giovedì, Dicembre 2, 2021

David Lynch, 5 classici da riscoprire

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Gli incubi e le ossessioni di David Lynch si riflettono nella sua straordinaria filmografia. Nato il 20 gennaio di 71 anni fa, il padre di Twin Peaks è l’autore più affascinante e meno mainstream del cinema contemporaneo.

Tra immagini ipnotiche, personaggi sui generis e atmosfere surreali, Lynch ispira Stanley Kubrick, conquista Mel Brooks e ridefinisce l’entertainment convenzionale. La sua creatività dà vita a dieci film che spaziano dal kolossal Dune tratto dal romanzo di Frank Herbert al road movie Cuore selvaggio ispirato al Mago di Oz ma la sua genialità trascende la settima arte toccando la pittura, la musica elettronica e la fotografia.

Undici anni dopo lo sperimentale Inland Empire, Lynch torna dietro la macchina da presa per la terza stagione di Twin Peaks, in onda su Sky Atlantic a partire dal 21 maggio 2017. Prima di scoprire le nuove avventure legate all’omicidio di Laura Palmer, vi suggeriamo cinque capolavori del regista dei sogni in cui perdervi:

velluto blu

1. Velluto blu
Sulle note della nostalgica Blue Velvet di Bobby Vinton, Velluto blu ci introduce nella soporifera Lumberton. Una cittadina che, dietro l’apparente perfezione, nasconde un sottosuolo di perversione e criminalità. Tra le villette a schiera e i prati rigogliosi, un orecchio mozzato rompe la tranquillità rubando l’innocenza del giovane Jeffrey Beaumont.

Sono sufficienti pochi minuti per ritrovare in Velluto blu, il cult con Kyle MacLachlan, Laura Dern, Isabella Rossellini e Dennis Hopper, le poetiche follie e le suggestioni oniriche di David Lynch. Un autore che, accompagnato dalle melodie di Angelo Badalamenti, caratterizza Velluto blu di due anime antitetiche riflesse nella sognante performance di Dorothy Vallens e nella psicotica violenza di Frank Booth.

È uno strano mondo”, commenta Sandy Williams l’attitudine del pettirosso di nutrirsi di insetti. Un epilogo che, sulle note della angelica Mysteries of Love di Julee Cruise, consacra uno dei rari happy ending di David Lynch.

Tra momenti cult e personaggi sui generis, Velluto blu ottiene la nomination per la regia agli Oscar 1987 e anticipa lo stile lynchiano di Twin Peaks e Mulholland Drive.

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2. Twin Peaks
Ideata da David Lynch e Mark Frost per la Abc, Twin Peaks indaga, attraverso il misterioso omicidio di Laura Palmer, il lato oscuro della provincia americana. Nei panni dell’agente Dale Cooper ritroviamo Kyle MacLachlan, l’attore feticcio di Dune e Velluto blu, mentre in altri ruoli spiccano Sheryl Lee, Ray Wise, Piper Laurie e lo stesso Lynch, l’indimenticabile agente Fbi Gordon Cole.

Sospesa tra il noir e il cinema sperimentale, Twin Peaks rivoluziona la televisione con una formula ibrida, ripresa negli anni Duemila da Lost, l’iconica serie di J. J. Abrams. Nostalgica nell’ambientazione atemporale e nelle sognanti musiche di Badalamenti, Twin Peaks conquista sin dal primo episodio. Novantaquattro minuti di brividi e follia che, l’otto aprile del 1990, trascinarono 35 milioni di spettatori nell’inquietante microcosmo di David Lynch.

Estendendo la magia di Velluto blu al piccolo schermo, Twin Peaks ridefinisce qualsiasi concetto di entertainment, dal thriller soprannaturale alla soap opera intrisa di mistero. La scenografia suggestiva della Loggia Nera e la caratterizzazione delle entità demoniache (in primis il Nano di Michael J. Anderson e il diabolico Bob di Frank Silva) strizzano l’occhio al cinema horror.

