sabato, Dicembre 4, 2021

Terremoto in Centro Italia: possibili altri sismi

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(Foto: ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)(Foto: ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

La terra nel Centro Italia continua a tremare. Ed è ancora presto per rilassarsi. Sono ormai oltre 48mila le scosse registrate dal 24 agosto 2016 (600 dal 18 gennaio), di magnitudo uguale o superiore a 2.

E anche se non si sono registrati eventi di sequenze sismiche di magnitudo uguale o maggiore di 4.0, come riporta l’ultimo aggiornamento del 21 gennaio scorso, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, non ci dovrebbe sorprendere se si verificasse nelle zone già colpite una scossa di magnitudo pari o maggiore a quelle avvenute. “Non sappiamo quanta possa essere l’energia ancora da liberare, ma è più che legittimo dire che non è da escludere un evento più importante, ma non è possibile dire quando”, riferisce all’Ansa Carlo Doglioni, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).

Sempre secondo gli esperti dell’Ingv, sono stati cinque i terremoti di magnitudo compresa tra 3 e 4, localizzati dalla Rete Sismica Nazionale, prevalentemente nell’area a sud tra le province de L’Aquila e Rieti. In queste zone, infatti, la sequenza continua a essere molto attiva, e più precisamente nelle zone di Montereale, Pizzoli, Capitignano, Campotosto, Cagnano Amiterno e nella provincia di Rieti, ad Amatrice.

Nella zona colpita il 18 gennaio scorso dai quattro terremoti di magnitudo superiore a 5 “si è riscontrata delle sismicità alla fine del 2009 e poi una sorta di lacuna tra questa zona e la parte più meridionale”, continua Doglioni.

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“In questa zona di silenzio sismico era da attendersi che quel volume si sarebbe attivato, con quei 4 eventi. Ora non sappiamo quanta energia resti da liberare”.

L’immagine mostra la sequenza sismica in Italia Centrale dal 24 agosto 2016 al 20 gennaio 2017. Come si osserva, negli ultimi giorni l’attività sismica è concentrata soprattutto nell’area a sud tra le province dell’Aquila e Rieti (Foto: Ingv)

Sempre dal 18 gennaio, invece, sono stati registrati circa 70 terremoti di magnitudo compresa fra 3 e 4, mentre resta a 7 il bilancio dei sismi di magnitudo compresa tra 4 e 5 e a 4 quelli di magnitudo maggiore o uguale a 5. La zona colpita, ha detto ancora il presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, “è potenzialmente instabile perché gli elementi adiacenti si sono mossi di recente”, (ossia nel 2009), “sulla scala dei tempi geologica, sette anni sono un istante”. E anche per Alessandro Amato, sismologo dell’Ingv, “non sorprenderebbe se si verificasse una scossa di intensità pari o superiore a quelle avvenute”.

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