grayskull era il sogno di ogni ragazzino dell’epoca al pari della Casa di Barbie per le femminucce.

Per spingere ancora di più il giocattolo Mattel, che inizialmente aveva creato solo dei piccoli fumetti, decise di far produrre una serie di cartoni animati alla Filmation, che arrivò in Italia nel 1984. Una strategia che diventerà ben presto lo standard per la maggior parte dei giocattoli e che si rivela vincente anche oggi. G.I. Joe, Transformers, Battlecats e così via. Si creava un marchio, si progettavano i giocattoli e poi li si associava a una serie tv, spesso prodotta al ribasso, che era fondamentalmente una lunga pubblicità creata per vendere le action figure.

Tuttavia, quei cartoni furono anche un’ottima palestra per tantissimi disegnatori e scrittori che grazie ai Master si fecero le ossa e continuarono una carriera nel mondo dell’animazione. Per non parlare poi delle varie serie di fumetti che svilupparono molto di più i personaggi, togliendoli dalla loro dimensione più fanciullesca e trasformandoli in storie molto più violente, oscure e mature. Poi ci sarebbe anche il film con Dolph Lundgren, ma di quello forse è meglio non parlare.

Rivedere ora il cartone dei Masters è una di quelle cose che un vero nostalgico non dovrebbe fare, perché è palese l’intento di Filmation di spendere meno soldi possibile cercando di riutilizzare continuamente le stesse animazioni. Pensate che Orko, il maghetto volante, doveva chiamarsi Gorpo, ma visto che con una O sul petto le sue scene potevano essere usate anche in maniera speculare gli cambiarono nome. Se poi ci fate caso noterete un particolare assurdo: He-Man ha una spada, ma non colpisce nessuno, si limita a usarla per distruggere le cose, quando combatte o lancia il suo avversario o lo colpisce solo se è un robot.

Ovviamente quando eravamo piccoli non ce ne fregava assolutamente niente di questi dettagli per nostalgici all’ultimo stadio, era semplicemente un cartone bellissimo da guardare prima, dopo o durante i compiti ed è uno dei tanti motivi per cui i Masters sono diventati uno dei riferimenti pop più presenti nella nostra cultura. Insieme ai cartoni giapponesi, che già all’epoca erano decisamente più avanti come tematiche, hanno formato un substrato che per molte persone è ancora fortissimo.

Un’eredità così forte che oggi un giocattolo originale può valere svariate centinaia di euro. Nel corso degli anni si è più volte tentato un rilancio della linea di giocattoli e del cartone, si vocifera anche di un nuovo film, ma forse oggi i tempi sono cambiati, come è giusto che sia. Così come difficilmente avrebbe senso girare oggi Commando, non è più l’epoca di eroi muscolosi e abbastanza semplici, legati a un modo di concepire il mondo un po’ datato. Alcune cose stanno bene dove stanno, nel passato.

Col tempo anche He-Man ha vissuto una inevitabile secolarizzazione, d’altronde parliamo di un biondone muscoloso che si accapiglia con uomini pelosi e nemici altrettanto palestrati.

La consacrazione a icona gay era solo questione di tempo, per non parlare della sua trasformazione in meme. Una sorte toccata anche al suo acerrimo nemico Skeletor, che tempo fa è diventato il protagonista di una serie di immagini motivazionali, per non parlare di quando Honda decise di usarlo per una campagna Twitter.

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D’altronde viviamo nell’epoca della nostalgia, del riciclo, ma anche del bisogno di vedere in maniera ironica e destrutturata ogni cosa che ci circonda, perché ormai tutto è un serissimo gioco in cui niente dev’essere preso sul serio… però se andate su Netflix e guardando una puntata avvertite un piacevole e nostalgico formicolio nessuno vi giudicherà male, giuro.

 

 

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