Anticipato da Fuoco cammina con me, il prequel cinematografico che racconta gli ultimi sette giorni di vita di Laura Palmer, e proseguito dalla terza stagione in onda ventisette anni dopo il debole finale, Twin Peaks è ancora oggi uno show di grande fascino e originalità.

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3. Mulholland Drive
Betty, una ragazza con il sogno della recitazione, aiuta la misteriosa Rita a ritrovare la memoria. Definito dal creatore di Twin Peaks “una semplice storia d’amore nella città dei sogni” e bocciato come serie tv per la sceneggiatura intricata, Mulholland Drive è il torbido thriller con Naomi Watts e Laura Harring. Candidato a quattro Golden Globes e nominato nella categoria Best Director agli Academy Awards 2002, Mulholland Drive è il compromesso tra le suggestioni di Velluto blu, le inquietudini di Strade perdute e le follie di Inland Empire.

L’idea del doppelgänger assume le sensuali forme di due donne sospese tra la ricerca del successo e la dura realtà di Hollywood. Una spirale di delusioni e follia in antitesi con il sogno cinematografico che vediamo nella prima parte del film. Struggente, drammatico, onirico e romantico, Mulholland Drive è la sintesi dell’odio/amore di Lynch per l’entertainment hollywoodiano. Un universo di arte, compromesso e perdizione riflesso in uno dei più affascinanti cult del ventunesimo secolo.

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4. The Elephant Man
Tra i più grandi estimatori di David Lynch c’è il padre del cinema demenziale Mel Brooks che, colpito da Eraserhead, gli offre carta bianca per raccontare la storia di Joseph Merrick, il freak noto nella società britannica come l’uomo elefante. Interpretato da un cast stellare composto da Anthony Hopkins, John Hurt e Anne Bancroft, The Elephant Man conquista otto nomination ai Premi Oscar 1981 e consacra Lynch tra i più straordinari autori della settima arte.

Lontano dallo stile onirico di Twin Peaks, The Elephant Man rivela l’oscurità insita nell’animo umano. “Io non sono un animale, sono un essere umano”, urla Joseph Merrick in una delle sequenze più strazianti di The Elephant Man. Un dramma, cristallizzato in un immortale bianco e nero, che affronta la violenza del pregiudizio e la paura del diverso. Se Velluto blu e Mulholland Drive mostrano l’orrore celato dietro al sogno americano, The Elephant Man nasconde dietro l’esteriorità di Merrick la vittima di una società crudele. L’epilogo tragico, accompagnato dalla colonna sonora di John Morris, rende esplicito il tocco onirico di David Lynch. Un maestro unico e riconoscibile anche in opere più convenzionali come il classico The Elephant Man e il sottovalutato Una storia vera.

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5. Strade perdute
Dick Laurent è morto”, un inquietante messaggio introduce una delle pellicole più enigmatiche di David Lynch. Interpretato da Bill Pullman, Patricia Arquette e Balthazar Getty, Strade perdute è un noir caratterizzato dalle atmosfere suggestive di Mulholland Drive e dai puzzle psicologici di Inland Empire. Tre capolavori che compongono la trilogia onirica di David Lynch: un classico della settima arte stratificato secondo logiche più psicologiche che cinematografiche.

Sulle suggestive note della I’m Deranged di David Bowie, Strade perdute ci introietta nella mutevole natura di Fred: violenta e terrificante come l’uomo misterioso e romantica e passionale come l’amplesso sulla Song To The Siren di This Mortai Coil. Il tema del doppelgänger, onnipresente nel cinema lynchiano, viene amplificato attraverso un protagonista caratterizzato da personalità che trascendono la materia.

Tra i ritmi diabolici dei Rammstein e i giochi psicologici di David Lynch, “non esistono coincidenze sfortunate” in questo thriller ad alta tensione. Un cult da vedere perdendosi tra le ossessive strade della mente di uno dei più straordinari geni della settima arte.

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