mercoledì, Dicembre 1, 2021

La Francia lancia un visto speciale per startupper

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station_fI cugini francesi fanno sul serio. Come annunciato un anno fa, anche la Francia – dopo numerosi simili programmi, compresi quello italiano e irlandese – lancia un visto speciale per startupper. Notizia attesa che andrà ad allargare un programma più ampio già in atto e lanciato lo scorso anno per attrarre menti dall’estero.

Al momento il programma offre 12 mesi di accelerazione per imprenditori in erba che intendano lanciare una startup in Europa in uno dei 41 centri partner. Il visto tecnologico arriva ora a rinforzare questo approccio, e d’altronde ne costituisce l’accoppiata perfetta: dedicato a startupper ma anche a imprenditori coinvolti nello scale-up (cioè in realtà già strutturate e sbarcate solidamente sul mercato) e a talenti che sbarchino in Francia per unirsi a una startup già esistente. In questo senso il governo preparerà anche un elenco di startup accreditate: se si verrà assunti da una di queste si otterrà automaticamente il nuovo visto.

Se approvato, il visto vale per ben quattro anni ed è rinnovabile. Copre anche il soggiorno del partner del richiedente e consente ovviamente l’attività lavorativa, in un certo senso trasformando chiunque in un cittadino europeo. La novità è dunque destinata a traghettare forze fresche all’ecosistema locale. Che presto,già ad aprile, potrà sfoggiare il più grande acceleratore del mondo. Si chiama Station F, sorge in una vecchia stazione ferroviaria di Parigi ed è stato fortemente voluto dal magnate delle tlc Xavier Niel (lo stesso dell’operatore Free in procinto di arrivare in Italia). Ospiterà anche il primo incubatore ufficiale di Facebook.

Tutto il programma transalpino destinato alle startup, compreso il visto speciale, ricade sotto la responsabilità del ministero dell’Economia transalpino in accordo con la direzione generale delle imprese, gli altri dicasteri competenti (Esteri, Interno), il Commissariato generale per gli investimenti e una serie di istituti di credito. Il visto, in particolare, s’ispira anche all’iniziativa lanciata nel 2014 dal ministero dello Sviluppo economico italiano: secondo i recentissimi dati il 2016 si è chiuso con 99 candidature contro le 63 raccolte nei 18 mesi precedenti, quelli d’avvio, per un totale nell’arco di quasi tre anni di 161 candidati da 32 Paesi, 41 dei quali dalla Russia. Un risultato confortante anche se non roboante.

Il derby per occupare il posto di capitale delle startup europee se lo giocano da tempo Londra e Berlino, è vero. Ma dopo la Brexit e con l’asso costituito da Station F Parigi potrebbe ribaltare lo scenario nel giro di un paio d’anni.

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